Home Agricoltura 4.0 Grazie ai droni si allarga lo sguardo su ambiente e rinnovabili

Grazie ai droni si allarga lo sguardo su ambiente e rinnovabili

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droni in agricoltura

I droni e le tecnologie di controllo da remoto sono due dei tasselli fondamentali del monitoraggio ambientale dell’ecosistema informativo, in cui si sviluppano di continuo nuove innovazioni. Come quelle di Cnr, Abb e Wesii

Grazie alla loro capacità di sorvolare aree molto estese e restituire analisi precise in tempi brevi, i droni sono considerati l’anello di congiunzione tra le rilevazioni effettuate al suolo e le misure raccolte dai satelliti.

Inoltre, anche quelli più sofisticati sono ormai facili da pilotare e hanno prezzi in continua diminuzione, tutti fattori che li hanno resi i protagonisti di una vera e propria rivoluzione nel settore del monitoraggio ambientale.

Dai rilievi sulla vegetazione all’osservazione degli infestanti, dalle analisi sull’erosione del suolo alle osservazioni atmosferiche, dal supporto alle indagini giudiziarie al controllo degli incendi, sono sempre più numerosi i settori che hanno tratto benefici dall’utilizzo dei velivoli senza pilota.

Uno degli ambiti in cui il contributo dei droni è particolarmente prezioso è quello del monitoraggio ambientale delle aree ostili. In un articolo pubblicato su Remote sensing, Alessandro Fedele, Renato Somma, Claudia Troise e Giuseppe De Natale dell’Ingv, Karen Holmberg della New York University e Fabio Matano del Cnr-Ismar hanno illustrato i risultati dell’utilizzo dei droni sulla fumarola di Pisciarelli, nei Campi Flegrei.

Nella zona è presente un’’estesa fangaia, una depressione in cui si accumulano acqua e materiale argilloso con temperature che sfiorano i 100°C, tali quindi da rendere impossibile l’accesso diretto al sito.

Tra la fine del 2019 e per tutto il 2020 i ricercatori hanno usato un drone che ha effettuato riprese fotografiche della fumarola.

Le immagini sono state poi georeferenziate ed elaborate con un software che ha permesso di ottenere una ricostruzione tridimensionale della superficie dell’area, in modo da descriverne con grande precisione i cambiamenti nel periodo di tempo considerato.

Si tratta di informazioni preziose per prevedere l’evoluzione dell’attività vulcanica in un’area estremamente attiva, in cui si può arrivare a una possibile eruzione.

I ricercatori hanno poi in programma di installare sul drone una telecamera termica a infrarossi, così da poter effettuare analisi su più parametri anche durante le eruzioni.

Un altro dei settori in cui i droni sono impiegati sempre più di frequente è quello del controllo delle infrastrutture.

Abb, multinazionale svizzero-svedese dell’elettrotecnica, ha presentato HoverGuard, un sistema che può essere installato sui veivoli senza pilota per rilevare le perdite di vapore acqueo, CO2 e metano dai gasdotti, le cui condotte spesso si snodano per centinaia di chilometri in aree remote e inospitali.

Il sistema, che si basa su una spettroscopia di assorbimento laser, ha una sensibilità al metano fino a 1.000 volte superiore rispetto agli strumenti standard ed effettua i rilevamenti dieci volte più rapidamente.

L’HoverGuard funziona ad altezze fino a 40 metri e fino a 90 chilometri di velocità e, a parità di tempo di utilizzo, consente di monitorare superfici 15 volte più ampie.

La tecnologia messa a punto da Abb può essere utilizzata anche per monitorare le linee di raccolta e le strutture di stoccaggio e può aiutare scienziati e ricercatori a compilare in modo più preciso i bilanci dei vari gas serra.

Specifico invece per i campi fotovoltaici è il sistema sviluppato da Wesii. La startup di Chiavari, che dal 2016 utilizza i droni e l’intelligenza artificiale per il monitoraggio e la gestione dei grandi impianti fotovoltaici, ha perfezionato una tecnologia che può essere montata sugli aerei e troverà una prima applicazione nell’ambito di una partnership con Sr Investimenti, società che opera nelle rinnovabili.

I veivoli, dei Tecnam P92, sono dotati di fotocamere ad altissima velocità e sensibilità, di termocamere avanzate e di una telecamera multispettrale che opera sulle stesse lunghezze d’onda del satellite DigitalGlobe WorldView-2, in modo da confrontare i dati satellitari con le mappe in alta definizione ottenute attraverso le ispezioni aeree.

In un giorno gli aerei riescono a coprire fino a 2.000 ettari, pari a un campo di 300 MW di potenza, con un abbattimento drastico dei costi, fino alla metà di quelli dei droni, e migliori risultati in termini di manutenzione predittiva.

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