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Vini rosa: perché piacciono non solo alle donne

vini rosa
Foto di René Schindler da Pixabay

Il consumo di vini rosa tra il 2002 e il 2018 ha registrato una crescita prepotente del 40% raggiungendo i 25,6 milioni di ettolitri bevuti… non soltanto dalle donne, però

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: i vini rosa, espressione che preferiamo rispetto ai vini rosati, non sono vini da donne.

Non è infatti un tema di genere, in quanto i vini rosa sono tipologie dalle particolari connotazioni tecniche.

Che poi piacciano anche alle donne, questo è un altro discorso, ma una cosa è certa: negli ultimi tempi il fenomeno si è diffuso e il colore così elegante li ha resi particolarmente interessanti e glamour, suscitando anche la curiosità del grande pubblico.

L’Observatoire Mondial du Rosè nel suo Rapport Annuel 2020 ha registrato una crescita molto forte a livello mondiale nel consumo di vini rosa tra il 2002 (anno di costituzione) e il 2018 (ultimi dati disponibili): il consumo globale di vino rosa ha espresso una crescita del 40% tra il 2002 e il 2018, anno in cui il consumo ha raggiunto i 25,6 milioni di ettolitri.

Questo è il livello più alto mai registrato dall’Observatoire Mondial du Rosé dalla sua creazione. Sul versante produttivo, dopo diversi anni di stabilità e un 2017 storicamente debole, il 2018 è stato caratterizzato da una produzione record di vino rosato: 26,4 milioni di ettolitri.

In termini di valore anche i flussi globali sono molto dinamici, raggiungendo i 2,2 miliardi di euro nel 2018, con un aumento del 10% in un anno (fonte: Observatoire Mondial du Rosè – Rapport Annuel 2020).

I vini rosati provengono principalmente dalla Francia. La Spagna occupa una posizione forte a livello di importazione, mentre l’Italia diminuisce i volumi di rosati esportati, ma assiste a un incremento del prezzo medio.

Le caratteristiche dei vini rosa: ecco perché piacciono

Da dove nasce il colore rosa? Chiariamo subito che non è legale ottenere vini rosa unendo vini rossi a vini bianchi, a eccezione degli spumanti metodo classico, che prevedono uve vinificate in rosato, ma anche vini base che includono sia bianchi che rossi.

La base di partenza sono sempre uve a bacca nera: i responsabili del colore sono i pigmenti colorati che si trovano nelle bucce degli acini. Lasciando le uve in macerazione a contatto con le bucce e con i vinaccioli viene rilasciato il colore.

Riducendo il tempo di contatto otterremo solo la cessione al vino di una piccola quantità di sostanze coloranti. Questa è la vinificazione in rosato, la cui intensità cromatica risponde a tempi diversi di macerazione a contatto con le bucce.

Nella zona del Lago di Garda e della Valtènesi nel bresciano vi sono vini il cui il mosto entra in contatto con le bucce per tempi molto brevi, a volte solo poche ore: avremo quindi colori che ricordano la cipria, i fiori di pesco, la buccia delle cipolle bionde.

Si chiamano vini di una notte quando la durata è limitata a circa 6-12 ore, vini di un giorno quando invece arriva ad avvicinarsi alle 24 ore.

Celebri sono il Chiaretto di Bardolino, ottenuto dal vitigno corvina, e il Garda Bresciano, da uve groppello.

Quando le uve sono invece dotate di pigmenti colorati molto significativi e i tempi di macerazione a contatto con le bucce vengono prolungati, avremo vini dalle tonalità che virano più alla ciliegia (cerasa), al salmone, al corallo, con intensità cromatiche decisamente più marcate.

Una volta terminata la macerazione il mosto viene separato dalle bucce e il processo di vinificazione funziona esattamente come per i vini bianchi.

Esiste un’altra tecnica per ottenere i vini rosati, il cosiddetto salasso, tecnica generalmente usata per la produzione di champagne rosé: una quantità di mosto (intorno al 25% della massa) viene prelevata durante la macerazione di un vino rosso e viene successivamente vinificata in bianco.

Il mosto tuttavia ha già assunto una certa quantità di colore, mantenendolo durante la vinificazione: la parte residua del mosto rosso continuerà il suo processo di macerazione e darà un mosto più concentrato proprio per effetto del prelievo iniziale.

Un’altra tecnica di vinificazione è l’ottenimento di vini rosa dalla pressatura lenta dei grappoli, che rilasciano lentamente un mosto di colore rosa, sottoposto a vinificazione in bianco senza alcuna macerazione.

Nel contatto con le bucce viene trasferito al vino non solo colore ma anche struttura: pensare a questi vini come vini magri o sottili in molti casi è semplicemente un pregiudizio.

Uve che presentano in genere un estratto secco elevato come il negroamaro, il primitivo o l’aglianico danno luogo ad alcuni rosati di buona struttura.

Altro falso mito è il fatto che i vini rosati debbano essere sempre consumati giovani, proprio perché per tipologia non vocati all’evoluzione: se il processo produttivo e l’affinamento consentono di tenere sotto controllo i processi ossidativi, anche il vino rosato può invece riservare grandi soddisfazioni nel tempo.

Uve dotate di un buon corredo polifenolico e di un livello di acidità adeguato possono garantire una certa longevità a questi vini, che nel tempo vanno alla ricerca di complessità ed eleganze maggiori, offrendo anche sensazioni olfattive più evolute, soprattutto sul fronte degli aromi speziati.

I vini rosa hanno un profumo molto particolare, orientato prevalentemente alla florealità: note di rosa, geranio ma anche iris si fondono con sensazioni più fruttate che ricordano i frutti di bosco, in particolare lamponi e ribes, accompagnati da sfumature di ciliegia e a sensazioni agrumate.

Le bollicine rosa piacciono, tanto è vero che recentemente – e non con poche polemiche – il Consorzio Tutela Prosecco Doc ha ottenuto l’approvazione per la produzione del Prosecco Rosé: sempre più spesso i vini rosa sono infatti sottoposti a rifermentazione, con l’ottenimento di vini frizzanti o spumantizzati.

La versatilità negli abbinamenti di questi vini è decisamente vincente: la scelta di un vino rosato spesso risponde al desiderio di ricercare una struttura media, con freschezza, acidità e piacevolezza nella beva, quando un bianco o un rosso non rispondono pienamente a queste caratteristiche.

Il vino rosa spesso viene definito un vino a tutto pasto: ha freschezza e una discreta carica tannica, ma non cede al rischio di generare astringenza, come avviene per alcuni vini rossi.

È perfetto in abbinamento con pesci grassi, carni bianche ma anche con formaggi di media stagionatura, antipasti di pesce e verdure o primi piatti anche territoriali, come il connubio tra il vino rosa pugliese e le orecchiette con acciughe e cime di rapa.

Regione che vai, rosa che trovi: da Nord a Sud il nostro Paese produce vini rosa molto interessanti: celebri e apprezzati i Lagrein Kretzer in Alto Adige, il Cerasuolo d’Abruzzo da uve montepulciano, il Cirò rosato o le Terre di Cosenza in Calabria.

Non resta che provare e degustare, in vista dell’estate i vini rosa saranno una piacevole sorpresa.

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Sara Missaglia Sara Missaglia: giornalista, sommelier, degustatore e relatore per l’Associazione Italiana Sommelier, racconta di vino e enogastronomia per alcune riviste e testate di settore. Esperta di comunicazione è Degustatore della Regione Lombardia | Instagram | Facebook | Twitter | Linkedin
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