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Il glass to glass spiegato da una Pink&Green

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Foto di Miloslav Hamřík da Pixabay

Perché bottiglie e vasetti non vanno abbandonati, ma inseriti nel processo di recupero del vetro? Lo spiega a Pink&Green Gabriella Chiellino, presidente eambiente, che ci apre gli occhi anche su come vanno trattati cristallo, ceramica e pyrex

Quanto vetro ci passa tra le mani ogni giorno senza neppure rendercene conto? Tanto, molto del quale conserva il nostro cibo o una bevanda. E una volta finito il suo compito lo gettiamo.

I più virtuosi lo lavano e, magari, lo riutilizzano (quanti vasetti di vetro si prestano a questo bell’uso). Il resto si spera finisca nel cassonetto del vetro.

Va detto: gli italiani sono virtuosi con il vetro. Nel 2019 la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio in vetro ha registrato un incremento del 6,7%, passando dalle 2.189.000 tonnellate del 2018 alle 2.336.000 tonnellate raccolte nel 2019. L’88,5% circa di quanto raccolto è stato effettivamente riciclato.

La media nazionale attesta che ognuno di noi porta al cassonetto 38,7 kg/ab (un po’ più al Nord: 45,8 kg/ab. Segue il Centro: 36,2 kg/ab e poi arriva il Sud: 30,6 kg/ab).

E dove finisce tutto questo materiale? Nelle industrie adibite al processo di trattamento del vetro in puro stile glass to glass. Da qui, infatti, una volta rilavorato esce pronto per rientrare nel processo industriale vetrario.

Un’ottima pratica ambientale. Il perché lo racconta a Pink&Green Gabriella Chiellino, presidente eambiente, studio di consulenza e ingegneria.

La Chiellino conosce bene il processo perché ha avuto modo di collaborare con Julia Vitrum, Centro Raccolta Vetro friulano (sono 19 i centri di trattamento in tutta Italia).

Quindi facciamo chiarezza: un Centro Raccolta Vetro raccoglie il vetro rifiuto e lo processa per prepararlo a rientrare nel processo industriale vetrario.

La vetreria, invece, produce l’imballo di vetro – bottiglia o altro, quello che si definisce Vetro Pronto Forno – ricevendo il materiale dal centro raccolta vetro e utilizzandolo nei propri forni per fonderlo e rifare la bottiglia o il vetro piano (si aggiungono materie prime vetrificanti come la sabbia silicea, carbonato di sodio e di calcio, coloranti).

Attualmente, i forni che producono vetro colorato, per realizzare bottiglie per vino, birra e olio, trasformano in nuovi imballaggi una miscela di materie pri­me composta, per oltre il 90%, da rottame pronto al forno.

Dopo aver ascoltato la Chiellino, non lasceremo una bottiglia di vetro in giro. Va detto però che c’è ancora da lavorare per spiegare che cristallo, ceramica e soprattutto pyrex vanno differenziati: ovvero non buttati nel cassonetto del vetro.

Il cristallo è in effetti una tipologia di vetro, ma essendo realizzata con l’aggiunta fino al 35% in peso di piombo (minimo 24%) non può seguire la stessa catena di riuso. Va quindi conferito con i cosiddetti rifiuti indifferenziati (o secco).

La ceramica è un materiale inorganico composta da argille, feld­spati (di sodio, di potassio o entrambi), sabbia silicea, ossidi di ferro, allumina e quarzo.

La ceramica rientra a pieno titolo nella categoria dei cosiddetti falsi amici del vetro sopattutto per via della sua temperatura di fusione, ma anche per le decorazioni e verniciature che, molto spesso, abbelliscono i manufatti realizzati con questo materiale ma contengono anche piombo.

La ceramica fonde, infatti, a una temperatura più elevata di quella del vetro da imballaggio. Pertanto, quando la miscela vetrificabile è ormai fusa e pronta a diventare un nuovo contenitore, laddove sia presente, la ceramica non fondendo rimane inclusa come pericoloso difetto nella massa del vetro (una sorta di sassetto) rendendolo fragile e costringe quindi la vetreria a scartare, rigettandolo, il nuovo prodotto.

Ricordiamocelo, quando rompiamo un piatto, una tazza o qualsiasi altra cosa di ceramica: non va nel cassonetto del vetro. Ma nell’indiffernziato.

Il pyrex è di fatto un vetro borosilicato, usato in cucina per la sua notevole capacità di resistenza agli sbalzi termici (sia caldo che freddo) e agli agenti chimici.

La sua produzione si ottiene sostituendo, nel reticolo vetroso della silice, i comuni ossidi alcalini con l’ossido di boro.

Come la ceramica, anche il pyrex (o la vetroceramica), deve la sua qualifica di falso amico del vetro a causa della sua più alta temperatura di fusione. Quindi, anche in questo caso: non buttiamolo nel cassonetto del vetro, ma nell’indifferenziato.

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