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Quando la tecnologia sprona le aziende alla sostenibilità ambientale

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Foto di Isabel Estabrook da Pixabay

Le aziende Ict sono sempre più in prima linea per promuovere buone pratiche ambientali, per ridurre le loro emissioni e per spronare i loro clienti a diventare più sostenibili: un dovere ma soprattutto la constatazione che la tecnologia può dare la spinta decisiva alla neutralità climatica

Ci si sta preoccupando da mesi su come uscire dall’emergenza sanitaria e su come limitare i danni che questa situazione sta causando all’economia mondiale. Non ci si preoccupa, invece, della crisi climatica.

I problemi ambientali e climatici, benché se ne parli poco, non sono scomparsi ma continuano a modificare il clima e il Pianeta, rimanendo latenti fino alla potenziale prossima catastrofe ambientale.

Non è nemmeno escluso che la crisi climatica sia alla base delle epidemie che negli ultimi decenni, a ondate, ci hanno colpiti con effetti più o meno devastanti. Se un sistema è fragile – come lo è il nostro in questo momento – ecco allora che le pandemie fanno più danni.

Per questo motivo l’occasione del Recovery Fund, declinato nel nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), è fondamentale e punta, soprattutto, sull’innovazione tecnologica e digitale. Perché la transizione digitale è legata a doppio filo alla sostenibilità ambientale.

Non si può più prescindere da uno sviluppo tecnologico che abbia alla base il rispetto dell’ambiente e che esso stesso abiliti le aziende a inquinare meno.

La sostenibilità ambientale dell’Ict – scrive Giovanna Sissa, ricercatrice sulla sostenibilità per l’Università degli Studi di Genova – Ditendeve essere un requisito della transizione digitale, non ne è una mera conseguenza. Sta infatti a chi sviluppa le soluzioni Ict far pendere il piatto della bilancia dal lato dell’ambiente o dall’altro“.

Sono infatti le applicazioni, i servizi, le innovazioni che vengono sviluppate a determinare se le emissioni inqunanti hanno un saldo positivo o negativo. Per farle diminuire, è necessario che “le applicazioni siano state progettate considerando la sostenibilità ambientale un requisito” conclude la ricercatrice.

Vediamo allora alcune iniziative che proprio le aziende tecnologiche stanno promuovendo a favore di questa sostenibilità ambientale.

VMware e l’iniziativa Zero Carbon Committed per una decarbonizzazione globale

Favorire la transizione verso soluzioni cloud zero-carbon e aiutare i clienti a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e decarbonizzazione: è questo l’obiettivo dell’iniziativa di VMware con i partner cloud VMware Zero Carbon Committed.

Per aderire alla campagna per l’ambiente il partner VMware dovrà gestire un data center efficiente dal punto di vista dell’infrastruttura, dell’energia e delle emissioni di carbonio basati sulle tecnologie Software-Defined Data Center (Sddc) VMware e impegnarsi ad alimentare questi data center con fonti di energia rinnovabili entro il 2030.

Al momento hanno aderito i partner europei Atea e OVHcloud e i partner globali Equinix, Ibm, Microsoft e OVHcloud Us.

Dal canto suo, VMware, con la sua Agenda 2030, ha raggiunto la carbon neutrality ed è impegnata a raggiungere zero emissioni nette di carbonio per le sue operation e la supply chain entro il 2030.

Green & Blue Marathon: la maratona di idee Cisco per la sostenibilità

Usare il digitale a sostegno della sostenibilità, raccogliendo idee e realizzando progetti che sfruttino la tecnologia per favorire il cambiamento verso l’ambiente.

Nasce da questi presupposti Green & Blue Marathon, una maratona di idee per la sostenibilità che Cisco Italia e Officine Italia hanno organizzato in collaborazione con Codemotion.

L’iniziativa è partita l’11 maggio e fino al 25 giugno, in forma di hackathon coinvolgerà studenti, startupper, innovatori invitandoli a scatenare la loro creatività proponendo progetti e idee in tema di Smart Mobility, Smart Building, Smart Citizen e Smart Utilities.

Cisco vuole creare un ecosistema concreto e inclusivo coinvolgendo cittadini, aziende e istituzioni nella realizzazione di iniziative in cui il digitale sia lo strumento che abilita la transizione ecologica e la circolarità.

Way To Zero, la strada verso la sostenibilità di Gruppo Volkswagen

Decarbonizzare l’azienda e i suoi prodotti: questo il forte annuncio di Gruppo Volkswagen alla convention tenutasi in forma virtuale a fine aprile. L’azienda vuole produrre e operare a impatto neutro di carbonio entro il 2050, al più tardi.

Nel frattempo, l’obiettivo intermedio è la riduzione media in Europa del 40% delle emissioni di CO2 per le sue auto entro il 2030: secondo questi obiettivi in media un modello Volkswagen emetterà circa 17 tonnellate in meno di anidride carbonica.

Prosegue quindi l’impegno del Gruppo verso la transizione alla mobilità elettrica, a una produzione (inclusa la catena di fornitura) e un funzionamento delle auto elettriche che devono essere resi neutri dal punto di vista del bilancio climatico.

Per finire Gruppo Volkswagen ha l’obiettivo di rendere sistematico il riciclo delle batterie ad alta tensione dei veicoli elettrici dismessi. Ecco in dettaglio gli obiettivi di sostenibilità annunciati:

  • in Europa, ridurre le emissioni medie di CO2 per auto di 17 tonnellate entro il 2030, -40% rispetto al 2018
  • 14 miliardi di euro di investimenti nella decarbonizzazione entro il 2025
  • elettricità verde per la fase di utilizzo: la Volkswagen è il primo costruttore a supportare l’espansione estensiva di impianti eolici e solari in Europa
  • produzione sostenibile: l’approvvigionamento elettrico delle fabbriche in Europa, America Settentrionale e Meridionale passerà alle rinnovabili entro il 2030

Canon abbatte l’impatto dell’e-waste con la dematerializzazione

La dematerializzazione rappresenta una soluzione concreta al problema dei rifiuti elettronici e una pratica che le aziende devono adottare con urgenza se vogliono ridurre il loro impatto ambientale e raccogliere anche dei benefici economici.

Canon, con la sua strategia di noleggio delle grandi stampanti per ufficio – che vengono ritirate al termine del noleggio per poi essere rigenerate o ricondizionate – è riuscita a ridurre l’uso di materie prime fino all’80%, abbattendo le emissioni di CO2 prodotte dall’approvvigionamento, la lavorazione e il trasporto di queste materie.

Il programma ha permesso un risparmio di oltre 38 milioni di kg di materiale, riciclando e rigenerando i prodotti già presenti nell’ecosistema.

Questo modello di produzione circolare ha avuto anche ricadute economiche positive, consentendo all’azienda di utilizzare parti già esistenti, anziché acquistarne di nuove.

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