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Il Made in Italy prende la tonalità Green

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Foto di congerdesign da Pixabay

La certificazione Made Green in Italy nasce per promuovere e stimolare il miglioramento delle prestazioni ambientali e la riduzione degli impatti sensibilizzando i modelli sostenibili di produzione e di consumo

Made Green in Italy è lo schema nazionale volontario, promosso dal Ministero dell’Ambiente, per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti.

Istituita grazie all’emanazione di una legge dedicata (la 221/2015), collegata alla legge di stabilità del 2014 e in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo, la certificazione Made Green in Italy si inserisce nel panorama delle iniziative volte a promuovere modelli sostenibili di produzione e di consumo, nel rispetto dei principi espressi dall’obiettivo 12 dello Sviluppo Sostenibile.

E, come la maggior parte degli schemi di certificazioni presenti sul mercato – pensiamo, a titolo di esempio, a tutto il mondo Iso – vuole promuovere e stimolare il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali di prodotto e la riduzione degli impatti ambientali generati durante il ciclo vita del prodotto stesso.

Accanto alle scelte di progettazione di beni green, i principi alla base della certificazione insistono anche sull’importanza degli aspetti comunicativi, in modo da creare consapevolezza e orientare le scelte verso un consumo sostenibile; una forte leva è rappresentata dalla trasparenza e dalla possibilità di comparare le prestazioni ambientali dei prodotti.

I prodotti (beni, servizi, prodotti intermedi o semilavorati) che possono aderire allo schema di certificazione devono presentare prestazioni ambientali pari o superiori a un benchmark di riferimento per il prodotto in questione.

La valutazione viene effettuata applicando la metodologia Product Environmental Footprint (Pef) che tiene in considerazione, per il calcolo delle prestazioni ambientali, l’intero ciclo vita del prodotto.

Il Pef è basato sul Life Cycle Assessment (Lca) e quindi, oltre alla valutazione del ciclo di produzione, richiede anche l’assessment delle fasi di approvvigionamento delle materie prime e della gestione del fine vita del prodotto.

Il regolamento prevede che i prodotti siano classificati all’interno di tre classi di prestazione ben definite:

  • Classe A: prodotti eccellenti, con una prestazione migliore rispetto al benchmark di riferimento. Questi prodotti possono ottenere il logo Made Green in Italy
  • Classe B: prodotti con prestazioni uguali al benchmark. Questi prodotti possono ottenere l’uso del logo, ma devono predisporre e documentare un piano di miglioramento
  • Classe C: prodotti con prestazioni peggiori rispetto al benchmark. Tali prodotti non possono ottenere l’uso del logo

L’adesione allo schema di certificazione è però limitata ai prodotti per i quali esiste una Regola di Categoria di Prodotto (Rcp); all’interno delle Rcp sono riportate le indicazioni metodologiche, rilasciate dal Ministero dell’Ambiente, in merito ai requisiti e alle regole per eseguire le analisi Pef per la categoria di prodotto per la quale si richiede la certificazione.

E ora abbiamo anche il primo caso di certificazione, rilasciata da Csqa, primo organismo accreditato in Italia a questo scopo: si tratta di Pg Plast, azienda di produzione di borse e sporte in polietilene del torinese.

La Pg Plast, nel dichiarare il suo impegno nei confronti dell’ambiente, ha optato per scelte produttive orientate alle tre R (Reduce, reuse, recycle) care all’economia circolare, riuscendo così a ottenere la certificazione per cinque tipologie di borse multiuso in polietilene.

L’azienda, infatti, pur operando in un settore difficilmente amico dell’ambiente, non è nuova nella progettazione e nella realizzazione di prodotti riutilizzabili: essa, infatti, impiega spesso materiali recuperati da scarti e dalla rigenerazione di materie e prodotti altrimenti destinati allo smaltimento.

Nelle parole di Simona Porchietto, amministratore delegato di Pg Plast, “la ricerca continua di prodotti connotati da una sempre maggiore sostenibilità ambientale diventa il vero investimento per il proprio futuro“.

Il progetto ha visto il coinvolgimento di Csqa come ente certificatore, Spinlife, spin-off dell’Università di Padova, per le attività di consulenza e di accompagnamento alla certificazione e Polieco, il consorzio per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene, per la formalizzazione della Rcp.

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l’area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell’etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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