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L’Oikonomia di Christian Felber

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christina felber

La sfida è come misurare, con numeri e indicatori facilmente comprensibili, il valore generato dal raggiungimento del bene comune: è questo l’obiettivo di Felber e della Fondazione del Bene Comune che a lui si rifà

Si rifà ad Aritostele e Adam Smith Christian Felber quando inizia a parlare del “nostro dovere etico di tornare a un equilibrio economico e sociale“.

Il fondatore del Movimento del Bene Comune, in Italia con la Fondazione del bene Comune, sottolinea come non sia mai mancata la riflessione in tema di oikonomia (così la chiamava già Aristotele sottolineando la centralità dell’amministrazione di casa, in cui il denaro era inteso come un mezzo per vivere bene e non come un fine in sé; in questa accezione classica).

Oikonomia contrapposto alla crematistica, ovvero all’arte di produrre beni e ricchezza.

Secoli più tardi, il filosofo ed economista Adam Smith avrebbe ripreso e approfondito la questione, arrivando a esplicitare come l’economia sia finalizzata al bene comune.

Ma ora la domanda è come misurare, con numeri e indicatori facilmente comprensibili, il valore generato dal raggiungimento del bene comune?

Indicatori come il Pil e reddito pro-capite – fa notare l’economista austriaco – non sono più infatti in grado di dare informazioni in relazione alla qualità della vita, alla felicità personale e al bene comune intorno a noi“.

Con queste parole Christian Felber ha tenuto un discorso pieno di ispirazione lo scorso 13 maggio all’interno di un webinar organizzato dalla Federazione del Bene Comune.

Oggi noi stiamo vivendo in un momento storico caratterizzato da forti squilibri e da impatti significativi sul clima, sul rispetto nei confronti dell’ambiente e sul mantenimento della biodiversità; sappiamo bene però quanto sia importante avere ecosistemi stabili, sani ed equilibrati, una distribuzione di beni, servizi e reddito che sia equa e giusta, un approccio corretto e onesto alle transazioni economiche e finanziarie.

E sappiamo che gli indicatori attualmente in uso non permettono di dare contezza di questi obiettivi; essi non consentono di misurare, per esempio, il consumo di risorse pro-capite, in una logica di impronta ecologica, rapportandolo ai diritti ecologici di base a cui ogni essere umano ha accesso“.

Il concetto di bene comune, oltre ad avere radici antiche, è colonna portante delle costituzioni dei paesi civili: la dignità umana, la solidarietà tra persone e organizzazioni, il senso di giustizia, la sostenibilità ecologica, la trasparenza e la condivisione delle decisioni sono valori innati e trasversali, e toccano gli individui e le loro famiglie, le organizzazioni economiche e non, gli enti pubblici.

Non si tratta di opporsi al capitalismo o di abbracciare teorie socialiste; l’economia del bene comune – ha chiaramente spiegato Felber nel suo intervento – è un’alternativa a queste due visioni.

Si tratta quindi di trovare un equilibrio differente tra diverse polarità, di identificare le modalità in cui lo scambio di mercato possa, al tempo stesso, mantenere il rispetto dei diritti umani, della stabilità climatica, della coesione sociale e della democrazia; in questa logica, una crescita degli scambi di mercato (e della ricchezza da essi generata) sarebbe auspicabile solo nella misura in cui questi valori fondamentali siano preservati e non, invece, compromessi“.

Oggi la Sostenibilità è al centro dei nostri discorsi, grazie anche alla presenza del legislatore che richiede, in particolar modo dalle imprese, uno sforzo in termini di definizione e raggiungimento di obiettivi, di organizzazione di un piano di azione dedicato e di un sistema di rendicontazione e di comunicazione nei confronti degli stakeholder.

Il bene comune, come l’economia solidale e quella circolare – è sempre il pensiero di Felber – nasce in modo volontario, da un’adesione spontanea nei confronti dei principi e dei valori espressi“.

Diversi sono ormai gli esempi di realtà che si dimostrano impegnate nel raggiungimento del bene comune e che lo dimostrano attivamente attraverso la redazione del bilancio: aziende di tipo tradizionale e innovative, istituzioni finanziarie, dipartimenti universitari, amministrazioni pubbliche.

Il cambiamento viene da noi; e, come ha detto Felber in un suo libro, “si può fare!“.

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l’area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell’etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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