Rimozione dell’amianto: glove bag e tecniche all’avanguardia

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L’amianto fa parte di un gruppo di minerali caratterizzati da una consistenza fibrosa. I legami deboli che tengono insieme la struttura delle sue molecole si trovano in netto contrasto con il significato del nome tecnico dell’amianto, asbesto, concetto che nella lingua greca esprime indistruttibilità.

Proprio per questa ragione, alla fine dell’Ottocento, l’amianto ha iniziato a essere ampiamente sfruttato nel contesto industriale, soprattutto nel settore edilizio, che ha visto nascere la sua tipologia più conosciuta e letale: l’Eternit, un fibrocemento impiegato come materiale di copertura e coibentazione.

La volatilità delle fibre d’amianto lo rendono rischioso per la salute dell’uomo, in quanto la loro frantumazione e dispersione nell’aria le rende inalabili con facilità, provocando diverse patologie connesse alle vie respiratorie ai polmoni, quali tumori o disturbi cronici.

Purtroppo non ci si è resi conto nell’immediato della sua pericolosità, ma ora che i rischi sono sotto gli occhi di tutti, ci si è mossi per attuare diverse tecniche di rimozione amianto, svolte sempre rispettando le normative vigenti in materia da addetti esperti del settore, tutelandoli con specifici dispositivi durante le operazioni.

Modalità di rimozione

La prima legge che si occupa di mettere al bando l’utilizzo dell’amianto è la n.257/92, la quale prevede il divieto di estrazione e lavorazione del materiale in ogni sua forma.

Da quel momento comincia una vera e propria bonifica amianto nei siti pubblici e privati, in particolare scuole, ospedali e uffici pubblici.

La volontà di bandire per sempre l’amianto da questi luoghi sottolinea la presa di coscienza dei rischi a esso correlati, in particolare per i lavoratori che entrano a contatto con le fibre.

Per definire al meglio le procedure operative e la relativa valutazione dei rischi viene emanato un decreto ministeriale nel 1994.

Tra i metodi individuati per attuare la bonifica dall’amianto ci sono la rimozione, l’incapsulamento e il confinamento; mentre i materiali vengono classificati in tre tipologie a seconda della possibilità che possono avere di essere danneggiati, in relazione alla posizione in cui si trovano, a quanto sono esposti agli agenti atmosferici, al livello di deterioramento.

Successivamente verranno approvate delle norme per ampliare gli interventi di bonifica volti a rendere innocuo l’amianto, congiuntamente a quelli già presenti nella legge n.257/92.

Il D.Lgs n.81/2008 va a disciplinare in materia organica tutta la normativa sull’amianto, individuando nel datore di lavoro il soggetto atto ad accertare la presenza di manufatti contenenti amianto prima di iniziare eventuali lavori edilizi, valutando i rischi a essi connessi.

La ditta incaricata della rimozione dovrà redigere un piano di lavoro in cui indicare le procedure, le attrezzature e il personale che dovrà svolgere l’intervento, da consegnare all’organo di vigilanza competente almeno 30 giorni prima dell’inizio delle operazioni.

Qualunque impresa abilitata alla bonifica dei beni contenenti amianto ha l’obbligo di iscriversi all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, indipendentemente dal metodo che si intende impiegare per debellarlo.

L’equipaggiamento degli operai

Come previsto dal D. Lgs. 81/2008, i dispositivi di protezione individuale (Dpi) hanno lo scopo di prevenire i rischi sul lavoro, a seconda delle condizioni presenti sul luogo, tenendo conto delle esigenze ergonomiche e di salute dei lavoratori e devono poter essere compatibili con altri DPI, così da usarli in contemporanea.

Entrando nello specifico, nel caso di bonifiche di amianto gli operatori devono indossare una tuta intera, preferibilmente in tessuto liscio così da non trattenere le fibre, completa di cappuccio e chiudibile ai polsi e alle caviglie.

Al di sotto di essa, i lavoratori dovranno indossare l’intimo ridotto all’indispensabile, possibilmente monouso. Le mani andranno protette indossando guanti impermeabili a manichetta lunga, in grado di resistere alle sollecitazioni meccaniche.

È preferibile utilizzare sottoguanti in cotone per una maggiore protezione. Da ultimo, ma non meno importanti, ci sono gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie, in quanto rimuovendo l’amianto si incorre nel pericolo di inalare polveri e fibre che possono risultare letali anche con il passare del tempo.

In particolare, le maschere per amianto devono avere le seguenti caratteristiche: filtro antipolvere tipo P3 (penetrazione inferiore allo 0,05%) e fattore di protezione non inferiore a 400.

Glove bag: una tecnica all’avanguardia

Tra le tecniche di rimozione amianto più innovative c’è la glove bag, impiegata soprattutto per realizzare un confinamento statico in forma ridotta, consentendo l’intervento su brevi tratti di superficie.

Si tratta di una cella di polietilene munita di guanti interni, attraverso i quali è possibile effettuare la rimozione dell’amianto, previo l’isolamento della stanza in cui la tecnica viene utilizzata.

Una volta preparati tutti gli attrezzi funzionali all’operazione, si posa la glove bag sul segmento interessato, all’interno della quale verranno inseriti l’aspiratore e il beccuccio della pompa incapsulante.

Dopo la nastratura dei fori in cui tali strumenti sono immessi, si accende l’aspiratore e si inizia l’incapsulamento del manufatto in amianto, rimuovendo il materiale cercando di non farlo cadere in maniera brusca nella sacca, per evitare che le fibre si disperdano.

Si procede poi con la messa in sicurezza delle teste di taglio della coibentazione rimossa, per poi posizionare le strumentazioni utilizzate in un guanto della glove bag, che verrà nastrato, tagliato e riposto in un sacco etichettato, così da destinarlo alle discariche autorizzate.

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