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Biocombustibili dalle radici delle piante

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Nuovi biocombustibili nei laboratori Enea di Matera, si sta estraendo zucchero che potrebbe far muovere le nostre macchine. Il procedimento brevettato potrebbe far parlare di sé

Estrarre zuccheri monomerici dalle radici delle piante con processi low cost per dare energia all’uomo, energia in tutti i sensi: dal cibo ai motori.  L’industria alimentare, ma anche per quella farmaceutica ed energetica (biocombustibili) potrebbero, infatti adottare a breve un nuovo carburate verde estratto dalla radici delle piante.

E fino all’ultimo chicco di zucchero.

Una metodologia recentemente brevettata dai ricercatori Enea del Laboratorio di Tecnologie e processi per le bioraffinerie e la chimica verde presso il Centro Ricerche Trisaia, in provincia di Matera che riescono così a produrre glucosio e fruttosio molto facilmente.

Il procedimento lo spiega Egidio Viola: “La nostra invenzione prevede una scatola nella quale sono disposti un tubo che contiene la radice e un tubo che contiene un catalizzatore. Quando l’acqua, in precedenza riscaldata, entra nel primo tubo, estrae gli oligomeri dalla pianta e li trascina nel secondo tubo, dove il catalizzatore li converte in zuccheri semplici come glucosio e fruttosio; dal secondo tubo fuoriesce così una soluzione acquosa contenente gli zuccheri monomerici disciolti”

Una delle particolarità tecniche dell’invenzione è la presenza all’interno della scatola di ultrasuoni attivi che migliorano sia l’efficienza di estrazione sia la conversione dei carboidrati da oligomeri a zuccheri semplici.

“Il sistema può lavorare ciclicamente, eseguendo ripetute estrazioni e concentrando la soluzione di zuccheri fino a esaurimento della pianta”, prosegue Viola che assieme ai colleghi Vito Valerio, Federico Liuzzi, Isabella De Bari e Giacobbe Braccio ha depositato il brevetto dopo che è stata raggiunta la maturità tecnologica 4.

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