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Inazione climatica: la società civile fa causa allo Stato

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Lo Stato italiano non fa abbastanza per contrastare la crisi climatica e così, dopo l’esempio della Germania, anche la società civile italiana intenta la prima causa giudiziaria per inazione climatica

L’iniziativa giudiziaria contro l’inazione climatica dello Stato è stata promossa dall’Associazione A Sud, da anni attiva nel campo della giustizia ambientale e nella difesa dei diritti umani che l’emergenza climatica rischia di compromettere.

L’azione civile – che coinvolge 203 ricorrenti (24 associazioni, 17 minori, rappresentati in giudizio dai genitori, e 162 adulti) – è stata avviata di fronte al Tribunale Civile di Roma nei confronti dello Stato, rappresentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Evocativo e importante il nome scelto per la promozione mediatica della causa – Giudizio Universale – per sottolineare, ancora una volta, la drammaticità della crisi climatica e, per questo motivo, l’urgenza con cui si devono mettere in campo azioni concrete di contrasto.

I 203 ricorrenti sono stati assistiti da un team legale composto da avvocati e docenti universitari, fondatori della rete di giuristi Legalità per il clima. A patrocinare la causa Luca Saltalamacchia, avvocato esperto di tutela dei diritti umani e ambientali e Raffaele Cesari, avvocato esperto di diritto civile dell’ambiente, insieme a Michele Carducci, professore dell’Università del Salento, esperto di diritto climatico.

Gli obiettivi della causa per inadempienza climatica dello Stato

Obiettivo principale dell’iniziativa è quello di chiedere al Tribunale Civile di Roma di dichiarare che lo Stato italiano è responsabile di inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica e che l’impegno messo in campo è insufficiente a centrare gli obiettivi di contenimento della temperatura definiti dall’Accordo di Parigi.

Tra le argomentazioni della causa legale spicca la relazione tra diritti umani e cambiamenti climatici e la necessità di riconoscere un diritto umano al clima stabile e sicuro.

In particolare, le richieste specifiche avanzate dai ricorrenti sono le seguenti:

  • dichiarare che lo Stato italiano è responsabile di inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica
  • condannare lo Stato a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 92% entro il 2030 rispetto ai livello 1990, applicando il principio di equità e il principio di responsabilità comuni ma differenziate (Fair Share), ossia tenendo conto delle responsabilità storiche dell’Italia nelle emissioni di gas serra e delle sue attuali capacità tecnologiche e finanziarie attuali

Potete consultare l’atto di citazione completo facendo clic qui.

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