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Si fa presto a chiamarlo vino Sostenibile…

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sostenibilità del vino - degustazzione olfattiva vino
Foto di Helena Lopes da Pexels

Non è semplice orientarsi tra le diverse definizioni legate alla sostenibilità del vino: in questo articolo abbiamo cercato di fare un po’ di chiarezza tra le varie denominazioni

Green, biologico, biodinamico, naturale, vegano: tanti sono i modi per definire la sostenibilità del vino, senza chimica e che punta al risparmio energetico, con un ricorso intelligente all’uso delle risorse naturali e con una riduzione dell’impronta carbonica.

Così come tante sono le certificazioni di cui dispone il settore. Vediamole insieme.

Il vino biologico risponde ai criteri stabiliti dal Regolamento Europeo 203/2012, con il quale si è normato l’intero processo di vinificazione e di trasformazione delle uve come biologico: nessun ricorso alla chimica nel vigneto, senza ogm o antiparassitari di sintesi.

Per rendere fertile il suolo viene fatto uso solo di concimi organici e per la difesa dagli attacchi parassitari si interviene preventivamente puntando al rafforzamento della vite e impiegando solo trattamenti di origine naturale come rame, zolfo, estratti di piante, o introducendo nell’ecosistema organismi viventi antagonisti dei parassiti stessi.

Anche in cantina i processi di vinificazione evitano l’addizione di sostanze chimiche utilizzate per la correzione del vino. Il Regolamento del 2012 ha inoltre fissato i limiti di solforosa totale ammessa per i vini biologici rossi fino a un massimo di 100 mg/litro, mentre per i bianchi secchi un massimo di 150 mg/litro.

L’azienda vitivinicola produttrice deve essere munita comunque di una certificazione di conformità da parte di un ente certificatore.

Il vino biologico viene certificato da organismi che controllano e garantiscono l’adesione ai protocolli per l’intera filiera produttiva, autorizzati espressamente in Italia dal Mipaaf.

Secondo alcune stime di Federbio, l’Italia è tra i maggiori produttori di vino biologico in Europa con un’incidenza del 15,8% di vigneto biologico sulla superficie vitata totale.

Il Sinab (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) per il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha elaborato i dati 2020 nazionali sul biologico.

La superficie vitata biologica (ultimo censimento 2018) è pari a 109.424 ettari (il 17% della superficie totale vitata) con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente. Secondo dati Ismea, In Italia si trovano un terzo dei vigneti biologici europei: le coltivazioni sono localizzate nel Centro (27%), Sud (26%), nel Nord (26%) e Isole (31%, di cui 29% in Sicilia).

Per vino biodinamico si intende invece un sistema gestionale ispirato alla visione, ai principi e alle ricerche del filosofo austriaco Rudolf Steiner nel secolo scorso: dal punto di vista normativo non esiste infatti la definizione di vino biodinamico.

Rudolf Steiner negli anni Venti mise a punto la corrente di pensiero dell’antroposofia, con applicazioni in campi diversi, dalla medicina all’arte, dalla scienza all’agricoltura: pensiero dominante è che la fertilità della terra viene mantenuta attraverso la stimolazione delle materie nutritive già presenti, rafforzando la pianta senza fare ricorso a sostanze chimiche.

Inoltre, l’elevata qualità del vino prodotto è una caratteristica imprescindibile.

Demeter e Renaissance d’Appellation sono associazioni private costituite da produttori biodinamici che si propongono di verificare e approvare i vini prodotti apponendo il loro marchio come sostanziale certificazione.

I principi sono affini a quelli della viticoltura biologica, ma in alcuni casi i limiti fissati risultano ancora più severi. Il vino biodinamico prescrive infatti la limitazione nell’uso dei solfiti a 70 mg/litro per i vini rossi, e a 90 mg/litro per i vini bianchi.

Esiste inoltre un legame molto stretto tra la viticoltura biodinamica e il ruolo svolto dalla forza dell’energia solare, dalle fasi lunari e dallo zodiaco, in grado di impattare sull’andamento della vendemmia e sugli stessi esseri viventi.

Influenze cosmiche si intrecciano alle leggi della natura, nel tentativo di mantenere inalterato l’equilibrio dell’ambiente.

Secondo una recente indagine, in Italia ci sono 8.439 ettari di vigne biodinamiche con 4.500 aziende vinicole, ma solo 419 sono certificate. Dietro a questo dato potrebbero esserci i costi della certificazione.

Al momento anche la definizione di vino naturale è priva di un corredo normativo e legislativo e non è semplice dare una definizione chiara di che cosa si intenda con questa definizione: si tratta spesso di prodotti di piccole cantine, che adottano in genere le pratiche proprie dell’agricoltura biologica o biodinamica, senza tuttavia ricorrere a certificazioni e a regolamenti protocollati.

E infine il vino vegano, definizione applicabile a tutti quei vini che, dopo un processo di verifica, possono dichiararsi del tutto privi, in ogni fase della produzione, del ricorso a qualsiasi sostanza o attrezzatura di origine animale, dalla vigna al packaging.

In ogni caso, al di là delle definizioni e delle certificazioni, riteniamo molto utile che negli ultimi tempi si sia affinata l’attenzione e gli sforzi dei viticoltori per un nuovo modello agricolo, che possa rispettare l’ambiente e la comunità che in esso vive, consapevoli che ciò che abbiamo ci è stato dato, sostanzialmente, in prestito.

» Leggi tutti gli articoli di Enocultura sostenibile (#greeninvigna)

Sara Missaglia Sara Missaglia: giornalista, sommelier, degustatore e relatore per l’Associazione Italiana Sommelier, racconta di vino e enogastronomia per alcune riviste e testate di settore. Esperta di comunicazione è Degustatore della Regione Lombardia | Instagram | Facebook | Twitter | Linkedin
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