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Emissioni e inquinamento: l’importanza delle cifre certe

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inventari e misurazioni gas serra
Foto di Daniel Diaz da Pixabay

Secondo un vecchio adagio, “se non lo puoi misurare, non lo puoi migliorare”. Nel settore degli inventari delle emissioni di gas serra non mancano le misurazioni, ma negli anni la comunità scientifica e quella dei soggetti che elaborano le stime delle emissioni hanno adottato metodiche e terminologie non sempre coerenti. Uno studio prova a ridurre questi margini di incertezza, che hanno creato difformità significative e a fornire indicazioni con cui migliorare la qualità degli inventari

A parte qualche sparuto manipolo di irriducibili, ormai praticamente nessuno mette in dubbio il fatto che le emissioni di gas serra, provocate dalle attività umane, stiano provocando un riscaldamento globale che innesca cambiamenti climatici sempre più marcati.

Da decenni la comunità scientifica ha raggiunto un consenso solido su questi argomenti, con il passare del tempo si riducono i margini di incertezza e si approfondiscono ambiti di ricerca sempre più specifici.

La questione dei cambiamenti climatici è oggi più una questione di geopolitica in cui, in uno scenario che coinvolge innovazioni tecnologiche, modelli di business, istituzioni di governo e dinamiche sociali, si intrecciano scale temporali e spaziali differenti, storie locali e globali, obiettivi, ambizioni, slanci in avanti e resistenze.

Uno dei fili che tiene insieme questa pluralità di istanze sono gli inventari dei gas serra, che quantificano le emissioni e gli assorbimenti di un dato paese, suddividendole per settori, come l’energia, i processi industriali e gli usi dei prodotti, agricoltura, Lulucf (acronimo che sta per Land-use, land-use change and forestry, uso del suolo, cambiamento dell’uso del suolo e silvicoltura) e rifiuti.

I soggetti che compilano gli inventari devono tenere conto delle linee guida specifiche per il reporting indicate dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e dall’Accordo di Parigi, utilizzando le metodologie definite nelle linee guida del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc).

Il problema è che la comunità scientifica e quella degli inventari hanno approcciato alla questione da prospettive diverse e, a volte, i risultati non sono esattamente confrontabili.

Con conseguenze significative, considerato che gli inventari servono alla comunità scientifica per sviluppare i modelli di simulazione, che i decisori politici li usano per definire le strategie per la riduzione delle emissioni e monitorarne i progressi e che le imprese e l’opinione pubblica li impiegano per comprendere origini e trend delle emissioni.

Inventari e misurazioni dei gas serra: ridurre le incertezze

Il problema è particolarmente significativo per le stime delle emissioni del Lulucf. I suoli e le aree umide possono infatti essere contemporaneamente fonti di emissioni e pozzi per il loro assorbimento e non è sempre facile distinguere e separare le emissioni e gli assorbimenti attribuibili alle attività umane da quelli naturali.

Inoltre, diversi Paesi monitorano le proprie emissioni sulla base di metodologie approvate dall’ipcc, mentre i modelli di simulazione del clima a volte usano altri metodi per stimare le emissioni antropogeniche globali derivanti dai diversi usi del suolo.

Queste discrepanze hanno portato a stime diverse delle“rimozioni della CO2 attribuibili alle attività umane, quantificabili in circa 5 Gt di CO2 all’anno.

Uno studio pubblicato su Environmental Science & Policy e firmato, tra gli altri, da Lucia Perugini, Guido Pellis e Giacomo Grassi, ha provato a individuare le fonti di incertezza e a ridurle, con l’obiettivo di arrivare a set di dati coerenti e condivisibili.

Le aree su cui hanno lavorato gli autori dello studio sono quelle della definizione delle categorie chiave e della quantificazione delle incertezze delle stime, della riduzione delle discrepanze nelle scale temporali e spaziali utilizzate e dell’uniformazione delle terminologie adottate.

Inoltre, assumono un ruolo determinante la quantificazione e i cambiamenti dell’uso del suolo e occorre altresì tenere conto delle specificità dei paesi in via di sviluppo, in cui spesso mancano competenze e dati affidabili.

Secondo la ricerca, la comunità scientifica potrebbe arrivare a una miglior comprensione dei termini, definizioni e linee guida che i vari Paesi usano nelle loro stime delle emissioni, a cui corrisponderebbe un miglioramento nella produzione e comunicazione di strumenti e metodologie dalla parte del mondo della ricerca, che andrebbero a migliorare l’affidabilità di questi stessi inventari.

I decisori politici, infine, beneficerebbero di una scienza più attenta alle specifiche esigenze degli inventari dei gas serra; d’altro canto, gli inventari dei gas serra rappresentano una valida fonte di dati costantemente rivista e aggiornata, sicuramente utile per le ricerche degli scienziati.

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