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La trasformazione digitale e il 5G, occasione anche per l’Europa

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Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Trasformazione digitale e 5G, occasioni importanti per il nostro continente ma è necessario, per tutelare la salute pubblica, armonizzare la normativa degli Stati membri, migliorare le scelte tecnologiche future e fare più ricerca sull’impatto del 5G

Tanti cambiamenti e trasformazioni epocali stanno attraversando l’Europa, come la trasformazione digitale, elemento chiave del Green Deal, includendo le telecomunicazioni che sono un asset strategico per l’Ue, ma bisogna anche sapersi orientare al meglio; insomma, ci serve una bussola.

Il Digital Compass 2030 è la bussola strategica che l’Ue mette in campo con risorse del Next Generation Eu, per orientare e supportare i progetti multinazionali che mobiliteranno gli investimenti pubblici e privati verso i settori come le infrastrutture digitali e i big data.

La bussola definisce una solida struttura di governance comune con gli Stati membri e questi ultimi, si sono impegnati, nei rispettivi Piani per la ripresa e la resilienza (Pnrr), a destinare almeno il 20% alla priorità digitale. Bruxelles punta a interconnettere i territori europei ed extraeuropei ma lo vuole fare in modo antropocentrico.

Concretamente l’Ue posiziona le sue politiche sui quattro punti cardinali della bussola immaginaria: i cittadini, le infrastrutture digitali, le trasformazioni digitali delle imprese e la digitalizzazione dei servizi pubblici.

I cittadini e le imprese dovranno avere l’autonomia e la responsabilità per avere un futuro digitale più sostenibile.

La bussola del digitale vale per cittadini, imprese, infrastrutture e Pa

Sarà il 2030 l’anno verso il quale l’Europa orienta la bussola per raggiungere gli obiettivi in tema di digitale: per quella data almeno l’80% dei cittadini adulti dovrebbe avere competenze digitali di base e 20 milioni di specialisti dovrebbero essere impiegati, a livello europeo, nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione – le famose Tic – con un’attenzione e un aumento delle quote rosa impiegate nel settore.

Le infrastrutture digitali dovranno essere sempre più sostenibili e sempre più sicure e performanti. Entro il 2030, secondo una visione particolarmente ottimistica di Bruxelles, tutte le famiglie europee dovrebbero beneficiare di una connettività Gigabit e tutte le zone abitate dovrebbero essere coperte dal 5G.

Ma attenzione, l’approccio per l’Ue si basa sempre su un approccio umano-centrico, quindi se da un lato è importante l’estensione massima di connettività, dall’altro l’Europa avvisa che bisogna rassicurare i cittadini/consumatori sulla sicurezza della tecnologia digitale avanzata, come quella del 5G, prestando per esempio attenzione all’esposizione ai campi elettromagnetici.

Il tema è stato al centro del dibattito scaturito dal webinar dedicato al tema della Transizione digitale e del 5G. Impatto sulla salute e sull’ambiente promosso dal Parlamentare europeo Piernicola Pedicini al quale ha preso parte anche l’eurodeputata Michèle Rivasì che ritiene importante puntare sul “rafforzamento dei requisiti di sicurezza per tutelare la salute dei cittadini, che sono anche utenti e consumatori delle nuove generazioni di telefoni cellulari immessi sul mercato e quindi dell’importanza di informare in maniera trasparente i cittadini“.

Gli Stati membri al momento, non sono obbligati a fornire una spiegazione di quale impatto le reti 5G avranno sulla salute e sull’ambiente. Per l’Europa è necessario tutelare la salute pubblica e ritiene quindi che, da un lato si debba armonizzare la normativa degli Stati membri, per migliorare le scelte tecnologiche future a favore dei cittadini, dall’altro Bruxelles vuole si faccia più ricerca sull’impatto del 5G sulla salute dei cittadini e in questo, anche i finanziamenti europei come quelli di Horizon Europe, supporteranno le idee e i progetti di ricerca innovativa applicabili e sensibili al tema.

Tra i progetti che hanno già una prima approvazione dall’Ue ci sono per esempio quelli per la produzione di semiconduttori sostenibili, che dovrebbero rappresentare il 20% della produzione mondiale.

10mila nodi periferici a impatto climatico zero e sicuri dovrebbero essere installati in Europa, che dovrebbe dotarsi anche del suo primo computer quantistico. Entro il 2030 la maggior parte delle imprese europee dovrebbero utilizzare i servizi di cloud computing, big data e intelligenza artificiale e oltre il 90% delle Pmi dovrebbe raggiungere almeno un livello base di intensità digitale.

Non dimentichiamo poi la pubblica amministrazione dove, la digitalizzazione dovrà entrare a regime entro 2030: ciò significa che tutti i servizi pubblici principali dovrebbero essere disponibili online, tutti i cittadini avranno accesso alla propria cartella clinica elettronica e l’80% dei cittadini dovrebbe utilizzare l’identificazione digitale (eId).

Tutelare i cittadini in primis

I diritti e i valori europei sono al centro del pensiero europeo anche rispetto al tema del digitale e l’Ue ha proposto un quadro di principi digitali, che dovranno garantire che gli stessi diritti applicabili nel mondo offline siano esercitati anche nell’online.

Principi che per essere rigorosamente rispettati, potrebbero essere sanciti da una dichiarazione interistituzionale europea e che si potrebbe integrare al Pilastro europeo dei diritti sociali.

La Commissione europea, a riguardo, ha proposto anche di monitorare la percezione dei cittadini europei sul rispetto dei loro diritti digitali, attraverso un sondaggio di Eurobarometro.

La transizione ecologica e digitale per il 2050 si fa anche così. Adeguando le norme e i comportamenti.

Europa e America, riscriveranno insieme le regole del digitale?

La trasformazione digitale pone sfide globali, lo abbiamo ormai compreso. L’Europa intensificherà le sue strategie per promuovere la propria agenda digitale che dovrà avere una visione antropocentrica, anche grazie ai partenariati digitali internazionali.

La combinazione sinergica degli investimenti che fa Bruxelles con gli strumenti di cooperazione esterna, rientra nella logica del conseguimento degli obiettivi comuni con il resto del mondo.

L’Ue ha infatti già pensato di istituire un nuovo Consiglio Ue-Usa per il commercio e la tecnologia e la creazione di un fondo per la connettività digitale.

E se guardiamo oltreoceano, il governo americano si impegna a intervenire anche in ambito digitale, per esempio attraverso il Build Back Better.

La pandemia ha avuto importanti ripercussioni negative anche negli Usa, mostrando anche lì i limiti all’accesso ai servizi digitali, dalla didattica online, allo smart working; anche l’America, come l’Ue, vuole quindi garantire un accesso equo alla rete, puntando sulla banda larga universale, per raggiungere anche le aree più remote e disagiate.

Nel piano Build Back Better Usa sono presenti anche nuove misure per la cyber-sicurezza, tema caro anche all’Europa che, nella nuova collaborazione transatlantica vuole combattere i cyber-attacchi.

Se l’impegno collaborativo sarà coerente con gli obiettivi che si è prefissata l’Ue da qui al 2030, forse Europa e America potranno valutare di rivedere insieme le nuove regole della digital economy.

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