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Giornata per la lotta alla desertificazione e alla siccità

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Giornata per la lotta alla desertificazione e alla siccità
Foto di klimkin da Pixabay

Il 17 giugno si celebra la Giornata per la lotta alla desertificazione e alla siccità, istituita per alzare il livello di interesse e di sensibilizzazione verso un tema che non riguarda – come molti pensano – solo i Paesi africani ma anche l’Italia

Nel 1995, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (risoluzione A/RES/49/115) decise di istituire un giorno di riferimento per la Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità, scegliendo in quella occasione la data al 17 giugno.

Nello stesso giono, ma un anno prima, era stata adottata a Parigi la Convenzione per la lotta alla desertificazione (United Nations Convention to Combat Desertification), ratificata da 200 Paesi.

La giornata del 17 giugno è diventata così il momento in cui i governi, le organizzazioni e gli individui si fermano a pensare alle responsabilità collettive nell’utilizzo sostenibile dell’acqua e agiscono per organizzare iniziative concrete di prevenzione della desertificazione e della siccità.

Quest’anno il tema scelto per la giornata per la lotta alla desertificazione e alla siccità è Restauro. Territorio. Recupero. Ricostruiamo meglio con un terreno sano.

Il dramma del degrado del suolo colpisce soprattutto l’Africa, ma non risparmia altri territori: secondo l’Atlante globale della desertificazione oltre il 75 percento del suolo della Terra è già in qualche misura degradato e, senza correttivi, entro il 2050 questa percentuale potrebbe raggiungere la soglia del 90 percento.

Non è, inoltre, un problema che non ci tocca: se ogni anno, in tutto il mondo, si degradano 4,18 milioni di chilometri quadrati di suolo, nel nostro Paese il 10 percento del territorio è molto vulnerabile, mentre il 49,2 percento è mediamente vulnerabile (dati Ispra 2011).

In Sicilia il rischio desertificazione riguarda il 42,9 percento del territorio, in Molise il 24,4 percento e in Basilicata il 24,2 percento.

Gli italiani e la percezione del problema acqua

Secondo una ricerca Ipsos commissionata da Finish – su un campione rappresentativo di oltre 1.000 rispondenti – l’attenzione alla risorsa acqua degli italiani è ancora molto carente (solo 2 italiani su 10 ne sono preoccupati nel presente e il 70% ritiene sia problematica esclusiva di specifiche aree e periodi dell’anno) e molto variabile in base all’area geografica di provenienza degli intervistati (16% nord ovest, 19% nord est, 22% centro, 25% sud e isole).

C’è, inoltre, molto scetticismo verso le previsioni future: solo il 22% degli intervistati ritiene veritiere le previsioni del World Resources Institute sul fatto che l’Italia sarà in una situazione di stress idrico entro il 2040.

A questo riguardo, le regioni del Sud sono considerate maggiormente a rischio (92% contro il 13% per il nord e il 12% per il centro), con picchi di preoccupazione che riguardano in particolare Sicilia (69%) e Calabria (51%).

Il 78% degli intervistati è infatti convinto che la dispersione idrica sia molto preoccupante nel sud Italia e nelle isole, contro il 50% nel nord Italia.

Nonostante ciò è ancora molto scarsa la percezione circa l’effettiva quantità d’acqua dispersa a livello nazionale (42% di quella immessa nella rete il dato reale), con addirittura il 70% che sottostima le perdite e solo il 15% che ha invece un’opinione in linea con i dati effettivi.

Giornata contro la desertificazione e la siccità: le iniziative in campo

Per Cia-Agricoltori Italiani, la gestione sostenibile del suolo che contribuisce a mitigare i cambiamenti climatici, rappresenta non solo una sfida per raggiungere gli obiettivi del Green Deal, ma soprattutto un impegno concreto che deve trovare spazio in progetti e investimenti puntuali di Pnrr e Pac.

Il focus della giornata va letto, secondo Cia, come occasione per sviluppare rapidamente le opportune sinergie tra gli attori coinvolti sia nella tutela dell’ambiente e, quindi, in primo luogo di foreste e bacini idrici, che nella produttività dei terreni, salvaguardandone la biodiversità e riducendo gli sprechi.

Gli agricoltori, anche in questa occasione, rinnovano l’impegno a diventare paradigma di un nuovo modello di sviluppo realmente sostenibile e integrato del Paese, salvaguardando il suolo e le foreste per prevenire il dissesto idrogeologico, migliorando la sostenibilità dei processi produttivi.

La siccità costa all’agricoltura italiana un miliardo ogni anno

Secondo un’analisi della Coldiretti Lombardia, su dati Istat, più di 7 lombardi su 10 (il 72%) si dicono preoccupati per i cambiamenti climatici.

Le risorse idriche – afferma la Coldiretti – sono un elemento cruciale per l’agricoltura lombarda che sempre più spesso si trova a fare i conti con periodi di siccità provocati da una parte dall’aumento delle temperature e dall’altra dai cambiamenti nella distribuzione stagionale delle precipitazioni come dimostra anche l’avvio della scorsa primavera segnata da due mesi di sostanziale assenza di precipitazioni che hanno costretto gli agricoltori a intervenire con irrigazioni di soccorso per salvare prati e coltivazioni“.

A livello nazionale la siccità rappresenta l’evento climatico avverso più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati in media in un miliardo di euro all’anno soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti.

Tuttavia l’Italia resta un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattiene solo l’11%.

Un lusso che non ci si può più permettere.

Tutelare l’acqua, l’iniziativa di Finish

Finish, in collaborazione con Future Food Institute, per questa giornata si è impegnata nel progetto Acqua nelle nostre mani, iniziativa nata nel 2019 e sviluppata per tutelare il bene acqua, che vuole stimolare nuove abitudini di consumo e sviluppare progetti concretisul territorio italiano.

In particolare, dopo gli interventi di rifunzionalizzazione idrica effettuati in Cilento (nel Comune di Pollica) nel 2020 a supporto del Pomodorino Giallo e di altre eccellenze agroalimentari locali, quest’anno le attività si concentreranno nella Valle dell’Etna, in provincia di Catania, patria della coltivazione del limone dell’Etna Igp.

Con il sostegno dell’associazione del limone dell’Etna Igp e di Future Food Institute, Finish si impegnerà in un nuovo intervento di salvaguardia dell’acqua.

Inoltre, a supporto di queste coltivazioni e con l’obiettivo di individuare progetti imprenditoriali di valore basati sulla migliore tecnologia possibile per operare gli interventi previsti, Finish e Future Food Institute hanno sviluppato, nel periodo tra marzo e giugno, una Call for Startup: un’iniziativa che ha l’obiettivo di arrivare a risparmiare, entro la fine dell’anno, fino a 100 milioni di litri acqua per la coltivazione del limone dell’Etna Igp grazie all’implementazione di tecnologie legate alla Smart Farming e alla Smart Irrigation.

L’avvertimento delle Nazioni Unite

Per Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, “il 2021 sarà un anno decisivo per affrontare l’emergenza climatica globale. La scienza è chiara: per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi, dobbiamo ridurre le emissioni glo-bali del 45% entro il 2030 dai livelli del 2010.

È un allarme rosso per il nostro Pianeta; i governi non sono neanche lontanamente vicini al livello di ambizione necessario per limitare i cambiamenti climatici a 1,5 gradi e raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi.

I principali Paesi, responsabili delle emissioni, devono intensificare gli obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030. Questo deve avvenire prima della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite di novembre a Glasgow“.

C’è molta attesa proprio per la conferenza sul clima 2021 delle Nazioni Unite che si terrà nella città di Glasgow dall’1 al 12 novembre 2021 dedicata ai cambiamenti climatici, Cop26 e dello stato di attuazione della Convenzione contro la desertificazione (Unccd – United Nations Convention to Combat Desertification in Those Countries Experiencing Serious Drought and/or Desertification, particularly in Africa).

Ecco perché il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario integrare l’azione educativa con le politiche di transizione ecologica nel sistema scolastico, al fine di rendere più responsabili e consapevoli i giovani circa i rischi connessi all’avanzamento della desertificazione.

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