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Servizio civile ambientale per i giovani, due occasioni in una

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servizio civile ambientale
Foto di 6392734 da Pixabay

Prendere i classici due piccioni – anzi tre – con una fava, attivando un servizio civile ambientale che aiuti ad alzare la sensibilità dei cittadini verso il rispetto e la tutela dell’ambiente, facilitare il raggiungimento degli obiettivi climatici e creare un’occasione per affrontare la disoccupazione giovanile

Non mettiamo mai in contrapposizione ambiente, salute e lavoro: non è corretto ma, soprattutto, non si deve mettere a rischio uno di questi aspetti per tutelare gli altri. Chi lo fa è in grande malafede, oppure ha interessi di parte per nascondere a sé stesso l’evidenza e ingannare i suoi interlocutori.

Ecco allora che l’istituzione di un servizio civile ambientale potrebbe aiutare a raggiungere due imporranti obietti: alzare la sensibilità verso la tutela dell’ambiente e il raggiungimento degli obiettivi di contrasto ai cambiamenti climatici e dare un forte impulso anche all’occupazione giovanile.

La Evi spiega infatti che il servizio civile ambientale prevede attività di piantumazione e di rimboschimento per ridurre le emissioni nette di gas serra e la perdita di biodiversità, azioni di contrasto all’erosione del suolo e messa in sicurezza del territorio, per prevenire frane e inondazioni e arginare il dissesto idrogeologico.

Inoltre, i giovani impiegati nel programma potrebbero sostenere il recupero delle aree interne e fornire manodopera nei terreni agricoli, supportando un settore che ha perso oltre 14 miliardi di euro negli ultimi dieci anni a causa dei danni provocati dalla crisi climatica.

Riceviamo e pubblichiamo l’appello dell’eurodeputata di Europa Verde, Eleonora Evi.

Istituire un servizio civile ambientale, l’appello della Evi

eleonora evi - parlamento europeo

Dopo l’appello al presidente Draghi e la lettera alla presidente della Commissione Europea Von der Leyen, ho lanciato una petizione internazionale per chiedere che il Servizio Ambientale per i giovani venga inserito nei piani nazionali di recupero e resilienza degli Stati membri.

Mi sono fatta portavoce in Europa di questa iniziativa, nata da un’idea di Alessandro Di Battista e Lapo Sermonti perché sono fortemente convinta che il servizio ambientale, pagato con dignità e destinato ai giovani sotto i 35 anni, possa dare un forte impulso al raggiungimento degli obiettivi climatici e affrontare il dramma della disoccupazione giovanile.

Investire nel Servizio Ambientale significa liberare i giovani dalla doppia gabbia dell’esclusione lavorativa e dell’ansia per l’incombente crisi ecologica, che li priva di un futuro in cui sperare.

Ma significa anche fare una scelta economicamente sensata, poiché i dati ci dicono che 1 euro speso in prevenzione fa risparmiare fino a 4 euro in riparazione dei danni. Invece che investire in colate di cemento per opere infrastrutturali inutili che contribuiscono al consumo di suolo, sarebbe decisamente più saggio per la prosperità del Paese investire nella tutela di infrastrutture ecologiche.

Inspiegabile che nel nostro Pnrr non abbia trovato posto questa iniziativa e che, secondo un rapporto del Green Recovery Tracker, sia stato destinato alla risoluzione della crisi climatica solo un misero 16% delle risorse, contro l’obiettivo del 37% stabilito dalla Ue.

Nei prossimi giorni è attesa la valutazione del piano italiano da parte della Commissione europea. Mi aspetto indicazioni chiare per garantire che le regole europee vengano applicate correttamente e per scongiurare il pericolo dell’ennesima operazione di greenwashing.

Sotto questo aspetto, la risposta datami dalla presidente Von Der Leyen mi sembra un segnale decisamente importante e che lascia ben sperare perché venga chiesta una revisione del nostro Pnrr.

Mi scrive, infatti: “Le misure che promuovono il coinvolgimento personale dei giovani in azioni ambientali concrete hanno un forte potenziale per contribuire alla transizione verde, sensibilizzando, sviluppando competenze chiave e creando opportunità di lavoro per il futuro. In quanto tali, possono contribuire alla ripresa dell’Ue e aumentarne la resilienza. Avremo sicuramente in mente queste considerazioni quando valuteremo i piani di rilancio e resilienza presentati dagli Stati membri“.

Il piano di rilancio dell’Ue è un’opportunità irripetibile per gli Stati membri di promuovere una vera transizione verde. Coinvolgere i giovani in questo processo è fondamentale.

Sarebbe imperdonabile sprecare questa occasione e non dimostrarci all’altezza delle sfide storiche che siamo chiamati ad affrontare.

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