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Piccolo è bello, soprattutto se è verde

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bonsai piante nane
Foto di scartmyart da Pixabay

Bonsai, ma anche piante grasse – le succulente – e orchidee nane. I nostri consigli per imparare a curarle al meglio e per… “farle cerscere”

Le piante in miniatura sono graziose, possono trovare posto un po’ ovunque in casa o in ufficio, non sono troppo impegnative e la maggior parte di loro riesce a sopravvivere anche alla quasi totale assenza di cure.

Si dividono in tre categorie: le prime e più diffuse sono le succulente, meglio note come piante grasse; tra le seconde troviamo una selezione di orchidee nane e, dulcis in fundo, il mondo dei bonsai.

La manutenzione varia notevolmente da una categoria all’altra: le succulente richiedono pochissime cure e si adattano a qualunque ambiente; più impegnative sono le orchidee, mentre bisogna essere dei veri e propri esperti per coltivare e far crescere correttamente i bonsai.

Piccole piante: i consigli per curarle bene

Tra le piante grasse cito in rappresentanza gli Echinocactus e Lithops, perfette per vivere in appartamenti luminosi e caldi; i primi provengono dalle zone desertiche del centro-nord America, si presentano di forma sferica, ricoperti di spine.

Molto longevi, si trovano in commercio in vasetti di pochi centimetri: possiamo stare tranquilli che le loro dimensioni, almeno per i primi due anni, non varieranno significativamente.

Anche i Lithops, conosciuti come sassi viventi, (della famiglia delle Aizoaceae) hanno il medesimo comportamento: originari dell’Africa meridionale, assomigliano proprio a quei sassi nel deserto.

Appaiono come coni rovesciati divisi in due, separati da una profonda fessura centrale. Le foglie sono unite da un piccolo fusto sotterraneo e sono, in pratica, due serbatoi d’acqua grazie ai quali la pianticella si sostenta senza troppe cure.

Masdevallia e Restrepia sono i nomi di orchidee dalla taglia minuta, ma generose in fatto di fioriture; la prima è un’epifita originaria dell’America del sud, principalmente della zona della Ande.

È apprezzata per i suoi bellissimi fiori dalla forma tubulare allungata e insolita: sono composti da tre petali di forma triangolare e terminano con lunghe code sottili. Possono essere, a seconda della varietà singoli o a gruppetti, nei colori del rosso, bianco, ma anche giallo e viola.

Le foglie sono di un certo spessore e riunite in cespi. Se per caso le code dei fiori appassiscono o raggrinziscono, allora significa che sono in un ambiente di scarsa umidità!

Il genere Restrepia, invece, comprende piante minute, epifite della Bolivia, passando per il Venezuela fino all’Argentina.

Prediligono ambienti freschi, umidi e moderatamente luminosi; i fiori di un bel crema, rosa o arancio, escono dalla guaina che avvolge la parte basale delle foglie e si aprono in successione più volte nell’anno, mentre la vegetazione si sviluppa su di un corto rizoma orizzontale dotato di radici da cui si dipartono steli verticali con foglie carnose pigmentate a volte di viola.

In ogni caso, tenete d’occhio sempre il substrato o bark che deve essere costantemente umido perché le radici epifite non si disidratino troppo.

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Stefano Pagano Stefano Pagano: laureato in Verde ornamentale e tutela del paesaggio alla Facoltà di Agraria di Bologna, collabora con lo Studio Tecnico Paesaggistico, studio che si occupa di progettazione di parchi, giardini e terrazzi ed è responsabile del team operativo La Giardineria | e-mail | Facebook
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