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Il segreto delle vertical farm: senza terra e con poca acqua sfameranno il mondo

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Foto di pixabay

Le vertical farm continuano ad aumentare con la missione di rendere l’agricoltura più sostenibile e alla portata di tutti. I target sono svariati, dalle metropoli alle zone aride del Mondo, ma l’obiettivo è comune: produrre di più in modo sostenibile

Alti scaffali verticali, luci a Led, sensori, macchinari automatizzati e scienziati dal camice bianco. Questo è il futuro – ormai in parte già realtà – delle aziende agricole, con pomodori, insalate e quant’altro raccolti da ripiani high tech.

Le vertical farm non sono più pratiche fantascientifiche da film hollywoodiani, ma sono già parte integrante del nostro sistema agro-alimentare, anzi a detta di alcuni storici alcune tecniche erano già utilizzate dai Babilonesi e non abbiamo fatto altro che prenderle come spunto per aiutarci nelle sfide che dovremo affrontare in futuro.

Secondo la Fao, entro il 2050 occorre aumentare la produzione alimentare del 60%. Siamo ormai coscienti che questo aumento non può avvenire con gli stessi metodi impiegati fino a oggi, perché sono parte integrante del danno ambientale che abbiamo causato, ma se la popolazione aumente un modo bisogna trovarlo.

Fortunatamente, oltre che di bravi storici, il Mondo è ricco di scienziati visionari e virtuosi che grazie a costanti ricerche continuano a trovare nuove soluzioni per permettere di produrre cibo recando un minor impatto e, a quanto sembra, un miglior gusto.

Tanti occhi sono puntati su questi nuovi sistemi di coltivazione e molti sono gli investimenti che portano questo mercato ad aumentare sempre di più. Secondo la Allied Market Research nel 2018 il mercato valeva 2,23 miliardi di dollari e arriverà nel 2026 a 12,77 miliardi.

L’intensa urbanizzazione e il massiccio sviluppo industriale hanno causato ingenti perdite di terra coltivabile che oggi, con l’aumento esponenziale della popolazione, rischia di essere un fattore critico.

Molta terra è stata sottratta per costruire e altrettanta non è più usufruibile, a causa delle monoculture che hanno derubato il terreno delle sostanze nutritive naturali.

Indoor farming

Ma, come è possibile anche solo immaginare una pianta di pomodoro crescere in uno spazio interno? Non c’è bisogno del sole, della pioggia e del terreno?

Grazie alle nuove tecnologie, la maggior parte di queste fattorie verticali è all’interno di strutture con un sistema energetico circolare. Uno degli aspetti positivi maggiormente sottolineati è il poco utilizzo di acqua per questi sistemi e il riciclo di quella in eccesso che viene reimmessa nel sistema.

Secondo alcune ricerche svolte da Plenty, tra le invenzioni portanti c’è la luce Led che permette alle piante di crescere all’interno. Con nuovi adattamenti, la tecnologia Led è sempre più performante con un minor impatto ambientale ed economico.

Per questo motivo, con l’utilizzo di luci a Led indoor, è possibile irradiare le coltivazioni 24/7 diminuendo i tempi di crescita.

Non solo, grazie a nuove ricerche si è capito che l’utilizzo di una certa luce su una pianta ne migliora i suoi componenti organolettici. In questo modo si possono avere alimenti molto nutrienti per un maggior beneficio del nostro organismo.

Usare scaffali verticali permette di coltivare un maggior quantitativo di prodotto in un minor spazio, Inoltre, questi ripiani si possono costruire su misura, permettendo di adattarsi a ostacoli lungo la superficie orizzontale.

Dal punto di vista ambientale e di sicurezza alimentare, crescere ortaggi all’interno permette di non utilizzare pesticidi e di avere prodotti salubri. Inoltre, le condizioni atmosferiche sono gestite internamente e quindi non si verificano scarti o perdite dovuti a incidenti atmosferici.

La possibilità di aumentare la resa e di avere un minor impatto stanno facendo capire quanto la scienza sia sempre più in grado di offrire benefici. Certo, forse con il tempo dovremo dire addio alle bucoliche fattorie di campagna, ma ormai con l’agricoltura intensiva, di bucolico hanno poco.

Nuovi sistemi per le vertical farm

Anche la Fao si è resa conto del bisogno di invertire la tendenza distruttiva dell’agricoltura convenzionale e virare su nuovi sistemi intelligenti, sostenibili e hi-tech. Tra questi sistemi ne è la regina l’idroponica.

Per idroponica si intende la coltivazione di piante fuori suolo, senza terra, ma con l’aiuto dell’acqua e delle sostanze nutritive. Difatti, i nutrienti vengono sciolti in acqua così da permettere alle radici di assorbirli velocemente senza uso di terra.

Per questo motivo, nella coltivazione idroponica è fondamentale la quantità di acqua, di sostanze minerali e di ossigeno. Come anticipato, questi sistemi sono a ciclo chiuso e quindi l’acqua in eccesso viene ripresa nel ciclo e riutilizzata.

La seconda tecnica applicabile a queste fattorie hi-tech è l’acquaponica, ovvero una sinergia tra tecniche dell’idroponica e quelle dell’acquacoltura. Questo è un sistema virtuoso e circolare che permette di usare l’acqua dei pesci come fertilizzante, mentre le piante ossigenano e puliscono l’acqua per i pesci.

Questo sistema circolare lo ha adottato The Circle, una realtà italiana di Roma che grazie ai suoi quattro fondatori è stata tra le prime a credere nell’acquaponica in Italia. Oggi, dopo anni di ricerca, The Circle riesce a produrre ortaggi e processarli in prodotti venduti a ristoranti e alla Gdo – grande distribuzione organizzata.

Il terzo sistema è l’aeroponica, ovvero una tecnica che sospende le radici nell’aria e tramite degli irrigatori a spruzzo sottostanti inumidisce le radici a tempi prestabiliti. Con questa tecnica si è scoperto che le radici non si seccano all’aria, anzi sono in grado di raccogliere più ossigeno e nutrienti miscelati con l’acqua.

Anche questo sistema è arrivato in Italia tramite l’azienda agricola Alfa di Grugliasco nel torinese. Quest’azienda produce con aeroponica 1,5 milioni di vaschette di piante aromatiche già presenti negli scaffali di alcuni supermercati della Gdo italiana.

Applicazioni delle fattorie verticali

Questo è il punto saliente delle vertical farm. La geolocalizzazione non è un fattore critico, ma esse possono essere costruite ovunque. Infatti, proprio grazie a questo motivo stanno nascendo molti progetti per la costruzione di queste fattorie in aree con scarsa acqua e dove la malnutrizione è abbondante.

La Fao si è fatta portatrice di due importanti progetti, uno nella striscia di Gaza e uno in Giordania. Due territori molto complessi, oltre che per ragioni politiche, per il clima arido che comporta poca acqua per dissetarsi e per produrre alimenti.

Per queste criticità la Fao ha lanciato un progetto di idroponica vicino a Gaza e di acquaponica in Giordania. Entrambi i progetti sono stati confermati essere nove volte più redditizi rispetto a soluzioni di coltivazione convenzionale.

Oltre a creare benefici nelle aree più povere, questi sistemi di vertical farming stanno entrando nelle metropoli, sempre più numerose e sempre più affamate. Questi orti urbani rappresentano un cambio di direzione per i centri urbani, rendendoli più sostenibili utilizzando spazi già esistenti in modo intelligente.

Ne è un esempio Planet Farms, realtà italiana del vertical farming che grazie all’uso di tecnologie avanzate ha come obiettivo quello di reinventare il futuro delle città come hanno fatto loro con la vertical farm di Cavenago alle porte di Milano.

Se in passato molti si erano esposti con poca convinzione verso il vertical farming per i costi elevati, ora con l’avanzamento tecnologico le cose stanno cambiando. Grazie alla continua ricerca di nuove tecnologie, i costi si stanno abbassando facilitando l’ingresso di più player nel mercato.

Chissà dove tutte queste tecnologie ci porteranno in futuro, noi ci auguriamo sempre più in alto, in modo sostenibile.

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Filippo CasèFilippo Casè: Laureato in Scienze Gastronomiche a Pollenzo (CN) e in Food Quality Management presso la Wageningen University & Research. Ha collaborato con diverse realtà del food ed è costante nella ricerca di nuovi sistemi alimentari | Linkedin
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