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Orti botanici, storia e biodiversità a pochi passi dal centro

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orti botanici città
Foto di Julia Tautorat da Pixabay

Gli orti botanici, oltre a custodire tesori inestimabili dal punto di vista scientifico, consentono a chi abita in città di entrare in mondi naturali normalmente inaccessibili. Anche queste strutture approfittano dell’uscita dalla pandemia per ripensare la propria offerta, intrecciando linguaggi e discipline in modi originali e sorprendenti

Spazi ibridi tra il naturale e l’artificiale, in cui le piante e i fiori prosperano in un perimetro delimitato da floricoltori esperti, gli orti botanici accompagnano da millenni lo sviluppo delle grandi civiltà.

Se ne trovano infatti testimonianze nell’antico Egitto, in Mesopotamia, a Creta, in Messico e anche in Cina e lo stesso Aristotele ne avrebbe avuto uno nel suo Liceo ad Atene.

E se nel Medioevo gli orti hanno dei precursori nei grandi giardini organizzati nei conventi, in cui i monaci coltivavano piante, fiori, verdure e frutti a scopi alimentari e per la farmacopea tradizionale, è dal Rinascimento che si inizia a parlare di orti botanici nel senso moderno dell’espressione.

Collegati alla diffusione delle università, con cui gli orti botanici impostano un dialogo via via sempre più fitto, oltre che con l’approfondirsi delle conoscenze scientifiche e l’estendersi delle conoscenze geografiche, gli orti botanici iniziano a diffondersi proprio dall’Italia settentrionale dalla metà del XVI secolo.

Pisa nel 1544, Padova e Firenze nel 1545, poi Pavia nel 1558 e Bologna nel 1568, danno il via a una tradizione che da allora è arrivata fino ai nostri giorni. E che, nell’ambito dei piani di rilancio in uscita dalla pandemia da Covid-19, ha deciso di reinventarsi e ampliare le proprie proposte.

È il caso per esempio della Manifattura Tabacchi di Firenze che, sul tetto dell’edificio 11 del vecchio edificio industriale, sta ultimando i lavori per il giardino pensile che aprirà nel 2022, vent’anni dopo la chiusura della struttura, avvenuta nel 2001.

Il giardino ospiterà varietà di micro-flora e piante specifiche dell’area di Firenze e della Toscana. L’obiettivo è quello di creare una giungla urbana, con alberi e piante che richiedono un ridotto apporto idrico e poca manutenzione e che sono state selezionate anche per la loro capacità di filtrare e ridurre gli agenti inquinanti dell’aria.

Intanto, fino al 19 settembre presso la Manifattura è stata allestita Botanica Temporanea, una mostra-laboratorio, curata dall’architetto Antonio Perazzi, che intreccia discipline del paesaggio e scienze botaniche.

Si tratta di un giardino aperto al pubblico che raccoglie più di 1.500 piante di più di 50 specie e che esprime l’approccio della botanica temporanea, basato su strutture a bassa manutenzione che permettono ai visitatori di fare esperienza della biodiversità in un contesto urbano.

L’Orto botanico di Brera, dell’Università di Milano, ha approfittato del periodo di lockdown per rammodernare e migliorare le proprie strutture.

Gli interventi hanno riguardato i percorsi nell’Orto, più facili da percorrere anche con i passeggini e per le persone con difficoltà motorie e hanno inoltre portato alla costruzione del nuovo punto informativo.

Realizzata in vetro e metallo, la nuova struttura accoglie i visitatori integrandosi perfettamente con le piante e gli alberi dell’Orto.

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