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Nuova – sostenibile – vita agli stock: D-refashion lab

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D-refashion lab è un progetto di upcycling per la valorizzazione delle giacenze di abbigliamento, tessuti e accessori. Creatività, ricerca e tecnologia a disposizione delle aziende che intendono intraprendere un percorso verso la sostenibilità

È nato a Milano all’interno di una cascina ristrutturata in zona Cenisio il laboratorio Lom, non lontano dal nuovo Museo Adi situato nell’ex centrale elettrica di via Ceresio.

Questo laboratorio è il luogo dove si incontrano la tradizione manifatturiera e le tecnologie più all’avanguardia per affrontare le nuove frontiere della progettazione di design e moda.

Al piano terra si trova la stampante 3d a disposizione delle aziende presenti e oltre ai laboratori verranno allestiti anche un bar e un ristorante. Questo centro è la sede del nuovo artigianato 4.0 che vede protagonisti grandi aziende e piccole produzioni di elevata qualità insieme a giovani designer.

In questo edificio trova spazio D-house il laboratorio urbano che ha da poco presentato D-refashion lab. Si tratta di un progetto di upcycling nato da un’idea di Loreto di Rienzo, direttore D-house laboratorio urbano e Stefano Micelli, professore di Economia e Gestione delle Imprese all’Università Ca’ Foscari di Venezia – insieme a Marina Spadafora nella veste di sustainability advisor.

D-refashion lab ha come obiettivo quello di offrire una seconda vita ai capi invenduti attraverso rivisitazioni ottenute con le tecnologie più avanzate messe a disposizione da D-house, spin off dell’azienda manifatturiera Dyolan attiva dal 1987, molto attenta alla ricerca e allo sviluppo delle tecnologie applicate alla moda.

L’azienda collabora con marchi importanti del made in Italy e del luxury italiani e internazionali. L’idea è quella di intervenire sugli stock in giacenza di abbigliamento, accessori e tessuti, altrimenti destinati alla discarica, modificandoli per creare nuove proposte commerciali.

D-refashion lab offre anche la possibilità ai brand di distribuire i propri prodotti attraverso alcune piattaforme commerciali.

D-refashion lab, tecnologia e artigianato si incontrano

Alla base del progetto c’è la promozione di una concezione più sostenibile e consapevole della produzione della moda coniugando artigianalità e tecnologia e di suggerire nuovi modelli di consumo.

Il progetto si avvale della consulenza di Marina Spadafora, stilista da sempre impegnata nella sostenibilità e brand ambassador del progetto che spiega: “L’obiettivo è quello di introdurre processi tecnologici sostenibili per accompagnare la Dyolan e i suoi partner a intraprendere nuove strade. È necessario diminuire l’impatto sull’ambiente delle attività di trasformazione dei capi, a cominciare dall’ottimizzazione della gestione degli eccessi di produzione e dell’invenduto. La mia attività comprende anche il dialogo con i brand internazionali e i media per promuovere il progetto“.

Il progetto D-refashion lab offre ai clienti la possibilità di scegliere fra quattro pacchetti di personalizzazione, dice Loreto Di Rienzo: “D-refashion lab si rivolge alle aziende che intendono valorizzare i loro stock di tessuti, capi finiti, e accessori. Quello che chiediamo ai brand è di considerare il nostro progetto come un mezzo per risolvere un problema, l’atto di personalizzare un capo o un accessorio non deve seguire le stesse regole di moltiplicazione dei prezzi applicate abitualmente.

Grazie alle nostre tecnologie e alla collaborazione con fashion designer, interior designer, artisti e creativi possiamo offrire 4 diversi tipi di pacchetti di personalizzazione, che vanno dall’intervento base all’intervento più complesso che poi diventerà un progetto unico. Le quattro opzioni sono delle guide per avere un’idea di range che poi sarà definitivo e personalizzato con il brand stesso“.

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Per ottenere queste lavorazioni – continua Di Rienzo sono utilizzate diverse tecnologie come la termosaldatura, il laser, l’ultrasuono, la stampa digitale, la stampa 3D, il ricamo, la termoformatura, la laminatura, l’agugliatura, la stampa serigrafica, l’alta frequenza e la tintoria.

Le tecnologie che utilizziamo e i processi che applichiamo sono il frutto della continua ricerca di nuove strade e nuovi strumenti che diventano elementi fondamentali per il processo creativo dei nostri clienti.

La realizzazione degli impianti, delle grafiche e delle lavorazioni fatte tutte all’interno della nostra struttura ci permette di combinare le varie tecniche tra loro, praticamente senza limiti di interpretazione“.

In questo progetto artigianato e tecnologia si incontrano grazie all’esperienza trentennale dei fondatori e al team di professionisti in grado di creare il giusto equilibrio fra le due componenti. I clienti possono visionare i capi trasformati in anteprima digitale con rendering in 3D per poi di intervenire sullo stock.

L’azienda comunica il progetto attraverso le relazioni con i clienti consolidati negli anni, la partecipazione alle più importanti fiere di settore internazionali come Pitti Immagine Uomo, e con eventi in D-house laboratorio urbano, lo spazio commerciale e di ricerca che propone gli articoli upcycled all’interno di un format specifico. Qui sono organizzati anche workshop per coinvolgere clienti, partner e designer.

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Silvia Massimino Silvia Massimino: è convinta che le scelte di tutti i giorni possono fare la differenza. Da tanti anni si occupa di moda, in particolare di moda sostenibile, per informare e comunicare gli sviluppi del settore; è stata attivista per i diritti degli animali, altra sua grande passione | Linkedin
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