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Per valorizzare il territorio montano serve più di un marchio

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neve alpi - prodotto di montagna
Foto di selimaydin78 da Pixabay

Prodotto di montagna è un marchio nato con l’idea di valorizzare i territori montani, molti esperti dicono che poco si è fatto per la sua sponsorizzazione e ora è tempo di agire anche per il benessere dell’ambiente

Nel 2018 il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha lanciato il marchio Prodotto di Montagna, su base volontaria, in collaborazione con diversi esperti di settore e il dipartimento di management dell’Università di Torino.

Il 13 Luglio 2021 si sono svolti gli Stati generali del marchio, con la presenza di tutte le parti coinvolte. In questo incontro sono state fatte le prime valutazioni per capire se gli obiettivi posti dal Ministero sono stati raggiunti.

La missione principe di questo marchio consiste nella valorizzazione dei prodotti e dei territori montani italiani che rappresentano, dati del Mipaaf alla mano, il 17% delle aziende agricole e circa 1/3 degli allevamenti nazionali.

Pur essendo un marchio nazionale, a oggi le Regioni principalmente coinvolte sono il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. A seguito di un’indagine svolta da Giovanni Peira, docente di management all’Università di Torino, nel 2019 erano 491 le aziende che hanno fatto richiesta per il marchio e nel 2021 sono 834.

Prodotto di montagna, molto più che un semplice marchio

Numeri notevolmente bassi visto che il Mipaaf ha dichiarato che in Italia ci sono circa 280mila aziende agricole montane. E secondo quanto emerso dagli interlocutori dell’incontro, si è fatto ancora troppo poco per far conoscere il marchio ai consumatori finali, ma anche agli stessi produttori che non sentono la necessità di richiederlo.

Seppure il Piemonte sembra essere la Regione con più domande – commenta Roberto Colombero, presidente di Uncem (Unione nazionale comuni e comunità enti montani) Piemonte – non credo ci sia stata una vera diffusione del marchio sul territorio”.

Il marchio Prodotto di montagna è puramente di valorizzazione territoriale, non di qualità e non essendoci un regolamento di qualità del prodotto, è fondamentale spiegare l’importanza del marchio ai consumatori finali.

Per aderire a un progetto di questo tipo bisogna far sviluppare una certa sensibilità al produttore, perché a mio avviso il ritorno economico non è immediato, ma serve a dare un contributo all’economia montana nel lungo termine” prosegue Colombero.

È necessaria una regia ministeriale per seguire la sponsorizzazione di questo marchio. Altrimenti si creerebbe una discrepanza tra Regioni. Anche l’Uncem potrebbe fare di più e grazie alle sue competenze dovrebbe dare disponibilità alle Regioni per progettare un percorso di animazione sul territorio coinvolgendo gli enti locali” conclude Colombero.

Questo il ruolo di Uncem, l’impegno a valorizzare i territori e a salvaguardare l’ambiente. Secondo una ricerca dell’associazione, le foreste italiane coprono 11 milioni di ettari, un terzo del Paese e sottraggono dall’atmosfera circa 46,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Per questo motivo, recentemente, Uncem si è deliberatamente espressa favorevole a una tassa per chi inquina, i cui ricavi debbono servire per la creazione di nuove aree boschive.

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Filippo CasèFilippo Casè: Laureato in Scienze Gastronomiche a Pollenzo (CN) e in Food Quality Management presso la Wageningen University & Research. Ha collaborato con diverse realtà del food ed è costante nella ricerca di nuovi sistemi alimentari | Linkedin
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