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Le startup innovative nel settore dell’energia crescono, ma mancano investimenti ambiziosi

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Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Per sviluppare le startup innovative in Italia serve un mix di regole e incentivi per incoraggiare maggiori investimenti in capitale di rischio e sperimentazione a livello nazionale

Lo stato di salute delle startup innovative, nel settore dell’energia, in Italia è stato fotografato dal report annuale sull’innovazione in campo energetico, realizzato dall’Osservatorio dell’Istituto per la Competitività (I-Com).

Lo studio Il futuro dell’energia. Innovazione e sostenibilità binari della transizione, curato dal direttore dell’I-Com Antonio Sileo, mostra che lestartup innovative italiane attive nel settore dell’energia sono 1.780, un fenomeno che si rafforza sempre di più, registrando un tasso medio annuo del 25,4%.

L’ecosistema ha anche un interessante impatto economico, contenuto tra i 210 e i 700 milioni di euro, un valore pari a circa il 14% di quello complessivo stimato.

Il trend rispecchia ciò che sta avvenendo in generale nel mondo delle startup innovative, che continuano a crescere nel nostro Paese a un ritmo sostenuto: attualmente sono 12.202 mentre nel 2020 erano 11.089. Di queste 626 sono nate solo nei primi due mesi del 2021.

Le criticità che frenano la crescita delle startup innovative

Il freno alla crescita delle startup innovative nel settore energetico è legato agli investimenti limitati che rallentano la crescita delle aziende attive in questo comparto.

Per risolvere la questione della scalabilità del business, che è urgente, serve un mix di regole e di incentivi per incoraggiare maggiori investimenti in capitale di rischio, sperimentazione a livello nazionale e rapida espansione all’estero.

Ma è la domanda di brevetti energetici a collocare l’Italia agli ultimi posti delle classifiche internazionali, un trend influenzato dalla carenza di investimenti che quando vengono stanziati spesso sono poco ambiziosi.

L’Italia – viene messo in evidenza nello studio – risulta anche quest’anno molto indietro rispetto ai player internazionali. Nonostante un incremento medio del 2,4% tra il 2009 e il 2019, le domande di brevetto in campo energetico provenienti dal nostro Paese sono state appena 715, lo 0,7% del totale a livello globale.

In Europa peggio di noi fa la Spagna con 249 brevetti concessi mentre Francia e Germania vanno decisamente meglio, con un incremento che va dal 3 al 6%.

In generale, il Giappone ha riconquistato il primato mondiale, dopo averlo perso nel 2018 a favore della Cina, oggi al secondo gradino del podio con quasi 29.000 brevetti concessi in campo energetico.

Mentre rimangono stabili in terza e quarta posizione gli Stati Uniti e la Corea del Sud, che hanno presentato domande rispettivamente per 14.724 e 12.629 brevetti“.

In Italia, i poli di eccellenza nell’ambito dello sviluppo di brevetti sono Lombardia – in testa nelle tecnologie elettriche – ed Emilia Romagna – nella mobilità sostenibile -, commenta il curatore dello studio Sileo, mentre la maggior parte dei brevetti concessi a livello globale si è concentrata nell’accumulo, nel fotovoltaico e nella generazione eolica.

Il Nord guida l’innovazione energetica

È il Nord a guidare l’innovazione energetica del Paese. Rappresenta, infatti, il 50% delle startup energetiche attive in questo momento in Italia. Registrano, però, dati in crescita anche la Campania e il Lazio.

Se si guarda alle regioni – si legge nel rapporto I-Com – a fare la parte del leone è anche quest’anno la Lombardia, nella quale trovano sede 376 startup energetiche, pari al 21% di quelle esistenti nel nostro Paese.

Il secondo gradino del podio lo occupa, invece, la Campania con 213 piccole imprese specializzate nel campo dell’energia mentre il terzo il Lazio con il 10% del totale.

A incidere su questa classifica è certamente il peso preponderante di Milano, Roma e Napoli, che rappresentano le province con il maggior numero di startup energetiche pro-capite. Nello specifico, nel capoluogo lombardo ce ne sono 231 energetiche, nella capitale 146 mentre se ne registrano 119 solo nella provincia di Napoli“.

Piccole aziende con pochi addetti

Lo studio analizza anche le criticità strutturali dell’intera filiera energetica, focalizzandosi sulle aziende innovative: l’elemento dimensionale resta critico perché la stragrande maggioranza di esse, sia nel settore energetico che negli altri, fattura meno di 500.000 euro l’anno e sono pochissimi i casi in cui la forza lavoro impiegata supera i dieci addetti.

I dati sulla mobilità sostenibile

Le regioni più attive sulla mobilità sostenibile sono l’Emilia Romagna (119 brevetti), con un’attività rivolta prevalentemente ali sistemi di accumulo (43%), e il Piemonte (104 brevetti) che, rispetto alla prima, manifesta una maggiore vocazione per le tecnologie dell’ibrido.

Otto le regioni italiane, ancora oggi, sono del tutto inattive sul piano brevettuale in materia di mobilità sostenibile.

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