Home Imprese Sostenibili Ma il mare è sempre più “blue”?

Ma il mare è sempre più “blue”?

pubblicato il:
blue economy - esg
Foto di PHANUPONG CHUATAEW da Pixabay

Blue Economy, ovvero l’insieme di tutti i settori e le attività che determinano se l’utilizzo delle risorse dei mari e degli oceani è sostenibile: uno studio per aiutare le imprese alla transizione verso un’economia sostenibile

È appena stato pubblicato il report Blue economy: a snapshot of Blue Economy companies listed on Euronext in cui viene analizzato il footprint delle aziende della Blue economy quotate su Euronext, la borsa valori pan-europea che si pone l’obiettivo di aiutare le imprese ad accelerare l’innovazione e la crescita, a favore della transizione verso un’economia più sostenibile.

I dati analizzati nella ricerca sono riferiti al periodo 2015-2019.

Cosa significa operare nella Blue economy? Secondo le Nazioni Unite, la Blue Economy include “tutti i settori e le attività che, insieme, determinano se l’utilizzo delle risorse dei mari e degli oceani è sostenibile“.

Giusto per fare qualche esempio: pesca, acquacoltura, aziende estrattive oil&gas, trasporto e commercio marittimo, energia rinnovabile marittima, gestione di acque e rifiuti e turismo costiero.

Le aziende quotate su Euronext appartenenti alla Blue economy, a oggi 162, sono in grado di generare un impatto significativo sul sistema economico, con una capitalizzazione di mercato di oltre 675 miliardi di euro, un fatturato superiore a 840 miliardi di euro e un valore aggiunto lordo di oltre 200 miliardi di euro.

Il settore è, per di più, in crescita: negli ultimi 6 anni 35 nuove aziende si sono quotate su Euronext per raccogliere capitali da parte di investitori così da finanziare iniziative e progetti.

Il rapporto Euronext sulla Blue economy

Nel complesso, quindi, e in rapporto all’andamento economico generale, le aziende della Blue economy mostrano indicatori di sviluppo positivi, con un tasso di crescita annuale del fatturato pari al 4,5%; le strategie di Esg diventano quindi critiche e, tra queste, quelle relative alla riduzione dell’impatto ambientale (emissioni di gas effetto serra, rifiuti prodotti, consumo di acqua e consumo di energia su tutti).

La ricerca di Euronext analizza tre macro aree: il livello di trasparenza relativa agli indicatori Esg, il livello di impegno nei confronti delle politiche green e il livello di ambizione nella definizione e nel conseguimento di obiettivi Esg.

E qui, una prima buona notizia: la ricerca mostra che le società legate alla Blue economy stanno facendo progressi nell’agenda della Sostenibilità, in particolare riguardo all’attività di reporting degli indicatori green: circa un terzo delle aziende quotate informa regolarmente gli investitori e gli altri stakeholder sulle emissioni di gas serra, il consumo di energia, i rifiuti prodotti e il consumo di acqua.

Ovviamente, le aziende di più grossa dimensione hanno la capacità, organizzativa e strutturale, di definire le prassi di riferimento ma le realtà imprenditoriali più piccole incalzano a passo spedito.

Per quanto riguarda i quattro indicatori sopra menzionati è doveroso fare una riflessione approfondita; a livello complessivo, infatti, le aziende della Blue economy hanno dimostrato una performance stabile o, in alcuni casi, leggermente negativa.

Se cambiamo il punto di osservazione e consideriamo l’impatto ambientale per ogni singola unità di produzione, gli indicatori mostrano una realtà differente e in miglioramento, segno di un interesse crescente nei confronti di queste tematiche.

I volumi di produzione giocano quindi un ruolo importante sull’Ambiente e, di conseguenza, vanno tenuti monitorati.

Un’altra area di analisi della ricerca Euronext riguarda la trasparenza e l’impegno nei confronti delle politiche e delle iniziative green: anche in questo caso, la buona notizia riguarda un’attenzione crescente e un maggior livello di impegno, anche nel riportare le informazioni al pubblico.

Per quanto riguarda l’impegno nei confronti degli obiettivi Esg, invece, si potrebbe fare di più: solo il 68% delle 162 aziende quotate dichiara di aver disegnato e messo a regime, all’interno della propria organizzazione, politiche green orientate alla riduzione delle emissioni; di queste, solo il 33% ha quantificato obiettivi di riduzione di CO2 e definito scadenze temporali per il raggiungimento degli stessi.

Guardiamo il lato positivo: la ricerca realizzata da Euronext, pur mostrando una fotografia ancora lontana da una situazione desiderata, permette di prendere consapevolezza del percorso portato avanti fino a oggi e delle criticità che lo caratterizzano.

» Leggi tutti gli articoli di Esg in azione (#esginazione)

Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l’area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell’etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
Condividi: