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Interrogazioni dei Verdi con effetto immediato non mancano

eleonora evi - parlamento europeo

In Commissione Europea o presso il Tar arrivano le interrogazione dei politici ecologisti italiani: Europa Verdi/Verdi d una parte e FacciamoEco dall’altra

Il nome, sostanze perfluoroalchiliche, dirà probabilmente qualcosa solo a pochi esperti. Le cose cambiano invece con la sigla, Pfas, che a partire dal 2013 è balzata agli onori delle cronache per un gravissimo episodio di contaminazione delle falde acquifere in provincia di Vicenza.

Alla vicenda, che ha avuto e continua ad avere molte ramificazioni, anche giudiziarie, negli ultimi tempi si è aggiunto un nuovo protagonista, identificato dalla formula C6O4. Si tratta di una nuova varietà di Pfas, di cui si è parlato per la prima volta in Italia nel 2019, quando ne è stata segnalata la presenza nelle acque superficiali del Polesine.

Per individuare questa sostanza occorre usare degli standard chimici puri, versioni pure di composti che gli scienziati possono utilizzare per monitorare con precisione la presenza e la concentrazione di un contaminante nell’ambiente, calibrando con esattezza gli strumenti analitici.

Tuttavia, l’azienda produttrice degli standard ha fatto valere un suo brevetto per impedire la vendita del C604 come standard chimico puro da parte di alcune imprese, che lo fornivano anche alle autorità per controllare la presenza di tale Pfas nell’ambiente.

Adesso, però, le cose potrebbero cambiare, visto che la Commissione Europea ha dato la disponibilità a valutare l’obbligo di fornire lo standard di riferimento per tutte le sostanze registrate in occasione del prossimo riesame del regolamento Reach.

L’intervento della Commissione è stato sollecitato dall’europarlamentare Eleonora Evi e dalla consigliera regionale veneta Cristina Guarda, entrambe di Europa verde, che avevano evidenziato l’urgenza di avere lo standard di riferimento per il C6O4 e che hanno sottolineato come la Commissione abbia accolto le loro preoccupazioni.

Eleonora Evi ha presentato anche un’interrogazione alla Commissione europea relativa allo sforamento dei limiti sul biossido di azoto a Bolzano per il periodo 2003-2019.

La situazione è poi aggravata dal fatto che, nel maggio del 2020, è stato depositato un esposto al Tribunale di Bolzano in cui si evidenzia come, secondo diverse misurazioni indipendenti degli ossidi d’azoto effettuate in alcune aree del capoluogo, le concentrazioni sarebbero maggiori rispetto a quelle comunicate dall’amministrazione pubblica.

Evi ha quindi chiesto alla Commissione di verificare il corretto funzionamento dei sistemi di monitoraggio usati a Bolzano.

Evi e la Commissione Europea sono poi al centro di un’altra vicenda di contrasto all’inquinamento, questa volta relativa all’ampliamento dell’allevamento di suini di Schivenoglia, in provincia di Mantova, che da 900 capi dovrebbe passare a più di 4.100.

In risposta a un’interrogazione dell’eurodeputata, la Commissione ha stabilito che l’ampliamento deve essere sottoposto a Valutazione di impatto ambientale, contraddicendo quanto stabilito dalla Provincia di Mantova, che aveva escluso l’ampliamento dalla procedura di Via.

Tra l’altro, l’intervento a Schivenoglia, che ha comportato un aumento della capacità superiore alle 3.000 unità, oltre a non essere stato sottoposto a Via (come adesso invece richiede che si faccia la Commissione) è stato autorizzato con una semplice Scia (Segnalazione certificata di inizio attività, prodotta dal soggetto che realizza l’intervento) anziché con un Permesso di costruire (rilasciato invece dall’autorità amministrativa).

La decisione della Commissione è stata accolta positivamente anche da Maura Cappi, presidente del Comitato Gaeta Odv, che da anni si oppone alla costruzione di nuovi allevamenti intensivi e all’ampliamento di quelli esistenti, in un territorio, la Pianura Padana, tra i più inquinati d’Europa.

Spostandosi più a sud, questa volta in provincia di Viterbo, va segnalata la sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso di Assofrutti, organizzazione di produttori di nocciole, contro un’ordinanza del Comune di Nepi, che ha vietato l’utilizzo dei neonicotinoidi e ha imposto limiti molto severi all’impiego del glifosate.

Contro l’ordinanza, che è in linea con le indicazioni della Direttiva biodiversità dell’Unione ed è stata appoggiata dagli altri comuni che fanno parte del Biodistretto della Via Amerina, hanno presentato ricorso sia Assofrutti sia l’avvocato di Stato del Ministero della Transizione ecologica.

I deputati di FacciamoEco, Antonio Lombardo e Rossella Muroni, hanno commentato favorevolmente la sentenza del Tar.

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