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I verdi italiani pedalano “da soli”

verdi italiani
Immagine fornita da Europa Verde - Verdi

Facciamo chiarezza su cosa è successo in questi mesi in seno alle compagini ecologiste: Europa Verde-Verdi e FacciamoEco/Federazione Verdi. Si sono divisi perché…

I verdi italiani hanno deciso di pedalare da soli: da una parte Europa Verde-Verdi, dall’altra Facciamo Eco Federazione Verdi che non può più godere così del simbolo (ereditato non più tardi di questa primavera su concessione).

Una compagine ha il simbolo, l’altra appoggia il Governo Draghi. Ed è qui che nasce il casus belli: incongruenze di vendute sui fondi del Pnrr. Ma anche lo ribadisce Eleonora Evi, , europarlamentare di Europa Verde: “mai con la destra” e “le cause si portano avanti assieme e non per i fatti propri“.

Nel campo ambientalista italiano ci sono differenze di visione e culturali. Ho portato nella mia esperienza politica i lunghi anni di pratica ecologista in Legambiente – spiega a Greenplanner.it la deputata di FacciamoEco Rossella Muronidove mi hanno insegnato che il mondo provi a cambiarlo laddove accadono le cose. Per questo noi di FacciamoEco abbiamo un approccio più vicino a quello degli European Greens, che da tempo hanno sviluppato un progetto politico in grado di guidare la transizione e non solo di auspicarla.

Un soggetto ecologista moderno deve nascere dall’incontro tra culture diverse in cui ecologia, economia e innovazione, diritti e giustizia sociale possano intrecciarsi in maniera virtuosa“.

La Evi precisa “è anche una questione di saper collaborare e non decidere per conto proprio“.

Peccato” dicono in molti. I più attenti notano che da sempre i punti di partenza erano differenti.

Il Governo Draghi – prosegue la deputata ecologista Rossella Muroniè arrivato in una fase emergenziale, in piena pandemia, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza da presentare all’Ue e le partite fondamentali della lotta alla crisi climatica e del Green deal tutte da giocare.

Non credo sia mai stato un esecutivo ambientalista nonostante abbia istituito il ministero della Transizione ecologica. Ma oggi che ci sono condizione inedite, con l’Europa che punta su un’economia sostenibile e innovativa e sulla leadership nella lotta al mutamento climatico, è il tempo di prendere decisioni che influenzeranno come mai il futuro“.

Così, i Verdi in Italia hanno deciso di non pedalare in tandem in questa salita ecologica. A chi conta su di loro interessa, però, una cosa sola: che si arrivi a un dunque in fatto di tutela dell’ambiente e delle persone.

E questa probabilmente sarà l’unica strada che poterà ad aumentare l’adesione. Anche ora, di fronte alle amministrative di ottobre. Ne è ben conscia Eleonora Evi da qualche mese anche coportavoce con Angelo Bonelli dei Verdi. Quelli “con il logo“.

Stiamo lavorando sulla nostra identità e questa prevede che non staremo mai con la destra, ma neppure con quella sinistra che non ha come obiettivo l’ambiente“.

È il caso del candidato sindaco di Torino Stefano Lo Russo. “Ha dichiarato che proteggerà i posti di lavoro a scapito dell’ambiente” commenta la Evi. Per cui nel capoluogo piemontese Europa Verde appoggia Chiara Appendino. Punto.

A parte le amministrative di Milano (quelle organizzate attorno a Elena Grandi cui si sono affiancati Simone Sollazzo – ex Movimento 5 Stelle – e Carlo Monguzzi – finora nel Pd – anche se va notato che si è separato Enrico Fedrighini), c’è anche un sindaco Verde che si presenta: è Paolo Canducci di San Benedetto del Tronto, sembra inevitabile che Europa Verde/I verdi stiano all’opposizione.

A Bologna, Europa Verde – Verdi Bologna appoggiano il candidato sindaco del centrosinistra Matteo Lepore. 11 i punti su cui stanno lavorando a cominciare dal traffico (forte la contrarietà al passante autostradale), il consumo del suolo, ma anche istituire un assessorato all’agricoltura, agroalimentare e reti idriche, al fine di promuovere la sovranità alimentare contro il consumo di suolo agricolo, tutelare la biodiversità, favorire il metodo di coltivazione biologico e la bonifica dei corsi d’acqua.

Nella maggioranza del Governo Draghi, però, ci sta FacciamoEco. “Il modo in cui posso essere più utile al Paese – conclude la Muroniè esercitare fino in fondo il mio ruolo da parlamentare, con coscienza, libertà e pragmatismo. Nel decreto sulla governance del Pnrr e le semplificazioni grazie a noi è stato previsto il tavolo di discussione con territori e settori produttivi e sempre noi abbiamo bloccato gravi scempi.

Questo non ci ha impedito di votare contro. Come quando ci siamo espressi contro la riforma Cartabia perché il Governo non ha accolto le nostre proposte per inserire anche gli ecoreati tra i delitti gravi che hanno a disposizione più tempo per indagini e procedimenti. Idem dicasi per il rifinanziamento alla cosiddetta guardia costiera libica“.

I più ottimisti sperano che questo accerchiamento locale/nazionale possa portare a risultati concreti. In effetti le interrogazioni non mancano.

Per FacciamoEco i punti su cui lavorare sono chiari e delineati nel paper Cosa serve all’Italia per essere davvero Fit for 55 presentato recentemente alla Camera: “Semplificare gli iter autorizzativi per l’installazione delle rinnovabili e il repowering degli impianti esistenti e quelli per ottenere i decreti end of waste necessari all’economia circolare; per la mobilità passare alla propulsione elettrica, stop vendita auto a diesel e benzina entro il 2035 e investire 15 miliardi per potenziare il trasporto ferroviario regionale, il Tpl e la sharing mobility a zero emissioni.

Puntare sull’agricoltura sostenibile e di qualità promuovendo i BioDistretti e il biologico locale nelle mense pubbliche, arrivare finalmente a una legge sullo stop al consumo di suolo e avviare dalla prossima legge di Bilancio il taglio degli oltre 19 miliardi di sussidi che ogni anno diamo alla attività ambientalmente dannosi“.

Su questi punti sono in molti a lavorare: oltre alla Muroni, Andrea Cecconi, Lorenzo Fioramonti, Alessandro Fusacchia e Antonio Lombardo, Livio De Santoli Presidente del Coordinamento Free, Gianni Silvestrini Direttore scientifico del Kyoto Club, Monica Frassoni già co-portavoce dei Verdi Europei, Damiano Di Simine di Legambiente, Stefano Leoni della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Annalisa Corrado portavoce di Green Italia e Famiano Crucianelli del BioDistretto della Via Amerina e Delle Forre.

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