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Agricoltura: Covid non ti temo, o quasi

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covid e agricoltura
Foto di Continental

Agricoltura e Covid non sembrano essere in relazione, almeno per quanto riguarda i dati della produzione, con delle eccezioni. I timori degli agricoltori però non finiscono qui

L’ondata di danni economici trasportati dal Covid ha risparmiato ben pochi settori. Seppure con qualche caso in negativo, l’agricoltura italiana sembra aver retto gli effetti del lockdown e già nel primo trimestre 2021 ha registrato un forte rialzo.

Continental, da 150 anni leader nella tecnologia agricola, ha realizzato per quest’ultimo anno un Osservatorio delle macro tendenze nazionali in agricoltura.

Il valore della produzione in agricoltura in Italia tra il 2018 e il 2020 è calato dell’1,1%, passando da 56,7 miliardi di euro a 56,1 posizionandosi comunque al terzo posto sul podio europeo, dopo Francia e Germania.

Il binomio agricoltura e Covid è particolarmente evidente guardando le singole voci della produzione. Tra queste, l’olio di oliva ha subito un decremento del 16,2% nell’anno 2019/2020.

Altri due esempi, che però seguono la logica opposta, sono l’iniziale diminuzione del vino (-20,4%) che si è tramutata in un +3,5% l’anno successivo e la frutta che passa dal -2,4% nel 2019 al +14,8% del 2020.

A dimostrazione della ripresa del comparto agricolo ci sono anche i dati del mercato italiano delle macchine agricole che ha chiuso il primo trimestre del 2021 con un trend di crescita del 52,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Questo dato è un forte indicatore che evidenzia le capacità economiche dell’agricoltura italiana e gli investimenti del settore. Queste informazioni però non evidenziano le tipologie di aziende agricole che hanno potuto affrontare questi investimenti.

Il dubbio che sorge è che anche in questo settore la forbice tra grandi e piccoli produttori continui ad allargarsi.

I timori dei produttori non finiscono qui purtroppo. La preoccupazione maggiore è disporre della liquidità finanziaria per effettuare i pagamenti necessari per portare avanti le attività (63%), al secondo posto la possibilità di effettuare investimenti non rinviabili (33%) e, a pari merito al terzo posto, le difficoltà nel conferimento dei prodotti alla Gdo e quelle nel commercializzare il prodotto tramite i canali di filiera corta (27%).

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Filippo CasèFilippo Casè: Laureato in Scienze Gastronomiche a Pollenzo (CN) e in Food Quality Management presso la Wageningen University & Research. Ha collaborato con diverse realtà del food ed è costante nella ricerca di nuovi sistemi alimentari | Linkedin
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