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La sfida delle imprese sociali contro l’impatto ambientale dei prodotti assorbenti

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impatto ambientale assorbenti
Foto di Irina Ilina da Pixabay

Salute e ambiente, spesso in contrapposizione anche a causa di tabù culturali: è il caso degli assorbenti e delle iniziative per introdurli in aree in via di sviluppo, bilanciando costi e impatto ambientale

A causa della stigmatizzazione delle mestruazioni e dell’incapacità di molti Paesi di smaltire i prodotti assorbenti, 500 milioni di ragazze e donne nei paesi dell’Africa Sub-Sahariana e in Asia non hanno accesso alle risorse e all’educazione di cui hanno bisogno per gestire il proprio ciclo mestruale (fonte Fsg – www.fsg.org).

La maggior parte delle donne utilizza stracci di recupero, spesso inadeguati a contenere il flusso mestruale, talvolta condivisi tra le donne della stessa famiglia e antigienici, causa spesso di infezioni all’apparato riproduttivo o urinario.

In risposta alla povertà mestruale, alcune Ong hanno tentato di promuovere e distribuire nelle scuole assorbenti usa-e-getta. Queste iniziative si sono però rivelate infruttuose, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista ambientale.

Tabù, silenzi, disinformazione e miti. Nella maggior parte dei Paesi del mondo, vige ancora l’idea che sangue sia sinonimo di sporco o impuro e che parlare apertamente di salute mestruale sia di poco gusto.

Ma se in Occidente questo tabù si traduce nel nascondere gli assorbenti mentre si cammina verso il bagno, nei Paesi dove la parità di genere è più lontana, gli effetti sono più radicali.

Nell’ovest del Nepal, per esempio, le donne durante le mestruazioni sono costrette a dormire fuori dalla propria casa, insieme al bestiame, per non contaminare il marito e la famiglia.

Durante la festa di Rishi Panchami a Kathmandu, sempre in Nepal, secondo la tradizione le donne vengono purificate, tramite un bagno sacro nel fiume, dai peccati commessi nei giorni in cui hanno le mestruazioni.

Non si parla di ciclo mestruale e di mestruazioni perché è un tabù e questo silenzio ha un reale impatto negativo sulla salute e il benessere delle donne in tutto il mondo” ci spiega Maria Carmen Punzi, dottoranda di ricerca alla Rotterdam School of Management (Erasmus University) e attivista nel campo della salute mestruale.

Dal 2017 la Punzi lavora e collabora con numerose organizzazioni, sostenendo l’importanza di conoscere e integrare il ciclo mestruale sia nelle imprese che nei programmi delle organizzazioni non governative.

Nel settembre 2019 ha vinto un dottorato di ricerca di cinque anni, in cui esplora come stia cambiando il movimento sociale e l’imprenditorialità sul tema delle mestruazioni.

Si parla seriamente di igiene mestruale nei paesi del Sud del mondo da circa 10 anni, in particolare, grazie agli investimenti e il lavoro di sensibilizzazione svolto inizialmente dall’Unicef e dalla Bill & Melinda Gates Foundation.

All’inizio queste organizzazioni si sono concentrate sulla mancanza di infrastrutture igieniche (acqua corrente, bagni con serratura) nelle comunità più povere. Con il passare del tempo è emerso come non avere accesso a prodotti adeguati per gestire le mestruazioni costituisca una barriera per le donne, rendendo più difficile il tragitto verso la scuola o il lavoro, la capacità di concentrarsi e il loro benessere psicofisico” continua la Punzi.

Molte organizzazioni no-profit hanno cominciato a interessarsi al tema dell’igiene mestruale fornendo gratuitamente assorbenti monouso, che avrebbero normalmente costi proibitivi. Queste soluzioni però necessitano di infrastrutture di smaltimento dei rifiuti adeguate, non sempre presenti nelle comunità dove si svolgono queste iniziative” conclude la ricercatrice.

In Africa questi prodotti vengono normalmente bruciati o interrati. Il problema infatti non è solo sociale, ma anche ambientale. Un assorbente tradizionale è costituito per il 90% da plastica (2,4gr), l’equivalente di 4 borse da spesa per pacchetto.

Si tratta di un rifiuto non recuperabile, perché composto da un mix di materiali e perché dovrebbe essere smaltito insieme ai cosiddetti rifiuti speciali, come quelli ospedalieri, per esempio. Ma così non è, né nei paesi civilizzati, né nei paesi del sud del mondo.

Molti progetti sostenibili sono però stati avviati, soprattutto in Africa. In Burkina Faso, Palobde produce assorbenti lavabili in cotone locale. L’iniziativa è stata lanciata da Emilie Kyedrebeogo: oggi impiega oltre 60 donne e i prodotti vengono regolarmente acquistati da Ong e altre associazioni femminili.

La Dare Women’s Foundation opera nei villaggi delle regioni di Tanga e Arusha in Tanzania: uno dei progetti principali dell’associazione si concentra proprio sull’inaccessibilità dei prodotti igienici femminili. La fondatrice Duncan Simbeye e le sue colleghe insegnano alle donne come realizzare da sole assorbenti lavabili.

Anche le startup italiane sono attive in questo campo: Musa è un progetto sociale e ambientale ideato da tre studenti del Politecnico di Milano e uno dell’Università di Cambridge, il cui obiettivo è costruire comunità sostenibili, inclusive, giuste e in salute.

La loro mission è quella di liberare le donne da tutti quegli ostacoli che impediscono loro di realizzarsi e guidare lo sviluppo delle proprie comunità, a partire dallo stigma sociale delle mestruazioni.

Producono assorbenti in fibra di banana, compostabili e convenienti, per le donne e con le donne di comunità in via di sviluppo. Con l’obiettivo di chiudere il cerchio, accompagnando le donne, abbattendo i costi e sfruttando le potenzialità locali, i talenti e i materiali.

Promuovono infatti l’educazione di donne, ragazze e delle loro comunità sui temi di salute mestruale e igiene, insegnando loro a gestire la produzione e le vendite: hanno ideato una mutanda assorbente compostabile, economica e in linea con lo standard di qualità occidentale.

La fibra di banana è un materiale ricavabile dagli steli delle piante e quindi dagli scarti delle coltivazioni, in quanto, una volta che la banana ha dato i frutti viene tagliata e una nuova pianta deve essere coltivata: ha inoltre ottime performance assorbenti, igieniche ed è in grado di degradarsi velocemente nell’ambiente.

Anche l’Europa e l’America non sono lontane dal problema: tanto lavoro culturale è ancora da fare per sensibilizzare all’uso di prodotti lavabili e riutilizzabili. Largo quindi a progetti di imprese sociali, che possano unire le donne del mondo a un minor impatto ambientale.

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