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Mitigare il rischio di trasmissione aerea dei virus indoor

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trasmissione virus indoor
Foto di Max Fischer da Pexels

Si torna in classe con il rischio di trasmissione “airborne” (aerea) di virus (Covid-19 compreso) negli ambienti chiusi: le risposte della scienza. Le considerazioni e le evidenze scientifiche sulla trasmissione negli ambienti chiusi del Covid-19 che Sima – società italiana di medicina ambientale – condivide con professori e studenti, che possono partecipare alla compilazione di un questionario di indagine sul tema

Assenza di regole chiare e di controlli puntuali stanno facendo dell’Italia un far west di aziende che propongono i più disparati dispositivi per la ventilazione, purificazione, sanificazione e monitoraggio dell’aria.

Molti di questi non solo potrebbero non funzionare come argine alla propagazione del Covid-19 nelle aule scolastiche ma, ancor peggio, possono essere causa di rischi per la salute di discenti e docenti.

Con la collaborazione di Sima – la società italiana di medicina ambientale – vogliamo fare chiarezza sull’argomento e indicare tre strade percorribili e consigliate dalla scienza.

Controllo continuo della CO2 nell’ambiente

Monitorare in continuo l’anidride carbonica (CO2) con sistemi smart a semaforo che rendono immediamente visibile ai docenti lo stato dell’aria indoor.

Quando la luce è verde (livello di CO2 pari o inferiore a 700 ppm) significa che il rischio che abbiamo di respirare aria espirata da altre persone, potenzialmente infette, è inferiore all’1%.

Se la luce è gialla o rossa basta seguire il Protocollo Sima, disponibile gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta, frutto di ricerca scientifica (doi.org/10.1016/j.envres.2021.111560) e già condiviso a livello internazionale, che prevede semplici azioni in successione, come apertura di porte e finestre per un determinato lasso di tempo, riduzione del numero di persone.

Il monitoraggio della CO2 in ambienti confinati è pratica in uso in molti Stati: in Europa i Cts di Belgio, Olanda, Spagna, Germania, Francia ne consigliano l’uso nelle scuole e in tutti gli altri ambienti indoor di lavoro e svago, in molti Stati Usa e Giappone utilizzano da tempo questa pratica e considerano il monitoraggio in continuo della CO2 indoor come il modo più semplice e meno oneroso per garantire aria salubre sia in ottica Covid-19 che per migliorare le performance di lavoratori e studenti.

Infatti, oltre i 1.000 ppm di CO2 indoor si notano fenomeni come sonnolenza, calo dell’attenzione, mal di testa, nausea, deficit cognitivo.

Diluire i potenziali contaminanti dell’aria ventilando gli ambienti

Ventilare in modo naturale, aprendo finestre e porte, o meccanizzato, infrastrutturando l’ambiente con sistemi di Vmc (ventilazione meccanica controllata), meglio se decentralizzati, parametrati al volume dell’ambiente da trattare (un’aula scolastica mediamente ha un volume di 90 m3.

Ideale è dotarsi di un dispositivo Vmc con portata di 800 m3/ora che consente una diluizione significativa degli inquinanti indoor, ivi compresi virus e batteri airborne).

Uno studio Sima, condotto con il Bambin Gesù di Roma ed Ergon Research (doi.org/10.1016/j.envres.2020.110343), ha dimostrato che la Vmc a elevate portate d’aria riduce il rischio di respirare particelle infette del 99,6%.

Bloccare i contaminanti tramite sistemi di filtrazione dell’aria

I sistemi di filtrazione dell’aria più performanti oggi disponibili sul mercato sono stati sviluppati per uso militare, declinati poi anche a uso civile per contrastare efficacemente la pandemia negli ambienti confinati.

I principali distretti scolastici Usa ne stanno dotando tutte le classi. Si tratta di sistemi stand alone silenziosi e di piccole dimensioni, che filtrano e inattivano nanoparticelle sino a 0,007 micron di diametro, ossia venti volte più piccole del Sars-Cov-2.

Sanificatori d’aria: meglio evitare…

Meglio non usare i sanificatori d’aria, perché direttamente possono rilasciare in aria particelle tossico-nocive o cancerogene, come il biossido di titanio (TiO2), se sprovvisti di test di rilascio non scientificamente validati, e indirettamente producono trasformazioni chimiche nell’atmosfera che a loro volta possono generare nuovi composti organici più pericolosi di quelli di partenza.

Si tratti di sistemi di sanificazione attiva, a fotocatalisi, o passiva, tramite applicazioni a pareti e superfici di vernici e prodotti di finitura al biossido di titanio, ionizzatori, sistemi a raggi Uvc, al plasma, a ozono, ecc.

La scienza ne sconsiglia l’uso indoor in presenza di persone (pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/acs.est.1c02582). La tutela della salute pubblica deve passare anche per il Principio di Precauzione sancito dall’Unione Europea.

Principio a cui ognuna delle nostre menti e dei nostri cuori deve appellarsi quando si ha anche solo il dubbio che ciò che ci viene suggerito valido da pubblicità e da solerti venditori valido non sia.

Qui si tratta di tutelare i nostri figli e nipoti ma anche tutto il personale scolastico non solo da un virus ma anche da ciò che respirano ogni giorno nell’aria indoor.

Aria che è già molto più inquinata di quella esterna (mediamente cinque volte più inquinata) e che non possiamo permetterci di rendere ulteriormente insalubre ancorché pericolosa causa l’utilizzo di dispositivi tecnologici di non comprovata efficacia e sicurezza.

La società italiana di Medicina Ambientale ha chiesto e ottenuto da alcune delle aziende che producono i migliori sistemi, scientificamente validati, di purificazione, monitoraggio e ventilazione meccanica controllata, che questi dispositivi fossero disponibili per le scuole italiane a un prezzo etico.

Per questo la società ha anche suggerito a queste aziende di individuare un distributore unico per il mondo scuola Italia, per rendere accessibile a tutti l’acquisto delle tecnologie più sicure e performanti.

A oggi tre grandi aziende hanno aderito alla richiesta e queste sono rappresentate in Italia dalla Sdp Italia Srl (www.sdpitalia.it) startup innovativa che ha sposato il codice etico di Sima e i suoi valori portanti, rivolti al bene comune con al centro la scienza, da cui trarre i migliori insegnamenti per aiutarci a mitigare gli effetti dei determinanti ambientali e sociali della salute.

Sima si è resa disponibile ad aprire un dialogo costruttivo, occasione di confronto, approfondimenti, focus, webseminar, con il mondo dei docenti scolastici afferenti al network di GreenPlanner, dialogo che in via istituzionale abbiamo già in essere con il Ministero dell’Istruzione, con l’Unesco e con l’Oms.

Alessandro Miani, presidente della società italiana di Medicina Ambientale (Sima) – autore di questo articolo – invita a scrivere all’indirizzo [email protected] se avete dubbi, richieste o proposte da sottoporre sull’argomento.

Gli esperti di Sima e Miani direttamente saranno lieti di darvi tutto il supporto possibile per realizzare insieme una scuola più consapevole sui temi dei cambiamenti climatici e salute, determinanti ambientali e sociali della salute, approccio One Health, salute planetaria, transizione ecologica ed energetica.

Se siete interessati, potete anche rispondere al questionario sulla sicurezza dell’aria nelle scuole.

Chi è Sima e di cosa si occupa

La società italiana di Medicina Ambientale (Sima), nata nel 2015 a Milano, oggi presente con rappresentanze in otto regioni italiane, oltre che in Belgio, Spagna e Usa, è nota a livello internazionale per l’impegno profuso nella ricerca scientifica sulla qualità dell’aria, dell’acqua, l’epidemiologia e i costi delle patologie da esposizioni ambientali, il rischio Radon e amianto e la prevenzione primaria del cancro, specie in ambito pediatrico.

Sima ha anche dato il proprio contributo originale sul tema inquinamento atmosferico e Covid-19 (bmjopen.bmj.com/content/10/9/e039338.abstract) e primi al mondo ha isolato il genoma del nuovo coronavirus nel particolato atmosferico di Bergamo nelle settimane antecedenti al primo lockdown (www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0013935120306472).

Su questa importante questione scientifica legata alla pandemia Covid-19, Sima ha costituito una rete internazionale di ricercatori provenienti dai più prestigiosi atenei di tutti i continenti (denominata Rescop e istituita come Commissione ufficiale presso la rivista Environmental Research, da cui emergerà anche un report per il Parlamento Europeo).

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