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Giganti, creative o rosse: l’impatto sociale delle panchine

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panchine rosse
Foto di Manfred Antranias Zimmer da Pixabay

Da una semplice panchina, arredo urbano stabile e dedicato alla sosta, al risposo e alle chiacchiere, arrivano messaggi artistici, sociali e anche “appelli” di turismo locale. Tanto più se sono giganti

La storia della panchina coincide con la nascita delle panche pubbliche utilizzate nella vita urbana delle città, come testimoniano i resti di sedute ritrovate nella Valle dei Templi in Sicilia e all’interno degli scavi di Pompei.

Le panche venivano utilizzate anche all’interno delle case e per fare la veglia ai campi. È però in Toscana, tra il XIV e il XV secolo, che assumono maggiore importanza, in concomitanza di un processo di valorizzazione delle piazze, delle logge e delle vie principali, al fine di rendere le città sempre più vivibili e più condivisibili.

Da qui, poi, la diffusione a livello globale.

L’idea della condivisione del paesaggio urbano e del piacere dello stare in contemplazione è stata elaborata da ogni società in modo diverso e ha condizionato la definizione e la creazione di luoghi vissuti dalla collettività. È per questo motivo che è nata prima la panchina della sedia: per l’esigenza di socialità dell’uomo.

Negli ultimi anni, però, la panchina ha perso molta di questa importanza assegnatale nei secoli e, talvolta, è vista come sinonimo di degrado.

Grazie però a progetti come il Big Bench Community Project, le panchine oggi stanno riacquisendo nuova vita e significato, legati, non solo all’estetica e alla loro grandezza fuori scala, ma anche al sostegno di comunità locali, del turismo e delle eccellenze artigiane dei paesi in cui si trovano queste installazioni.

L’iniziativa no profit arriva dall’inventiva del designer americano Chris Bangle insieme alla moglie Catherine, cittadini italiani dal 2009.

Il progetto prevede sia il supporto tecnico a chi vuole costruire una nuova Grande Panchina ufficiale, sia la collaborazione con le eccellenze dell’artigianato locale per realizzare prodotti, come gadget, a esse ispirati e che possano quindi dare un piccolo contributo all’economia e al turismo locali.

Una parte del ricavato di ogni vendita, come le donazioni fatte da chi realizza una nuova panchina, sarà devoluta ai Comuni coinvolti e destinata a sostegno delle comunità locali.

L’obiettivo è, quindi, anche quello di sentirsi cittadini attivi, tramite una scelta di sostenibilità, e di un turismo lento, fatto di passeggiate, pedalate e scoperte fuori scala.

Tutte le panchine sono registrate e inserite in una mappa e chi viaggia per scoprirle può ottenere un vero e proprio passaporto, da timbrare ogni volta che se ne incontra una: riconoscerle è semplice, poiché oltre a essere fuori scala, hanno dei caratteristici riccioli laterali sulla struttura.

A oggi, il progetto conta 168 panchine, con l’obiettivo di costruirne 200 entro l’anno.

E poi a Como…

Un vero e proprio trono gigante e rosso si erge invece sulle sponde del lago di Como, in occasione di Orticolario – la manifestazione dedicata a giardini tematici e installazioni artistiche in programma dal 30 settembre al 2 ottobre 2021 nel parco botanico di Villa Erba a Cernobbio (Como).

Dallo scorso agosto 2021, a pochi passi dall’elegante imbarcadero in stile Liberty sulla punta della riva di Cernobbio, è infatti possibile ammirare la bellezza del lago, da una prospettiva diversa.

Il trono si chiama Delenimentum, ovvero attrazione, fascino, incanto, ed è la versione titanica della mitica Adirondack Chair, creata nel 1903 dal progettista Thomas Lee durante un periodo di vacanza sui monti Adirondack, nello stato di New York.

Il manufatto è interamente sostenibile, realizzato in Veneto artigianalmente, con legno di recupero.

Quelle contro il femminicidio

A ogni panchina o trono che sia, viene quindi assegnato un significato intrinseco: per esempio, dal 26 novembre 2017, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, alcune panchine sparse per le città italiane vengono dipinte di rosso, in ricordo delle donne vittime di femminicidio.

Si tratta di simboli per diffondere consapevolezza su questo fenomeno sempre più diffuso e segni tangibili di un impegno quotidiano volto ad aiutare le donne a uscire da situazioni di violenza.

Tutte le panchine infatti riportano il numero nazionale antiviolenza 1522, per indicare la strada e per comunicare che nessuno è mai solo.

Speranza, bellezza, stupore: molti sono i valori legati a una semplice panchina che ci può suggerire nuovi stili di vita, nel rispetto delle persone e dell’ambiente. Un messaggio comunque gigante.

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