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L’imprenditoria al servizio dell’emergenza climatica: Time for the Planet

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Time for the Planet
i soci fondatori di Time for the Planet

Time for the Planet lancia una raccolta fondi per poter finanziare imprese che agiscano contro il riscaldamento globale. Come? Ce lo spiega Sébastien Poulin, Planet leader Italia

Con lo slogan “stiamo raccogliendo 1 miliardo di euro per creare 100 imprese che agiscano contro il cambiamento climaticoTime for the Planet, realtà no profit creata a Lione nel 2019 da parte di 6 imprenditori provenienti da diverse aree di business, ha deciso di agire per il clima, ma in “modo diverso“.

L’obiettivo ambizioso infatti, tipico degli imprenditori, è quello di creare delle imprese che agiscano contro il riscaldamento globale. E non solo in Francia, come racconta Sébastien Poulin, Planet leader Italia, a M.Cristina Ceresa, direttore di greenplanner.it.

Tutto si basa su una convinzione che ruota attorno al coinvolgimento responsabile: la Terra appartiene a tutti – ça va sans dire – e ognuno di noi, a diverso titolo, può dare un aiuto concreto alla lotta contro il cambiamento climatico.

Nel caso di Time for the Planet si può diventare azionisti o assessor, oppure proporre un’idea innovativa che rispetta i requisiti espressi dalla mission del progetto.

La partecipazione finanziaria è “diffusa”: tutti (ovvero dal privato, alle aziende e financo alle organizzazioni no profit) possono prendere parte al progetto, diventando azionisti, grazie al contributo minimo di 1 euro, accelerando così il processo di raccolta dei fondi necessari per sostenere le idee innovative.

E poi, c’è il concetto di “condivisione“: le aziende create da Time for the Planet opereranno in logica open source, rendendo così pubbliche (e quindi accessibili) tutte le loro innovazioni.

Time for the Planet vuole proporre e introdurre soluzioni che possano ridurre in modo significativo le emissioni di gas serra, contribuendo così al raggiungimento dell’obiettivo di neutralità carbonica.

L’idea di fondo è di intervenire su quattro ambiti complementari: lo sviluppo di fonti di energia e di materiali a zero emissioni, l’efficienza energetica, la riduzione del consumo di risorse e del fabbisogno lungo tutta la catena di produzione e, infine, la cattura dei gas a effetto serra, per ridurre la loro concentrazione in atmosfera.

Per fare questo, sono state identificate 20 problematiche specifiche legate a diversi settori di intervento: energia, processi industriali, trasporti, edilizia e agricoltura.

Oggi, a quasi due anni dall’avvio del progetto, Time for the Planet conta oltre 28.000 azionisti (va detto che al momento i più sono francesi) e ha raccolto più di 5 milioni di euro.

Idati sono costantemente aggiornati sul sito, così come lo stato di avanzamento del piano di azione su cui l’organizzazione si è impegnata, inclusi gli aspetti legati alla governance societaria e alla gestione delle attività.

È chiaro che, in un’iniziativa come questa il concetto di community risulti centrale; di conseguenza, la comunicazione riflette questo approccio. Per farsi conoscere e per raggiungere in maniera più capillare i singoli, Time for the Planet ha puntato su due social: LinkedIn (oltre centomila i follower) e Instagram (la pagina francese ha quasi 17mila follower ed è stata aperta una pagina in italiano).

Quali saranno i prossimi passi? Il piano di progetto, su questo punto, è chiaro: entro il 2025 si vuole arrivare a una base azionaria di 250.000 soci, per 100 milioni di euro raccolti e con 30 aziende create.

Per il 2030 sono fissati gli obiettivi esplicitati nella mission: creazione di 100 aziende e raccolta di quel miliardo di euro dello slogan.

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l'area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell'etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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