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Gestire i trasporti per non rimanere intrappolati in coda

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Foto di Bilderandi da Pixabay

L’Italia è al secondo posto nella classifica sulla densità automobilistica in Europa, dietro al Lussemburgo. Si tratta di un dato che ha ricadute importanti, di cui è quasi impossibile non fare esperienza. Le soluzioni, di breve e lungo periodo, ci sono e non mancano nemmeno corsi per diffondere le conoscenze su queste tematiche

Danno indicazioni sulla strada da percorrere per raggiungere la nostra destinazione e ci dicono anche in quanto tempo arriveremo. Segnalano ristoranti, alberghi, negozi e centri commerciali, in alcuni casi raccogliendo persino le recensioni di altri clienti e avvertono quando ci sono monumenti o luoghi panoramici che è meglio non farsi scappare.

Sono i sistemi di navigazione satellitare, che dopo essere stati installati sui veicoli, oggi sono integrati nei cellulari e in innumerevoli oggetti wearable.

La capillarità della loro diffusione consente di raccogliere informazioni, estremamente precise e aggiornate in tempo reale, anche sui livelli del traffico e sugli eventuali ingorghi.

Dispositivi per la gestione dei trasporti

Tom Tom, società olandese specializzata nella produzione di sistemi di navigazione, da anni rende disponibili le informazioni che le arrivano dai suoi clienti e le organizza in una classifica, molto articolata, sui livelli di traffico delle varie città del mondo.

L’azienda ha elaborato un indice del traffico che, a partire da una baseline elaborata su una situazione (ideale) priva di traffico sulla rete stradale di una città, quantifica il tempo extra speso in coda durante le ore di punta.

Nel nostro paese la città che fa peggio è Palermo, in cui in media uno spostamento di mezz’ora con zero traffico richiede il 29% di tempo in più nell’ora di punta. Seguono Genova e Roma con il 27%, Messina e Napoli con il 25%, Catania, Bari e Milano con il 23%.

Fanno bene Padova, Modena e Brescia, città dove la perdita di tempo per le code è decisamente più contenuta.

Al di là del livello di dettaglio che raggiungono, queste classifiche certificano purtroppo una situazione ben nota: l’Italia è un paese con una densità automobilistica altissima, in cui i costi economici e sanitari della congestione stradale sono estremamente elevati.

Le soluzioni non mancherebbero: la diffusione dello smart working che, al netto delle criticità che vanno risolte, può dare un contributo alla riduzione del traffico e delle emissioni; il potenziamento dei mezzi pubblici e delle infrastrutture per la mobilità dolce; l’adozione di sistemi di sharing.

Ci sarebbero poi i mobility manager, che dovrebbero svolgere una funzione di raccordo e coordinamento per aiutare chi lavora a individuare le soluzioni migliori per coprire i percorsi casa-lavoro.

In questo caso, però, i condizionali sono d’obbligo, perché queste figure, introdotte nel nostro ordinamento alla fine degli anni Novanta, sono poco diffuse e, in più, se ne sa ancora davvero poco.

Secondo un’indagine condotta da Isfort a settembre 2020, solo il 29% degli intervistati sapeva che per le aziende e gli enti pubblici con almeno 100 dipendenti era stato introdotto l’obbligo di nominare un mobility manager.

Proprio per contribuire alla diffusione delle conoscenze sulla mobilità sostenibile la 24Ore Business School ha organizzato per il prossimo 24 settembre un master mobilità sostenibile.

Il corso ha l’obiettivo di fornire ai partecipanti le competenze necessarie a sviluppare progetti di mobilità sostenibile capaci di rendere rendendo gli spostamenti più efficienti e più rispettosi dell’ambiente.

Un’occasione da non perdere, anche per i mobility manager, considerato che il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ha stanziato per il 2021 un fondo di 50 milioni, di cui 35 milioni destinati alle pubbliche amministrazioni e alle imprese e 15 milioni agli istituti scolastici che abbiano nominato il proprio mobility manager.

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