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Rifiuti speciali: l’Italia è prima in Europa ma si deve osare di più

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Foto di Sumanley xulx da Pixabay

Presentato nel corso de Il Verde e il Blu Festival un report commissionato da Fise Assombiente sui rifiuti speciali che propone un confronto tra il sistema italiano di gestione dei rifiuti speciali e quello di alcune tra le principali realtà europee (Germania, Francia e Spagna)

L’Italia eccelle nel riciclo dei rifiuti speciali, ma il nostro sistema industriale ne produce ancora troppi e, inoltre, mancano le infrastrutture adeguate per limitarne lo smaltimento in discarica e avviare, invece, un processo di economia circolare più vasto e potente.

Che porterebbe grandi vantaggi alla nostra economia creando crescita, valore e occupazione perché, spiega il vice presidente di Fise Assoambiente Marco Steardolo sviluppo tecnologico richiesto dal percorso di transizione energetica verso le fonti rinnovabili, la decarbonizzazione e l’economia circolare, implica un potenziamento delle attività di riciclo e di estrazione delle materie prime critiche dai rifiuti, per ovviare alla mancanza di materie prime vergini, evitando di dipendere dall’estero“.

La situazione offerta dal dossier che il Laboratorio Ref Ricerche ha realizzato per Fise Assoambiente – I rifiuti prodotti dalle attività economiche: tanta virtù… e qualche criticità da risolvere – presentato nel corso de Il Verde e il Blu Festival, mostra quindi una situazione in chiaroscuro per il settore del trattamento dei rifiuti.

Se da una parte i numeri relativi al riciclo nel nostro Paese sono molto incoraggianti – siamo davanti a Germania, Francia e Spagna – dall’altra, con la ripartenza dell’economia il settore teme un possibile nuovo aumento dei rifiuti provenienti da attività economiche.

Fattore che aggraverebbe la situazione attuale – c’è già un gap impiantistico che impedisce di limtare il conferimento in discarica di questi rifiuti, privilegiando il trattamento e la creazione di un processo circolare virtuoso di recupero – e che richiederebbe di aumentare la dotazione impiantistica necessaria a gestirli efficacemente.

L’analisi sui rifiuti speciali di Ref Ricerche

I dati presentati da Ref Ricerche evidenziano due trend: continua a crescere la voce degli stoccaggi (18 milioni di tonnellate) – complice la carenza impiantistica del nostro Paese – mentre resta stabile il numero degli impianti presenti in Italia – vicino agli 11.000 – a testimonianza di un settore parcellizzato e diffuso sul territorio.

I rifiuti prodotti dalle attività economiche in Italia sono pari a circa 82 milioni di tonnellate.

Nel confronto europeo l’Italia si posiziona molto bene sul fronte del riciclo, con la leadership assoluta nella percentuale di recupero di materia (79,3%) e molto vicina al primo posto assoluto della Francia (20%) per tasso di circolarità, ovvero la quota percentuale di materiale recuperato e reimmesso nell’economia sul totale di materia, con il 19,5%.

Il 50% dei rifiuti speciali proviene da precedenti trattamenti di acque reflue e rifiuti (in gran parte dei casi finalizzati al riciclo) e il 30% dal manifatturiero.

L’incidenza così elevata della presenza di rifiuti speciali provenienti dal trattamento di rifiuti testimonia, da un lato, un modello di gestione che spinge sul recupero di materia, ma dall’altro su questo dato pesa il quantitativo di rifiuti che entra come urbano negli impianti di trattamento meccanico biologico e da questi esce con la qualifica di speciale.

La metà dei rifiuti speciali provenienti da trattamento dei rifiuti finisce ancora in discarica. Resta residuale il recupero energetico, decisamente più sviluppato in altri Paesi europei.

In Italia la produzione dei rifiuti da attività economiche negli ultimi anni è cresciuta più del Pil. Nell’intervallo temporale 2010-2018 il prodotto interno lordo italiano è cresciuto del 10%, mentre questi rifiuti sono aumentati del 23%.

L’esatto contrario di quanto registrato in altri Paesi europei come Germania e Francia, in cui nello stesso periodo lo sviluppo del Pil (rispettivamente +31% e +18%) è stato di gran lunga superiore all’aumento dei rifiuti da attività economiche (rispettivamente +14% e +5%).

Nel nostro Paese per ogni 1.000 euro di Pil si producono 47 kg di rifiuti contro i 42 della Spagna, i 35 della Germania e i 33 della Francia.

In Italia la produzione di fanghi (11,7 milioni di tonnellate) è decisamente più elevata che in Germania dove se ne producono 3,5 e il trend è in deciso aumento (+9% tra il 2018 e il 2019).

La principale forma di gestione resta la discarica (56%). Si attende da tempo un intervento normativo che chiarisca le possibilità di utilizzo in agricoltura, il recupero di nutrienti e la produzione di fertilizzanti e ogni altra forma di recupero di materia e quindi di energia.

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