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Perché tutelare la Natura significa anche preservare noi stessi

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Foto di Pexels da Pixabay

Siamo entrati ufficialmente nel decennio della svolta necessaria, quello in cui dobbiamo impostare la nostra vita su un nuovo rapporto con la Natura

A dircelo, oltre al buon senso comune, è la scienza. Il quinto Global Biodiversity Outlook, pubblicato nel settembre del 2020, ribadisce che la biodiversità sta declinando a una velocità e a un livello senza precedenti nella storia e nessuno dei 20 Aichi Target, gli obiettivi fissati dal Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 per fermarne la perdita, è stato completamente raggiunto.

La pressione antropica ha alterato tre quarti dell’ambiente terrestre e circa il 66% dell’ambiente marino, mentre circa 1 milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione.

Un recente report di Legambiente parla addirittura dell’estinzione di circa 200 specie al giorno. Più di un terzo della superficie terrestre e quasi il 75% delle risorse di acqua dolce sono attualmente utilizzate per l’agricoltura e il bestiame, contribuendo al degrado del suolo che ha ridotto del 23% la sua capacità produttiva.

L’umanità è a un bivio: si deve tornare a un unicum con la Natura

Dati che lasciano esterrefatti e che denunciano una realtà non più ignorabile: l’umanità è effettivamente a un bivio, e cosa lasciare alle generazioni future va deciso qui e ora.

Ma come attuare il cambiamento necessario? Come concretizzare le azioni giudicate urgenti dalla comunità scientifica? “È innanzitutto necessario tornare a quell’unicum con la Natura che abbiamo perso centinaia di anni fa, tornare a essere parte dell’ecosistema e non ergerci a specie superiore che vuole, può e comanda“.

Ne è sicura Chiara Grasso, etologa e presidente di Eticoscienza, che spiega come l’uomo si sia dimenticato per troppo tempo di essere parte di quegli ecosistemi, che fa di tutto per distruggere e che “se solo iniziassimo a osservare la Natura e a conoscerla – continua la dott.ssa Grassocapiremmo che danneggiarla vuol dire danneggiare il nostro futuro. Disboscare oggi, vuol dire rischiare frane e dissesti idrogeologici domani, con conseguenze devastanti per le nostre abitazioni. Utilizzare pesticidi e insetticidi oggi, vuol dire far bere acqua contaminata e mangiare verdura inquinata domani ai nostri figli“, sottolineando un legame tra specie e tra uomo e natura, che se spezzato porta a un impatto a cascata su tutto il sistema.

Eppure, le soluzioni sono ancora una volta ben note. Innanzitutto la conservazione che, come spiega la GrassoFunziona! Non sempre. Non dovunque. Non subito. Ma funziona, soprattutto quando viene accompagnata da una corretta e diffusa educazione” perché, a titolo di esempio “è inutile investire milioni di euro in progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici se prima non viene fatta sensibilizzazione di massa su quali sono gli effetti delle nostre azioni ed è inutile continuare a eradicare specie invasive se in primis non vengono educati i cittadini a non acquistare specie esotiche e non rilasciarle in Natura. E per farlo, è importante lavorare con i cittadini, con le comunità locali e accostare molteplici professionalità dalla psicologia, alla divulgazione, al giornalismo, all’informatica, alla biologia, alla sociologia, al turismo, alle scienze ambientali e naturali“.

E se conservazione ed educazione sono fondamentali, lo sono anche gli interventi infrastrutturali, come la realizzazione di infrastrutture verdi e blu e le soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions – Nbs), la cui importanza è ribadita dalle stesse Nazioni Unite che ha inaugurato, proprio quest’anno, il decennio per il ripristino degli ecosistemi globali.

Oppure le strategie di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici che, se implementate in forma replicabile e scalabile potrebbero diminuire notevolmente la vulnerabilità dei nostri sistemi socio-ecologici.

A queste si aggiunge, poi, la necessità di ridurre l’impatto dell’uomo, attraverso nuovi modelli di gestione della terra e delle foreste, combattendone il degrado e la devastazione, così come l’implementazione di nuovi modelli di agricoltura e la promozione di una filiera alimentare corta e sostenibile che tenga conto dei tempi di rinnovo della natura e delle specie.

Un approccio sostenuto anche da un recente report pubblicato su Nature che spiega come per fermare la perdita di biodiversità entro il 2050 sia necessario attuare stringenti misure di conservazione e adottare, al contempo, modelli di consumo e produzione sostenibili.

Basti pensare al fenomeno del sovrasfruttamento delle risorse ittiche e di come questo danneggi l’intero ecosistema marino, nonché le comunità umane che da questo dipendono per la loro sopravvivenza.

Fondamentale, inoltre, una nuova visione di ecosistema urbano improntato sul rispetto dello spazio pubblico e di quello riservato alla natura, così da garantire il godimento di quei servizi che la natura fornisce direttamente e indirettamente all’uomo: aria più salubre, benessere mentale, mitigazione degli effetti isola di calore; solo per citarne alcuni.

Proprio in questi giorni si sta tenendo, a Marsiglia, il Congresso Mondiale per la conservazione della biodiversità (Iucn). Un momento di riflessione ma anche, soprattutto, un’occasione per promuovere un’azione globale urgente.

Perché, se è vero, come dice Chiara Grasso, che “siamo in effetti l’unica specie che ha adattato l’ambiente alle sue necessità, invece di adattare le sue necessità all’ambiente“, è innegabile che per quanto alcuni misteri del mondo naturale possano ancora sfuggirci, oggi conosciamo l’unica realtà importante: sono gli ecosistemi naturali, con le loro funzioni, che ci consentono di sopravvivere, giorno dopo giorno.

E abbiamo ancora una piccola finestra di tempo per passare all’azione.

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Valeria Barbi Valeria Barbi: politologa, naturalista e viaggiatrice. Si occupa di gestione di progetti su cambiamento climatico e sostenibilità. Svolge attività di formazione e consulenza a livello nazionale e internazionale. Analizza e racconta il rapporto tra uomo e natura nell'Antropocene, per dare vita a progetti e strategie di coinvolgimento dei cittadini | Instagram
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