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La piastrella fatta di fango

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Foto di Gruppo Marazzato

A Pink&Green una giovane ingegnera ambientale, Eleonora Longo, ci racconta la bellissima storia di un centro di ricerca, quello di Marazzato, dove grazie al Politecnico di Torino i fanghi da dragaggio si trasformano in piastrelle

Tutto inizia quando il Gruppo Marazzato, che dal 1952 si occupa di bonifiche e di gestione e smaltimento di rifiuti industriali liquidi, intiusce che gli scarti sono sempre più materiale da trattare con innovazione per arrivare, a volte, a risultati sorprendenti.

Nasce da qui la piastrella fatta di fango. Ma dietro c’è un percorso di ricerca e di innovazione che parte dal Politecnico di Torino per arrivare alla costituzione di un centro di Ricerca & Sviluppo a Villastellone.

Qui, in provincia di Vercelli, l’economia circolare diventa il cuore pulsante di un innovativo geopolimero che compone piastrelle e altri materiali da costruzioni che alla Milano Design Week di quest’anno erano in mostra presso il Museo della Scienza e della Tecnica, nell’ambito di RoGuiltlessplastic promosso da Rossana Orlandi.

L’abbiamo chiamato geopolimero perché non c’è niente di più naturale dei fanghi di dragaggio che si depositano nei bacini delle dighe. E devono essere recuperati e smaltiti se si vuole che le centrali idroelettriche funzionino a dovere.

Il processo ce lo racconta una giovane ma preparatissima ingegnera ambientale, Eleonora Longo, coordinatrice dello stesso Centro Ricerche e Sviluppo.

Il progetto va inquadrato in un percorso di ricerca più ampio e articolato che nasce dalla sollecitazione del Centro Servizi Lapideo del Verbano Cusio Ossola, società con partenariato pubblico privato che pose all’attenzione di un gruppo multidisciplinare del Politecnico di Torino e dell’Università di Torino il problema dello smaltimento dei fanghi di segagione prodotti nel ciclo di lavorazione delle rocce ornamentali.

Interessanti sono le competenze pluridisciplinari messe in campo: Marco Zerbinatti (il capo della Longo), docente del Politecnico di Torino, lavora gomito a gomito su questi temi con Paola Antonaci, Paola Palmero e Jean-Marc Tulliani.

In parallelo, diversi dottorandi e dottori di ricerca contribuiscono ad avviare approfondimenti specifici sul tema. La collaborazione sinergica con partner industriali chiude il cerchio.

Oltre a Marazzato troviamo attive su questo progetto il Gruppo Civà, che sta mettendo a punto (insieme con il Politecnico di Torino) le modalità di produzione su scala industriale per la prima volta fuori dal laboratorio, e il Gruppo Agifin che ha fornito gratuitamente la materia prima seconda per la realizzazione delle piastrelle.

Il geopolimero è oggetto di brevetto. Bello che sia Made in Italy.

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