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Il Green Deal vale almeno 100 miliardi

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analisi sulla transizione energetica in italia

Per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Ue al 2030 serve il concorso di tutti i soggetti della filiera: ecco quanto è emerso dall’assemblea di Elettricità Futura a Il Verde e il Blu Festival

Nel settore dell’energia la transizione ecologica sta proseguendo di buona lena e, nonostante alcuni freni come quelli di ordine burocratico, si ritiene raggiungerà nel 2030 gli obiettivi fissati della Comunità europea.

Ma è richiesto il concorso di tutti i soggetti della filiera, oltre che della politica. L’indicazione viene dall’assemblea pubblica di Elettricità Futura a Il Verde e il Blu Festival, a cui erano presenti attori autorevoli del settore e anche il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani.

Realizzare il Green Deal permetterà di creare nel solo settore elettrico oltre 100 miliardi di investimenti e 90mila nuovi posti di lavoro. Per realizzare questi benefici è fondamentale però semplificare la burocrazia, colmare i ritardi normativi e promuovere una cultura della transizione.

Proprio da Cingolani è venuta la indicazione che gli attuali ritardi saranno recuperati, grazie alle recenti iniziative del Ministero.

I temi dei permessi, ha detto, saranno bia via ridotti, la burocrazia semplificata. Probabilmente i 70 Gigawatt di energia alternativa fissati come obiettivo non basteranno ma da parte del governo vi sarà il massimo impegno per non restare indietro ai Paesi più progressisti in materia.

Spingeremo per una economia circolare e una sostenibilità rassicurante, accogliendo i suggerimenti che verranno dal mondo industriale e della ricerca. Per adesso ci adopereremo per essere trasparenti e spiegare quello che stiamo facendo e vorremmo fare“.

Anche Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura, ha sottolineato che “la transizione ecologica si realizzerà. La scelta è tra partecipare attivamente e trarre grandi benefici per l’economia, l’ambiente e la società, oppure subire le conseguenze del cambiamento climatico e arretrare sullo scacchiere della competitività industriale.

Siamo l’ultima generazione che può scegliere! È bene ricordare che l’Italia è il secondo Paese europeo per costi legati agli effetti del cambiamento climatico e sta sperimentando un aumento della temperatura media di +2,4°C a fronte di un aumento medio globale di circa +1°C.

Il pacchetto Fit for 55 presentato dalla Commissione europea contiene le misure necessarie al raggiungimento del target Green Deal -55% di CO2 al 2030 e pone le basi per l’obiettivo zero emissioni nette al 2050, un traguardo che porterà in Europa benefici di gran lunga superiori ai costi, creando 5 milioni di nuovi posti di lavoro netti, di cui 650.000 in Italia.

La neutralità climatica sposta la competizione dai prezzi alla leadership del know-how e dell’innovazione e le industrie italiane ed europee hanno compiuto grandi sforzi per la sostenibilità. Potrebbero trarre importanti vantaggi da un sistema che favorisca l’esportazione di prodotti innovativi e scoraggi l’importazione di prodotti meno sostenibili“.

Il presidente Re Rebaudengo ha ricordato la necessità di promuovere la cultura della transizione energetica e una corretta informazione sui benefici del Green Deal per favorire la diffusione delle rinnovabili sui territori.

Sono gli obiettivi della campagna social #GreenDealOra di Elettricità Futura e delle imprese del settore elettrico.

Transizione ecologica, una grande opportunità di crescita

Si è discusso di Tempo di transizione nella prima tavola rotonda con Luca Alippi, amministratore delegato Ep Produzione, Paolo Merli, amministratore delegato Erg e Francesco Giunti, amministratore delegato Enipower, che hanno illustrato le strategie messe in atto da queste imprese per trasformare la sfida del cambiamento climatico in un’opportunità di crescita e approfondito gli orizzonti più promettenti per l’occupazione aperti dalla transizione energetica.

Da questi interventi è venuta la concorde indicazione che dopo la liberalizzazione del mercato elettrico, adesso è la volta della transizione tecnologica, quasi sicuramente la più profonda di sempre, grazie alla digitalizzazione e in particolare dell’Intelligenza Artificiale. Purtroppo, è stato rimarcato, la scuola non è al passo con i tempi, con l’eccezione di alcune università.

È stato altresì espresso il desiderio di sostenibilità a 360 gradi, che mantenga lo stesso livello di benessere dell’attuale sistema basato sui fossili: sarà possibile, pensando che un miliardo di persone non ha ancora l’energia elettrica?

Il dibattito è proseguito con un focus sull’innovazione per il territorio attraverso i contributi di Gianni Vittorio Armani, amministratore delegato Iren, Renato Mazzoncini, amministratore delegato e direttore generale A2A e Carlo Tamburi, direttore Enel Italia, che si sono confrontati sulle aree prioritarie di intervento per rendere sostenibile il Paese e su come concretizzare i benefici locali che l’innovazione rende possibili.

Per Tamburi gli impegni stringenti sono due:

  • la decarbonizzazione. Qui vanno accelerati i tempi della riduzione
  • le energie alternative vanno invece rilanciate, anche con nuove forme di incentivazione per arrivare nel 2030 ad avere da queste la produzione del 70% dell’energia di cui si avrà bisogno

Per esempio molti terreni, anche agrari, andranno adibiti alla produzione fotovoltaica e, con il ricavato, migliorare la condizione di salute del 90% degli altri terreni. Senza il contributo dei territori si può fare poco. Si pensi ai due milioni di autoproduttori di energia alternativa da gestire. Il coinvolgimento di questi soggetti è politicamente ed emotivamente importante“.

Una strategia anche per l’acqua

Armani ha invece sollevato il problema della gestione dell’acqua, critica nonostante la sua abbondanza.

Ci vuole una strategia per la sua distribuzione e quindi un piano credibile e chiaro che metta le imprese del settore nella condizione di fare investimenti dai ritorni certi. L’acqua ha un valore enorme, ci vuole più attenzione da parte di tutti ma soprattutto del regolatore. Adesso è come essere nella preistoria. Nel Sud più di metà di 400 bacini è abbandonata a sé stessi“.

Dal canto suo Mazzoncini ha messo l’accento sul ruolo dei termovalorizzatori e dei nuovi sistemi di produzione, come le pale eoliche.

Bisognerà fare in modo non solo di non deturbare l’ambiente ma di ricorrere a un design gradevole, con restituzione al territorio che si è prestato, per esempio ai parchi eolici, di forme sociali non circoscritti alla creazione di parchi giochi“.

E gli effetti sulle bollette del futuro; nessuno dei partecipanti a questo riguardo ha fornito indicazioni precise. La nuova energia – invece su questo punto c’è abbastanza concordia – farà nascere nuovi posti di lavoro.

Un dato su cui riflettere viene dagli Stati Uniti: è prevista entro il 2035 nel solo settore del fotovoltaico la creazione di 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro.

All’ultima tavola rotonda su Sostenibilità e Fattibilità hanno partecipato Pietro Pacchione, CdA Delos Service, Nicola Monti, amministratore delegato Edison e Salvatore Pinto, presidente Axpo.

È stata l’occasione per discutere di risorse per la transizione intese come investimenti e non costi, alla luce del bilancio positivo per l’economia e l’occupazione del Green Deal, vantaggi raggiungibili a patto di semplificare gli iter autorizzativi degli impianti e recuperare il forte ritardo dell’Italia per far ripartire gli investimenti.

La transizione ecologica non è solo una necessità dettata dal cambiamento climatico, è anche l’occasione per diventare più moderni e competitivi, tagliando sprechi e inefficienze.

È l’ultima chiamata per trasformare il funzionamento dell’Italia e riagganciare la crescita. Il sistema paese alla prova della trasformazione è stato il filo conduttore degli interventi di Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato Terna e Stefano Besseghini, presidente Arera.

Il presidente di Confindustria Energia, Giuseppe Ricci, ha invece insistito sulla necessità di una riconversione delle infrastrutture energetiche per avere dei prezzi competitive con le energie rinnovabili.

Mi aspetto una grande trasformazione, con il contributo di tutti gli attori in campo e mi aspetto avanti nel tempo anche un apporto significativo dell’idrogeno, la cui importanza è vieppiù in crescita“.

Si sa che l’Italia sa dare il meglio di se in situazioni di emergenza. Tutti i partecipanti o quasi si augurano quindi che questa specie di miracolo si ripeta anche nel settore delle energie.

I soldi non mancano e anche gli obiettivi sono chiari. Il Covid ha aguzzato l’ingegno e i talenti ci sono. Dal climate change è atteso un aiuto. In conclusione i fattori oggettivi per fare una transizione efficace e positiva per il Paese ci sono tutti.

Alcuni punti importanti sui quali intervenire riguardano le autorizzazioni: attualmente, è stato detto, il 50% dei progetti non viene autorizzato e il resto soggiace a tempi lunghi. Ci vogliono quindi regole più chiare, certe e di lungo periodo. Il governo le ha promesse.

  • Gse: il suo ruolo va cambiato per farlo diventare un propulsore allo sviluppo delle rinnovabili
  • Ispra: anche per questo ente andrebbero riscritte le regole e maggiormente coinvolto nella strategia di transizione elettrica. In particolare per la riconversione dei terreni al fotovoltaico; attualmente meno del 3% si presta a tale scopo. Troppo poco dicono gli esperti
  • accumuli: va prestata più attenzione, si tratta di una grande opportunità e l’ingegneria italiana ha già dimostrato di avere una grande padronanza tecnologica

Realizzare il Green Deal permetterà di creare nel solo settore elettrico oltre 100 miliardi di investimenti e 90mila nuovi posti di lavoro.

Per realizzare questi benefici è fondamentale semplificare la burocrazia, colmare i ritardi normativi e promuovere una cultura della transizione.

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