Home Eco Lifestyle Impallinati. Imbalsamati. Imballati: l’immorale mercato della caccia al trofeo

Impallinati. Imbalsamati. Imballati: l’immorale mercato della caccia al trofeo

pubblicato il: - ultima modifica: 28 Settembre 2021
caccia al trofeo
Immagine di Humane Society International

La caccia al trofeo porta all’uccisione di centinaia di migliaia di animali selvatici ogni anno, comprese le specie in via di estinzione o minacciate. Non è però un problema “lontano da noi” ma ci coinvolge direttamente perché nel nostro Paese vengono organizzate fiere di caccia, che attirano decine di migliaia di visitatori.

Expo del Cacciatore (ExpoRiva Caccia Pesca Ambiente), Hit Show, Caccia Village, Game Fair Italia e Caccia, Pesca e Natura: nomi dietro ai quali, nel nostro Paese, si celano fiere di commercializzazione del trofeo di caccia.

Sui social, giustamente, ci si scandalizza quando vengono mostrate le immagini di fanatici in posa su splendidi animali uccisi unicamente per il gusto di farlo; pochi però sanno che nel nostro Paese, ogni anno le fiere citate radunano decine di migliaia di visitatori.

Dietro di loro – come cita il rapporto italiano sulla caccia al trofeo, redatto dalla Humane Society International – ci sono diversi gruppi di interesse e associazioni di caccia, nonché organizzatori di eventi, allestitori e trasportatori che, attivamente si danno da fare per promuovere e proteggere la caccia, nonché le pratiche di caccia al trofeo – in particolare la Federazione italiana di caccia (Federcaccia).

Una pratica, quella della caccia al trofeo, che ha poco a che vedere con la conservazione della specie o con il supporto alle comunità locali, nonostante i suoi sostenitori affermino il contrario.

Non ha nemmeno motivazioni economiche che la supportino, perché, spiega Ruud Tombrock, direttore esecutivo per l’Europa di Humane Society International, “rispetto alla caccia al trofeo, il turismo di osservazione della fauna selvatica genera molti più introiti da poter destinare alla conservazione, e fornisce inoltre maggiori opportunità di lavoro alla popolazione locale. La caccia al trofeo è crudele e immorale, è gestita da un’industria spietata che trae profitto dall’organizzazione di viaggi di caccia sulla pelle di animali rari e magnifici“.

Tra il 2014 e il 2020, l’Italia ha importato 437 trofei di caccia provenienti da specie protette a livello internazionale. A livello europeo, il nostro paese è il primo importatore di trofei di ippopotami e il quarto importatore di trofei di leoni africani di origine selvatica.

Inoltre, l’Italia ha svolto un ruolo significativo nel commercio di trofei di elefanti africani, essendo il quinto importatore europeo di questa specie.

Tutto questo però è considerato legale: certamente non morale né etico! E gli italiani ne convengono: secondo un’indagine, commissionata da Humane Society International Europe nel marzo di quest’anno, l’86% degli italiani si oppone alla caccia al trofeo di tutti gli animali selvaticie il 74% è favorevole a un divieto di esportazione e importazione
dei trofei da e per l’Italia.

Fermare questo immorale mercato è fondamentale, ma per farlo serve l’aiuto della politica; ecco perché l’associazione ha organizzato la campagna #NotInMyWorld per informare i cittadini italiani che, ancora oggi, incredibilmente non c’è una legge che impedisca di trasformare le zampe di elefante in vasi da fiore e posacenere, i colli di giraffa in lampade da terra e gli orsi polari in scendiletto.

Per firmare la campagna potete seguire questo link.

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Trophy Hunting Campaign Materials – Credit: Offroad and Hsi

La campagna è internazionale perché serve una mossa a livello europeo per vietare l’importazione, l’esportazione e la riesportazione dei trofei ricavati da specie minacciate e in via di estinzione.

La testimonianza di Audrey Delsink, wildfire director Humane Society International Africa

Audrey Delsink è Wildlife Director di Humane Society International Africa. Supervisiona le campagne dell’associazione in Africa ed è responsabile del programma Back to the Wild, che facilita il rilascio di animali selvatici indigeni compromessi, spesso attraverso confische, di nuovo nelle riserve protette.

Ha inviato a Greenplanner.it la sua testimonianza diretta, che pubblichiamo qui di seguito.

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Children at Ekhurleni Orphanage in South Africa receive plush lions courtesy of HSI Africa

Il Sudafrica è uno dei principali esportatori di trofei di caccia verso l’Ue con conseguenze terribili per le specie e quasi nessun ritorno per la crescita della protezione della fauna selvatica e delle comunità locali.

Infatti, il 64% dei sudafricani condivide questa preoccupazione e si oppone alla caccia ai trofei. È una spaventosa verità che in Sudafrica ci sono quasi 350 strutture con circa 12.000 leoni allevati e tenuti in cattività e sfruttati per uso commerciale in attività di interazione turistica, caccia in scatola e commercio internazionale di ossa di leone.

Al contrario, meno di 3.000 leoni esistono in natura nei parchi nazionali e nelle riserve di caccia del paese. Si consideri che più di 4.000 trofei di leoni, prevalentemente allevati in cattività, sono stati esportati dal Sudafrica solo nel periodo 2014-2018.

Gli ambientalisti hanno concordato all’unanimità che i leoni allevati in cattività non hanno benefici per la conservazione.

Come si può giustificare l’esistenza di questa industria?

Ma ci sono anche buoni segnali: voci che dicono che queste pratiche immorali stanno danneggiando il nostro marchio turistico e la reputazione di conservazione del Sudafrica.

Queste voci stanno diventando sempre più forti, citando un crescente movimento sociale verso viaggi sostenibili, responsabili ed etici. Come Humane Society International Africa, stiamo lavorando a stretto contatto con le associazioni che sostengono e promuovono la fauna selvatica non interattiva e il turismo responsabile, oltre ad aumentare la pressione sui nostri politici per intraprendere azioni positive.

A maggio di quest’anno, abbiamo celebrato una prima pietra miliare. Il nostro governo ha adottato delle raccomandazioni per porre fine all’abominevole industria dell’allevamento dei leoni in cattività e ha espressamente riconosciuto le considerazioni sul benessere degli animali come un pilastro centrale della politica di gestione della fauna selvatica.

C’è ancora un’immensa quantità di lavoro da fare, ma con la consapevolezza e il sostegno dell’opinione pubblica, non solo in Sudafrica ma a livello globale, che chiede una politica e una legislazione più forte riguardo al benessere degli animali in tutto lo spettro, dai viaggi all’industria, siamo sicuri che presto saremo in grado di celebrare altre pietre miliari.

L’Ue è il secondo più grande importatore al mondo di trofei di caccia di specie protette a livello internazionale. Quando la nostra fauna selvatica e i nostri spazi selvaggi stanno già affrontando minacce così significative, dovremmo sicuramente gestire questo paesaggio di rischio e rimuovere quelle inutili minacce aggiuntive come la caccia ai trofei, e sostenere solo attività non estrattive che promuovono la connettività e la resilienza della popolazione.

Siamo qui per dare voce alle persone che sono contro la caccia ai trofei, così come per difendere gli animali. L’estinzione delle specie è una perdita irreversibile per tutta l’umanità.

E noi ne siamo testimoni nel corso della nostra vita. Cerchiamo di essere il cambiamento che vogliamo vedere.

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