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Rifiuti tessili, l’Italia anticipa la direttiva europea

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Foto di Bicanski da Pixnio

Riduzione degli inquinanti e dei rifiuti in campo tessile: l’Italia, con il Dl 116/2020, anticipa al 2022 gli obiettivi posti dall’Ue per il 2025.

Il Green Deal europeo impone ai Paesi membri iniziative concrete e obiettivi precisi per sviluppare nuovi modelli di business che possano soddisfare i parametri dell’economia circolare e ridurre inquinanti e rifiuti.

Un’indagine di Blumine sustainabilitylab, realizzata da Aurora Magni, presidente di Blumine e docente della Liuc, Università Carlo Cattaneo di Castellanza (Va), ha fatto il punto sulla raccolta e la gestione degli scarti del settore tessile in alcuni Paesi europei.

La ricerca analizza la gestione dei rifiuti tessili in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia.

Il nostro Paese, una volta tanto e spesso quando si tratta di economia circolare, fa meglio di tutti loro visto che, con il Dl 116/2020, si anticipano al 2022 gli obiettivi posti dall’Ue per il 2025.

Ciò significa che è necessario aumentare gli sforzi per trovare nuovi modelli di business che contemplino il riuso di materiali e capi di abbigliamento.

Anche se non sono ancora stati definiti i piani attuativi dell’Epr (responsabilità estesa del produttore) e una chiara gestione del fine vita delle varie tipologie di scarti tessili, in Italia ci sono molte imprese specializzate nel riciclo di materiali tessili e centri di ricerca importanti.

Dai risultati dell’indagine si evince che il settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti tessili nel nostro Paese è abbastanza efficiente ed è particolarmente stimolato dalle attività delle associazioni che si battono per l’ambiente e dalle associazioni di categoria ma ci sono ancora tanti margini di miglioramento.

La maggior parte dei capi di abbigliamento e calzature dismessi finisce nei Paesi in via di sviluppo. L’indagine ha portato alla luce diverse difficoltà nel modificare i modelli di business esistenti e consolidati, basati su produzione e consumi ancora intensivi.

È quindi necessario introdurre e sviluppare pratiche di ecodesign per ridurre la produzione dei rifiuti e favorire il riutilizzo dei prodotti e puntare sulla responsabilità estesa del produttore (Epr).

La gestione dei rifiuti tessili è ancora affidata ad associazioni e al mondo del no profit ma manca un vero coordinamento da parte dei governi.

Rifiuti tessili, direttive europee, azioni locali

L’indagine è partita dai temi in agenda per il sistema moda in previsione del termine del 1° gennaio 2022, data entro la quale l’Italia deve dotarsi di un sistema di raccolta e gestione della frazione tessile post consumo.

Il Pnrr del Governo Draghi ha fissato obiettivi importanti per una transizione verso un sistema economico più sostenibili e questi obiettivi riguardano anche l’industria della moda.

Fra gli obiettivi c’è il Textile Hubs per il recupero dei tessuti scartati. È difficile avere un’idea precisa delle quantità di rifiuti urbani tessili nel nostro Paese, non essendo ancora a regime la raccolta differenziata.

Si stima però secondo dati forniti dall’Ispra che la media nazionale di tessili recuperati pro capite si aggiri attorno ai 2,6 chili per abitante (3 chili al nord e centro meno dell’1% al sud).

La raccolta dei rifiuti tessili è gestita da imprese private o no profit come Humana People to People e Caritas. Negli ultimi anni anche alcuni marchi di moda si sono impegnati nella raccolta dell’usato nei loro punti vendita.

In particolare il riciclo e il recupero degli scarti tessili è concentrato nel distretto pratese dove sono molte le aziende impegnate su questo fronte.

La situazione in Francia

La produzione di moda in Francia nel 2020 ha avuto un calo del 20% rispetto all’anno precedente a causa del Covid. Sempre nel 2020 sono state raccolte 204.291 tonnellate di materiali tessili e capi post consumo, di cui il 56% è stato destinato al riuso, riproposto soprattutto nei Paesi africani.

Il 33,3% è invece destinato al riciclo da cui si ricavano tessuti, stracci, nuovi filati, mentre lo 0,7% viene conferito all’inceneritore e il restante 0,4% in discarica.

In Francia da febbraio 2020 il Governo ha lanciato l’iniziativa volontaria della durata di 18 mesi sull’etichettatura ambientale che deve riportare il grado di sostenibilità del prodotto.

Questo sistema dovrà diventare obbligatorio nel 2023 contribuendo così alla responsabilizzazione dei produttori e alla diffusione della trasparenza.

La situazione in Germania

In Germania i rifiuti tessili sono circa 1,55 milioni di tonnellate e se ne raccolgono circa 1,3 milioni di tonnellate. Le collezioni di abbigliamento invendute sono esportate nell’Europa dell’Est, in Asia e in Africa.

Questi dati sono forniti da Bvse (Bundesverband Sekundärstoffe Entsorgung), l’associazione federale per le materie prime secondarie e lo smaltimento, che conta circa 950 aziende associate operanti nel settore del riciclo e della gestione dei rifiuti a cui è riconosciuta una certificazione di qualità che garantisce la corretta e trasparente gestione del materiale raccolto.

A ottobre 2020 il Parlamento ha approvato la legge Quadro in recepimento delle direttive Ue in materia che non contiene però elementi specifici riguardanti gli schemi di Epr.

A fine 2020 alcune associazioni di riciclatori e ambientaliste hanno pubblicato un Position Paper per studiare le modalità più idonee da applicare a un possibile schema di Epr.

La situazione in Gran Bretagna

In Gran Bretagna ogni anno si consumano circa 1.700.000 tonnellate di prodotti tessili, perlopiù capi di abbigliamento.

Nel 2018 circa 620.000 tonnellate sono state destinate al riuso e al riciclo grazie anche all’iniziativa del Governo inglese che ha stabilito una strategia basata sul principio chi inquina paga per stimolare la transizione verso l’economia circolare.

Il Governo sta promuovendo consultazioni fra le parti interessate focalizzando l’attenzione alle responsabilità dei produttori. L’obiettivo è sviluppare nei prossimi anni un’azione industriale che prevede un accordo volontario – il Textiles 2030 – per ridurre nei prossimi 10 anni l’impronta ambientale del settore tessile: riduzione del 50% di carbon footprint e del 30% dei consumi idrici.

Tra le azioni prioritarie ci sono la progettazione di prodotti di maggior durata e riciclabili e lo sviluppo di modelli di business che favoriscano il riuso e il noleggio.

La Textile Recycling Association che rappresenta le imprese inglesi impegnate nella raccolta e nel riciclo del tessile si è dichiarata disponibile a discutere standard per la durata dei prodotti, il riciclo e l’etichettatura.

Nuovi centri di ricerca sono stati finanziati con 30 milioni di sterline stanziati da Uk Research Innovation.

La situazione nei Paesi Bassi

Nei Paesi Bassi si producono ogni anno circa 300.000 tonnellate di rifiuti tessili. Anche qui nel 2020 il Ministero dell’ambiente ha presentato un programma di politiche per l’economia circolare con la collaborazione delle organizzazioni di categoria per arrivare a una proposta di Epr mirata.

La situazione in Spagna

La situazione in Spagna sembra più difficile. Sono 900.000 le tonnellate all’anno di rifiuti tessili di cui solo il 10/12% viene riciclato in quanto i rifiuti tessili non sono separati dal resto dei rifiuti.

Purtroppo oltre l’85% dei tessuti scartati finisce in discarica. La Spagna si è posta l’obiettivo di arrivare entro il 2024 a un sistema di raccolta, recupero e riciclo locale del tessile ed entro il 2030 nessun materiale scartato potrà più finire in discarica.

Attualmente esiste un piano statale per la gestione dei rifiuti che deve essere adeguato agli obiettivi comunitari. In Spagna i rifiuti tessili vengono raccolti prevalentemente attraverso i cassonetti nelle strade e ci sono 238 soggetti impegnati nella raccolta, fra cui Càritas/Moda re.

Negli ultimi anni le grandi aziende produttrici di moda hanno avviato iniziative per ridurre l’impatto ambientale, valorizzare gli scarti e utilizzare fibre riciclate. Fra queste Inditex che nel 2019 ha siglato un accordo con il Mit (Massachusetts Institute of Tecnology) per la digitalizzazione e il riciclo tessile.

La Fer (Federazione Spagnola per il Recupero e il Riciclo) ha chiesto al Ministero della transizione ecologica di creare uin gruppo di lavoro sui rifiuti tessili e di coordinare le amministrazioni e le aziende per migliorare la gestione della raccolta.

La situazione in Svezia

La Svezia si è prefissata obiettivi ambiziosi che richiedono però tempo. Il governo prevede di arrivare entro gennaio 2022 a una proposta di legge con l’obiettivo di ridurre del 70% i volumi dei rifiuti tessili entro il 2028 e del 90% entro il 2036.

In questo Paese si raccolgono 70.000/100.000 tonnellate di rifiuti tessili all’anno. Le normative europee hanno dato uno slancio importante alla soluzione del problema dei rifiuti tessili.

Grandi sforzi vedranno impegnati i governi e le aziende nei prossimi anni. Una delle strategie più efficaci sembra quella di puntare sulla responsabilità dei produttori che dovranno adeguare e in molti casi ripensare i loro modelli industriali per raggiungere i traguardi prefissati.

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Silvia Massimino Silvia Massimino: è convinta che le scelte di tutti i giorni possono fare la differenza. Da tanti anni si occupa di moda, in particolare di moda sostenibile, per informare e comunicare gli sviluppi del settore; è stata attivista per i diritti degli animali, altra sua grande passione | Linkedin
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