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Fiori di Zefiro, perché conviene conoscere questa bulbosa perenne

fiori di zefiro
Foto di Nur Kayat da Pixabay

Fiori di Zefiro, un tempo abbandonati, oggi tornano a fiorire e a decorare i giardini: conosciamoli meglio e vediamo come coltivarli e farli prosperare.

Da circa un mesetto, notiamo spuntare da cespi di foglie cave e sottili (simili a quelle dell’erba cipollina) fiori bianco/cremisi molto ornamentali.

Si chiamano Zephyranthes candida e tutti gli anni sono una vera sorpresa, perché il tempo delle piccole bulbose è passato da un pezzo! Dovete sapere che il nome del genere deriva dal greco zephyros che significa zefiro (vento occidentale) e anthos, fiore.

I fiori di Zefiro, per parecchio tempo erano stati volutamente abbandonati e dimenticati, prosperando solo in giardini di collina, coltivati spesso in vasi da far svernare all’aperto, per timore di metterli in piena terra dove i roditori avrebbero potuto cibarsene.

Tutt’oggi manuali e siti web li classificano fra le bulbose insolite nonostante siano molto eleganti. C’è da dire che oggigiorno si trovano in commercio i bulbi con molta più facilità del passato.

Nativa dell’Argentina e dell’Uruguay, è una bulbosa perenne (ma se l’inverno è particolarmente freddo, dissecca la parte aerea) che raggiunge i 20/30 cm di altezza; presenta foglie erette, cilindriche che emergono tutte dal terreno.

I fiori, singoli sono portati all’apice di fusticini di maggior diametro, con petali che risultano dall’aspetto ceroso, quasi zigrinato al tatto e stami giallo-sole.

Capaci di prosperare/fiorire in pieno sole, collocateli in posizioni calde ma riparate al tempo stesso dai raggi, che potrebbero causare un temporaneo prostrarsi delle foglie.

Bagnate con regolarità e vi suggerisco di saggiare spesso il terreno a qualche centimetro di profondità, perché la formazione della crosta superficiale può ingannare sul reale stato di idratazione del terreno.

C’è da dire che non sono tra i bulbi più resistenti alle basse temperature e l’ideale sarebbe prelevarli, pulirli, conservarli in sacchetti di carta da pane in luogo buio e asciutto, ma si può provare a lasciarli in terra, proteggendoli però con una buona pacciamatura fatta di un generoso strato di foglie, recuperate quale e là in giardino.

Si mettono a dimora in primavera in piccoli gruppi di circa 10/12 bulbi, separati un paio di centimetri uno dall’altro, in questa maniera otterrete un’aiuola movimentata ma continua: una vera e propria pennellata di colore.

Ricordate che la profondità deve essere pari a 3 volte il diametro dei bulbi stessi e di collocare sul fondo uno strato di sabbia/ghiaino drenante per assicurare uno sgrondo ottimale delle acque in eccesso.

Il mio consiglio è quello di coltivarli in grandi vasi per avere a inizio autunno una copiosa fioritura bianca, ma perché no, anche inserirne qualcuno in ciotole dove a far da padrone è la Lobelia a fiori blu: un contrasto piacevole, emozionante e distinto.

In piena terra io li prediligo nel rock garden a completamento degli spazi vuoti tra i sassi e sono favolosi nel coprire la base dei settembrini che tende a vuotarsi e a divenire legnosa.

Due sono le rarità americane: la Z. citrina, dai fiori giallo dorati con sfumature bronzee che è originaria dello Yucatan, ma soffre il freddo maggiormente della Z. candida e i suoi bulbi devono essere assolutamente dissotterrati ai primi freddi e la Zephyranthes rosea invece, che è sì più piccola delle altre due ma con fiori di un rosa cipria, molto romantici.

Chiamate anche Gigli della pioggia perché fioriscono dopo abbondanti piogge, pensate che nel linguaggio dei fiori e delle piante simboleggiano la speranza e l’attesa.

Cari affezionati lettori, sintonizzatevi questa domenica alle 14 su Italia1, tasto 6 del telecomando: ci sarò anche io nel programma Tv Mediaset E-Planet con la mia rubrica E-Garden e vi svelerò come fare del giardinaggio facile e veloce, eco-sostenibile, che ha cuore la salute del pianeta, ma soprattutto che è alla portata di tutti, perché il rispetto per l’ambiente passa anche dal nostro spazio verde, giardino o balcone che sia!

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Stefano Pagano Stefano Pagano: laureato in Verde ornamentale e tutela del paesaggio alla Facoltà di Agraria di Bologna, collabora con lo Studio Tecnico Paesaggistico, studio che si occupa di progettazione di parchi, giardini e terrazzi ed è responsabile del team operativo La Giardineria | e-mail | Facebook
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