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Expo di Dubai, riproviamo a essere sostenibili

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expo 2020 dubai
Immagine Wikimedia Commons

A Dubai è partito Expo2020 – non è un errore, l’edizione 2020 è saltata a causa della pandemia da Covid – all’insegna di tre parole d’ordine: opportunità, mobilità e sostenibilità. Visitiamo insieme il Padiglione Italia

Costruito tra le città di Dubai e Abu Dhabi, Expo 2020 ospita 192 paesi e gli organizzatori prevedono un flusso di 25 milioni di visitatori, che fino al 31 marzo 2022 potranno visitare i padiglioni.

Il fermento lo si percepisce fin qui. E le delegazioni politiche italiane sono già arrivate a visitare il Padiglione Italia che spicca per il progetto delle alghe che dovrebbero assorbire la CO2 prodotta dal pubblico.

Preceduta da una spettacolare cerimonia d’apertura a cui hanno partecipato celebrità della musica come Andrea Bocelli, Ellie Goulding e il pianista cinese Lang Lang, il 1° ottobre si è aperta Expo 2020 Dubai, l’esposizione universale ospitata quest’anno negli Emirati Arabi Uniti, prima volta per un paese arabo.

Non sono mancate, per la verità, le polemiche. Poche settimane prima dell’inaugurazione, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui, oltre a chiedere l’immediata liberazione dal carcere di Ahmed Mansoor, Mohammed al-Roken e Nasser bin Ghaith, attivisti per i diritti umani detenuti negli Emirati, “invita le aziende internazionali che sponsorizzano Expo 2020 Dubai a ritirare la loro sponsorizzazione e incoraggia gli Stati membri a non partecipare all’evento al fine di segnalare la loro disapprovazione sulle violazioni dei diritti umani negli Emirati Arabi Uniti“.

In attesa degli sviluppi su questo tema, che da anni segna i rapporti tra gli stati occidentali e le monarchie del Golfo, la manifestazione ha comunque aperto i battenti.

Il tema dell’edizione di quest’anno è Connettere le menti, creare il futuro, che viene poi articolato in tre sottotemi, cioè opportunità, mobilità e sostenibilità. I tre sottotemi fanno poi da riferimento per i distretti tematici che partono dallo spazio centrale, chiamato Al Wasl, vale a dire connessione.

Oltre a questo, ogni sottotema caratterizza poi un padiglione specifico: Missione possibile è il nome del padiglione delle opportunità, Alif-il è il nome di quello della mobilità e Terra quello del padiglione della sostenibilità, di cui fa parte anche il Padiglione Italia.

Progettato da Carlo Ratti, Italo Rota, Matteo Gatto e F&M Ingegneria e collocato accanto a quelli di India, Germania, Arabia Saudita, Giappone e Stati Uniti, il padiglione del nostro Paese ha fatto della sostenibilità uno dei suoi punti caratterizzanti.

Mapei ha utilizzato sabbia, caffè e polvere dalle bucce d’arancia per creare un nuovo materiale con cui ricoprire la duna esterna e la passerella sospesa del Padiglione Italia.

Inoltre, l’azienda ha contribuito alla realizzazione delle pavimentazioni, alla posa di ceramica e marmo, alle finiture murali e alle soluzioni impermeabilizzanti, in particolare quelle delle vasche che contengono tre tipi di alghe: Spirulina (usata come integratore alimentare per il suo elevatissimo contenuto di proteine), Dunaliella e Haematococcus, ricchissime di antiossidanti,

Nel 2021 parlare di sostenibilità equivale, in larga misura, a parlare di scienza del clima. La Fondazione Centro Mediterraneo per i cambiamenti climatici partecipa a Expo 2020 Dubai con un video wall che mostra una visualizzazione, generata a partire dalle previsioni meteo, che dagli oceani globali arriva, con un dettaglio crescente, fino alle condizioni del mare nel porto di Dubai.

L’esperienza immersiva viene ottenuta attraverso le applicazioni realizzate dal Cmcc con il suo centro di ricerca scientifica e di supercalcolo, uno dei più potenti al mondo tra quelli dedicati ai cambiamenti climatici.

Anche l’Università di Milano e, in particolare, il suo polo Unimont, hanno voluto essere presenti all’appuntamento negli Emirati.

Sabato 8 ottobre si sono infatti tenute le due sessioni di Connecting Youth and Mountains, Creating a Lively Future. Nel primo dei due incontri è stato presentato il Mountain Education and Innovation Manifesto (Meim), risultato di un percorso di formazione, approfondimento e dialogo rivolto ai giovani di tutto il mondo, tra i 16 e i 29 anni, che vivono in aree montane o sono comunque appassionati di sostenibilità.

Il secondo appuntamento è stato invece incentrato sulla necessità di promuovere nuovi modelli di sviluppo sostenibile per le aree montane, ponendo l’attenzione sulla formazione e la valorizzazione del capitale umano.

Passaggi sempre più necessari, se si considera che le montagne coprono il 27% della superficie terrestre, possiedono tra il 60 e l’80% delle risorse di acqua dolce del nostro pianeta e sono preziosi hotspot di biodiversità.

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