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Servono sistemi di cattura della CO2, piantare alberi non basta più

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Foto di Andrew Coelho da Unsplash

Il premio Nobel per la Pace nel 2007, Riccardo Valentini, professore di ecologia forestale all’Università della Tuscia, ammonisce sulla necessità di foreste cattura anidride carbonica.

Ormai è un dato di fatto, supportato da dati scientifici e proiezioni, non una semplice opinione: la crisi climatica e il riscaldamento globale progrediscono a una velocità più alta del previsto.

Diventa allora urgente aumentare l’opera di “sequestro della CO2” dall’atmosfera; purtroppo, piantare alberi non serve più, se non eliminiamo l’anidride carbonica dalla nostra atmosfera.

Come fare dunque? Una proposta arriva dal professor Riccardo Valentini, già premio Nobel per la Pace nel 2007 che, aprendo la cerimonia di inaugurazione del 214esimo anno accademico dell’Accademia nazionale di Agricoltura a Bologna, spiega all’Agenzia di stampa Dire che “l’unico metodo realizzabile è quello offerto in maniera naturale dalle foreste. Che vanno gestite bene: non è sufficiente piantare nuovi alberi. Vanno curati, non abbandonati“.

Al 2030 avremo comunque 1,5°C in più di temperatura, qualunque cosa facciamo – continua Valentini  il nostro futuro è segnato, dovremo adattarci e mettere in sicurezza il sistema agricolo ed economico. Ma servono investimenti a breve termine, non possiamo più aspettare: avverrà tutto tra 10 anni“.

La scienza è in grado di dimostrare, spiega ancora lo scienziato, che c’è una correlazione diretta tra le tonnellate di CO2 immesse in atmosfera e l’aumento della temperatura.

Per questo si parla di carbon neutrality e questo obiettivo va raggiunto in breve termine, cioè entro il 2050, per poter arrivare a fine secolo con un incremento di temperatura stabilizzato intorno a 1,5°C” continua Valentini.

Qual è allora la soluzione più efficace e praticabile? Per Valentini non dobbiamo solo ridurre le emissioni, ma anche assorbire il carbonio per compensarlo e azzerarlo“.

Dal momento che con le tecnologie attuali il sequestro del carbonio dall’atmosfera è difficilmente realizzabile, l’unico metodo praticabile per il professore sono le foreste.

Infatti, spiega ancopra il professore, “le emissioni di CO2 in atmosfera sono dovute per l’86% alle industrie e per il 14% dalla deforestazione tropicale. Di queste però, il 46% resta in atmosfera mentre il 31% già oggi viene riassorbito dalle foreste e il 23% dagli oceani. Dal 2005 al 2021, solo in Italia, le foreste hanno aumentato la quantità di carbonio sequestrato“.

Ma questo non basta se questi patrimoni verdi non vengono gestiti bene: è inutile piantare nuovi alberi se poi questi non vengono più curati e restano, di fatto, abbandonati.

Ecco che allora diventa fondamentale mettere in atto strategie di protezione e di controllo degli incendi dolosi delle nostre foreste: diventa sempre più importante, avverte Valentini gestire bene le foreste che già abbiamo, altrimenti rischiamo di perderle a causa di patogeni o incendi: lasciare un bosco senza toccarlo significa trasformarlo in una bomba di carbonio“.

Dagli studi fatti sulle piante si è visto che la potatura è un mezzo per risparmiare risorse idriche. Si può quindi calibrare il management degli alberi con la potatura risparmiando acqua e mantenendo la capacità di assorbire il carbonio.

Da questo punto di vista, anche l’agricoltura, conclude Valentini è una grande opportunità, pur essendo responsabile a livello globale del 37% delle emissioni del gas serra, considerando non solo la produzione ma anche packaging, trasporto e smaltimento rifiuti.

Con le buone pratiche in agricoltura si possono ridurre le emissioni e aumentare l’assorbimento; i frutteti, per esempio, sono sostenibili in partenza per l’alta capacità di sequestrare il carbonio“.

Da qui, anche a seguito della carbon tax adottata dalla Ue su prodotti esteri come fertilizzanti, alluminio, acciaio, elettricità e cemento, sta crescendo il mercato dei crediti forestali per compensare le produzioni più energivore e ottenere il bollino verde.

Ma è un sistema che va regolamentato perché, spiega ancora lo scienziato, al momento la situazione è caotica e per l’utilizzo delle foreste per i crediti non ci sono regolamentazioni e si creano situazioni di green washing, che vanno combattute.

Il modo per riuscirci è quello di “creare distretti agricolo-zootecnico-forestali che si compensano da soli. A Viterbo è stato realizzato un primo caso studio e si è visto che l’impatto agricolo e zootecnico è più che compensanto dalle buone pratiche forestali” conclude Valentini.

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