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Sprechi di acqua, sono ancora troppi

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Foto di Amit Uikey da Unsplash

Anche per il settore idrico sono fondamentali la digitalizzazione e i miglioramenti nell’efficienza, specie se si considera che quasi la metà dell’acqua immessa in rete viene persa. Inoltre, i cambiamenti climatici rischiano di aggravare una situazione che in diverse regioni è già difficile. Dal Pnrr arrivano risorse preziose per le utility che stanno già lavorando sull’adattamento, ma l’attenzione deve rimanere alta

Secondo le proiezioni più aggiornate, nel giro di un paio di decenni quasi un quinto del territorio italiano sarà a rischio desertificazione, con situazioni particolarmente critiche nel Sud del nostro Paese.

I principali imputati sono ovviamente i cambiamenti climatici, con le variazioni nei regimi delle piogge che comportano, in termini sia di intensità sia di frequenza.

Seguono poi, nell’elenco delle concause, il consumo di suolo e l’impermeabilizzazione delle superfici, i processi di deforestazione, gli incendi, il pascolo e l’agricoltura intensiva, le dinamiche di erosione e dilavamento, la salinizzazione delle falde e la contaminazione da sostanze inquinanti.

Se non contrastato, l’intreccio di questi fenomeni può sfociare nella desertificazione, cioè una condizione caratterizzata da suoli privi di nutrienti e praticamente sterili.

A fronte di questi scenari, è quindi urgente predisporre misure di adattamento adeguate: uno dei settori che più necessita di interventi è quello delle reti idriche.

Che, nel nostro Paese, versano in condizioni poco confortanti: a oggi, infatti, la percentuale complessiva di perdite idriche è di quasi il 41%. Una percentuale altissima – spiegabile con le rotture nelle condotte, l’obsolescenza degli impianti, i consumi non autorizzati e i prelievi abusivi, ma anche con gli errori di misura dei contatori – che sollecita risposte rapide.

Per fortuna, i segnali incoraggianti non mancano. Secondo l’analisi presentata da Top Utility Analysis nel corso del convegno Le water utility italiane, tra sfida climatica e strategie industriali, nel 2019 le più importanti utility italiane hanno investito 1,6 miliardi di euro, indirizzandoli soprattutto verso digitalizzazione (specie sui sistemi di manutenzione predittiva, le reti intelligenti e lo smart metering) e sicurezza nei confronti degli attacchi informatici.

Scendendo più nel dettaglio, gli investimenti dalle water utility più grandi sono stati pari a 1,2 miliardi di euro, con una crescita di quasi il 24% rispetto all’anno precedente, mentre quelli delle aziende più piccole sono stati di 0,4 miliardi di euro.

Il trend di crescita è uniforme in tutto il paese, con le aziende del Nord che fanno registrare i valori di fatturato più alti, ma con il centro che ha fatto segnare la crescita più marcata.

Top Utility Analysis ha poi sottolineato come da quest’anno le aziende del settore potranno accedere alle risorse assegnate dal Pnrr per garantire sicurezza e sostenibilità delle risorse idriche, pari a 4,8 miliardi di euro.

Di questi, 2 miliardi andranno alle iniziative a sostegno della riduzione delle perdite, con 900 milioni destinati alla digitalizzazione delle reti.

Risorse preziose, specie per far fronte agli eventi climatici estremi e ai fenomeni di desertificazione che si intravedono in prospettiva, ma che con ogni probabilità non sono ancora sufficienti.

Ecco allora che dal convegno sono arrivate alcune proposte, come le pratiche per migliorare l’efficienza di reti e infrastrutture, lo sviluppo di sistemi di accumulo e di tecnologie di dissalazione nelle aree a maggior stress idrico, l’adozione di sistemi di riuso delle acque depurate.

Ci sono poi alcune misure che si possono adottare a livello delle singole abitazioni per migliorare l’efficienza energetica degli elettrodomestici, contribuendo così a ridurre le emissioni di gas serra.

In particolare, secondo uno studio condotto da Nomisma per conto di Culligan, azienda specializzata nel trattamento dell’acqua, l’acqua di oltre 880 comuni italiani risulta particolarmente dura, presentando cioè un contenuto di calcare superiore ai 15 gradi francesi.

In cima alla classifica si piazzano San Gimignano (SI) con 76°, Fiano Romano con 65,97° e Nola (NA), con 60°. L’acqua è molto dura Roma e Bologna, mentre a Milano, Torino, Bari e Firenze dai rubinetti esce un’acqua discretamente dura.

Il calcare presente nell’acqua può depositarsi sulle serpentine delle lavatrici o nelle canalizzazioni dell’impianto di riscaldamento, dove fa da isolante termico rendendo così necessario riscaldare di più l’acqua.

In sostanza, ogni millimetro di calcare che si deposita su resistenze e serpentine che scaldano l’acqua provoca un incremento dei consumi di energia pari al 18%.

Grazie però alla proroga del Superbonus 110% è oggi possibile installare degli addolcitori domestici che eliminano il calcare, con un risparmio, per una famiglia di 3 persone, che può arrivare a quasi 500 euro all’anno.

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