Home Energy and Mobility La sfida dell’automotive è la Sostenibilità. A cominciare dagli pneumatici

La sfida dell’automotive è la Sostenibilità. A cominciare dagli pneumatici

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scegliere la batteria idreale per un'auto elettrica
foto di Mike (Pexels)

Tutto il mondo dell’auto, dai veicoli alla componentistica, ha svoltato con decisione verso la sostenibilità. Una scelta obbligata che, nonostante qualche riserva, è apprezzata dagli acquirenti, e assicura diversi vantaggi ai produttori. Così i produttori di pneumatici si organizzano al meglio

I numeri delle auto elettriche nel mese di settembre sono da record. Nel nostro Paese, infatti, si è registrata un’impennata clamorosa nelle vendite, oltre il 580% rispetto allo stesso mese del 2019.

Certo, i volumi complessivi sono ancora ridotti, in Italia le elettriche e le ibride plug oggi in circolazione sfiorano le 200.000 unità e a settembre ne sono state vendute poco meno di 7.000 unità.

Tuttavia, se questi trend dovessero consolidarsi, potrebbero essere l’inizio di quell’accelerazione che è necessaria in vista del phase out delle auto a combustione interna a cui si vorrebbe arrivare per il 2035.

Una trasformazione colossale, la più profonda che il settore automobilistico ha dovuto affrontare nel corso del suo secolo di storia e che porta con sé interrogativi, dubbi, entusiasmi, slanci in avanti e difesa dello status quo.

Cosa pensano gli italiani dell’auto elettrica

Un contributo utile a capire cosa pensano gli italiani dell’auto elettrica viene dal 3° Osservatorio mobilità e sicurezza, organizzato da Continental Italia e focalizzato proprio su questo tema.

L’indagine, realizzata con il contributo di Euromedia Research e Kearney, ha restituito un quadro in cui si mischiano interesse e timori, alimentati da una comunicazione che, in alcuni casi, è troppo sbilanciata sulle criticità che connotano l’evoluzione dell’auto elettrica e delle infrastrutture necessarie al suo funzionamento.

Gli intervistati sembrano comunque interessati al tema: due su tre si sono detti potenzialmente interessati all’acquisto di un Ev e quasi il 75% è in grado di distinguere correttamente tra le varie tipologie di elettriche e ibride disponibili.

Se vi interessa il tema, vi suggeriamo l’acquisto del nostro GreenNotes dedicato alle auto elettriche: 100 domane – e risposte – sui dubbi più comuni.

Tra i punti di forza della mobilità elettrica, l’azzeramento dell’inquinamento (anche se un buon 28% si dichiara preoccupato per lo smaltimento delle batterie), seguito da comfort e silenziosità.

Tra i fattori limitanti, il prezzo d’acquisto e la percezione, con ogni probabilità errata, dei costi di manutenzione superiori. Vengono poi la range anxiety e la scarsa capillarità delle infrastrutture di ricarica, a cui fa seguito la richiesta alle istituzioni di operare con più convinzione per il potenziamento dell’infrastruttura.

Gli spazi di miglioramento sono, in effetti, enormi: in Italia i punti di ricarica pubblici sono circa 24.000, il 64% è localizzato al Nord: nello specifico ogni 100.000 abitanti ci sono circa 22 colonnine, contro le 64 europee.

L’attitudine rispetto al futuro dell’auto elettrica risente molto dei profili sociodemografici degli intervistati: il 54,9% degli intervistati è ottimista (tra questi prevalgono chi ha tra 27 e 41 anni, i residenti al Sud Italia e nelle città più grandi, ma soprattutto quelli più interessati ad acquistare una Bev).

Il 12% di questo campione ha molta fiducia nella spinta economica del Pnrr.

A supporto degli ottimisti, ma con qualche pensiero negativo, c’è quel 42,4% dei cittadini che è convinto che solo le città più grandi riusciranno ad attrezzarsi per il passaggio all’auto elettrica.

I pessimisti, convinti che per gli Ev non ci sia futuro, sono poco più del 30%, concentrati tra baby boomer, residenti nel Nord Est e nei comuni di provincia.

Un’industria, nel suo insieme, che deve trasformarsi

E non sono solo i produttori di automobili che si stanno reinventando per rispondere alla sfida del clima: tutto il comparto della componentistica e degli accessori si sta dando obiettivi di decarbonizzazione molto ambiziosi.

In Italia, Edison e Michelin hanno sottoscritto un accordo per l’installazione nell’impianto di Cuneo, in cui vengono prodotti 13 milioni di pneumatici auto all’anno, di un sistema integrato che consentirà di coprire la quasi totalità del fabbisogno energetico della struttura.

Il risparmio, al 2023, sarà di 18.000 tonnellate di anidride carbonica l’anno.

Nello stabilimento verranno utilizzati un impianto di trigenerazione in grado di produrre contemporaneamente energia elettrica, vapore e acqua per il riscaldamento e il raffrescamento, degli impianti fotovoltaici installati sulle pensiline dei parcheggi e nelle altre aree disponibili, un sistema integrato costituito da caldaie per la fornitura del vapore necessario alla produzione dei pneumatici, che possono funzionare anche usando biomassa legnosa a filiera corta.

L’impianto, che può già adesso implementare soluzioni che prevedono l’impiego di biometano e idrogeno, rientra nel percorso di Michelin di riduzione del 50% delle emissioni al 2030 rispetto al 2010 e di Zero emissioni al 2050.

Allargando lo sguardo fuori dai confini nazionali, va segnalata l’iniziativa di Goodyear, una delle principali aziende costruttrici di pneumatici al mondo. La multinazionale statunitense ha annunciato che, in linea con il suo target di riduzione delle emissioni del 25% al 2023, ha deciso di alimentare i suoi stabilimenti in Francia, Germania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Paesi Bassi e Turchia solo con fonti rinnovabili.

Idro, eolico, solare e biomasse garantiranno un risparmio di 260.000 tonnellate di carbonio. Questi interventi vanno ad aggiungersi alle altre iniziative dell’azienda, che di recente ha stipulato un accordo per la costruzione di due centrali solari presso i suoi impianti di prova a Colmar-Berg, in Lussemburgo, attraverso la realizzazione del primo parcheggio coperto fotovoltaico del Paese, composto da 1.500 pannelli solari per una superficie di circa 4.000 metri quadrati.

Non mancano poi le sperimentazioni nel settore della bioeconomia. Già nel 2019, infatti, l’azienda si era posta l’obiettivo di aumentare del 25% l’uso di olio di semi di soia al posto degli oli a base di petrolio, arrivando a superare l’obiettivo prefissato e registrando – alla fine dell’anno – un incremento del 90%.

L’obiettivo a lungo termine è quello di sostituire completamente gli oli derivati da petrolio nei prodotti entro il 2040.

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