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Economia circolare, bioeconomia e finanza: una partita tutta da giocare

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Foto di Volodymyr Hryshchenko da Unsplash

Prende la parola a Pink&Green Elena Sgaravatti, vicepresidente Federchimica-Assobiotec con le idee chiare sulle potenzialità e debolezze di un settore che traina l’economia circolare: la bioeconomia.

Serve costruire una nuova finanza che valorizzi gli impatti legati alle biotecnologie e ne restituisca il valore economico lungo tutta la catena produttiva.

Ma non solo, serve definire metriche condivise che ne valutino effetti e impatti nel lungo periodo, in termini di nuovi alimenti, approvvigionamenti, safety, food loss e food waste, preservazione dell’ambiente.

Ed è anche necessario un grande lavoro di educazione culturale. “Ma soprattutto, dal nostro punto di vista (quello di Assobiotec – ndr) serve conoscere e riconoscere quanto possono essere importanti le biotecnologie nello sviluppo di questa nuova economia, che ha tutte le carte in regola per essere una strada da percorrere per una ripartenza del Paese che sia anche sostenibile“.

Elena Sgaravatti, vicepresidente Federchimica-Assobiotec ha bene in mente le proposte di policy per affrontare le più urgenti sfide attuali e future mettendo in evidenza lo straordinario ruolo che le biotecnologie possono avere.

Le stesse che ha raccolto in un quaderno dal titolo One health, la salute del Pianeta è la salute dell’uomo.

Come spesso abbiamo detto nella rubrica Pink&Green, le biotecnologie sono il carburante più naturale che ci sia dell’economia circolare.

Come precisa Assobiotec, le biotecnologie sono key enabling technology che possono dare un contributo chiave per produrre di più e meglio in agricoltura e sono motore strategico per l’innovazione di quella bioeconomia circolare che è oggi promettente paradigma per evitare sprechi e valorizzare gli scarti.

Ma ci si deve credere. E la Sgaravatti che, come noi, ci crede profondamente, lancia il suo appello.

Produrre di più con meno, creare nuovi materiali da fonti rinnovabili, sviluppare un riuso delle produzioni attraverso la bioeconomia circolare, assorbire gli effetti negativi di alcune produzioni contrastando l’inquinamento di intere aree, utilizzare gli scarti di un’attività economica per produrre nuova ricchezza.

Sono tante e diverse le urgenze, non più rinviabili, alle quali siamo tutti chiamati a dare velocemente una soluzione.

L’Italia ha grandi asset sui quali puntare: bioraffinerie uniche al mondo per la produzione di biocarburanti avanzati e intermedi chimici da fonti rinnovabili; filiere integrate nel territorio per la valorizzazione degli scarti agricoli, dei sottoprodotti dell’industria alimentare e dei rifiuti; una ricerca nazionale nella mappatura genetica delle piante coltivate riconosciuta a livello mondiale; un’agricoltura estremamente diversificata e specializzata che vanta primati produttivi, da podio, per più di 40 colture. Ma tutto questo non basta per scaricare a terra quel quadro di grandi opportunità che la bioeconomia offre oggi al Paese” chiosa la Sgaravatti.

Puntiamo dritto al sodo, dunque.

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