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Programmi per la cooperazione territoriale: 8 miliardi dall’Europa

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micall19 - fondi life europa

Si prospetta un post 2020 ricco di novità per le regioni europee, anche quelle più remote, nessuna sarà lasciata in coda. Si spenderanno più risorse economiche a favore del clima e dell’ambiente, in funzione del raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo.

Sono oltre 8 i miliardi di euro con i quali Bruxelles finanzierà i programmi di cooperazione territoriale nel periodo finanziario 2021-2027, puntando al green, affiancato dalla tecnologia digitale.

Stiamo parlando di circa il 3% in più rispetto alla programmazione precedente. I fondi europei fanno quindi un giro di boa significativo e il programma Interreg 2021-2027, ne è la dimostrazione.

Quattro le componenti, una in più rispetto alla programmazione 2014-2020:

  1. Interreg A per la Cooperazione transfrontaliera terrestre e marittima, con circa 6 miliardi di euro (poco più del  il 70% del budget)
  2. Interreg B per la Cooperazione transnazionale, con oltre 1 miliardo di euro (poco più del 18% del budget)
  3. Interreg C per la Cooperazione interregionale, con circa 5 milioni di euro, per lo scambio di competenze e best practice (poco più del 6% del budget)
  4. Interreg D per la Cooperazione delle regioni ultraperiferiche, con circa 3 milioni di euro (oltre il 3% del budget)

E con quest’ultima, che è la novità del settennato finanziario 2021-2027, l’Europa si spinge oltre, fino a raggiungere i territori d’oltre mare, come i Caraibi e a favorirne la sinergia, stimolando e sostenendo gli scambi economici.

Cooperazione territoriale, come funziona per l’Europa?

È presto detto. Più fondi disponibili. I programmi Interreg sono finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), dallo Strumento di assistenza e pre-adesione (Ipaiii) e dallo Strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale (Ndici) e il tasso di cofinanziamento europeo è al massimo dell’80%, che sale all’85% per le regioni ultraperiferiche.

Ma non arriva tutto da Bruxelles, anche gli Stati membri fanno la loro parte, mettendo a disposizione dei livelli di pre-finanziamenti, cioè dei fondi, fissati all’1% per gli anni 2021 e 2022 e 3% per gli anni dal 2023 al 2026.

A corollario, maggiore semplificazione normativa, che non guasta di certo! Ci sarà anche un maggiore impegno e una maggiore attenzione dell’Ue, verso i piccoli progetti e i progetti people-to-people, con un 20% in più delle risorse finanziarie da destinare a scelta, a una delle quattro componenti del programma Interreg, che potrà essere assegnato a questa tipologia di interventi.

Quali sono le prospettive per l’Italia?

La bozza dell’Accordo di partenariato 2021-2027 tra l’Ue e le Regioni, che è in fase di redazione nella sua versione definitiva, prevede 19 programmi per l’Italia.

Cosa significa? Che l’Italia parteciperà a un congruo numero di nuovi programmi di cooperazione territoriale europea e di conseguenza, significa che sono in arrivo nuovi bandi che finanzieranno progetti transfrontalieri, attraverso i fondi strutturali della Politica di Coesione, come Interreg.

Approvato l’Accordo di partenariato, i programmi potranno essere concretamente attuativi e i bandi regionali pubblicati. Quindi è importante, in questa fase, tenersi pronti e sapere che, i bandi saranno strutturati in differenti assi di intervento, che ci sarà un elenco specifico di territori interessati dai finanziamenti e relativi beneficiari e interventi ammissibili, che andranno dall’innovazione, alla tutela ambientale.

Qualche anticipazione sui bandi

Sarà il 15 novembre 2021 la data fissata per la pubblicazione del primo bando relativo al programma Interreg Central Europe e il 23 febbraio 2022 la sua chiusura.

Poi, sempre nel 2022, sarà il momento del primo bando del programma Urbact IV. E nell’attesa della pubblicazione, quindi, per non farsi trovare impreparati, alcune anticipazioni.

Il primo bando di Interreg Central Europe interesserà in particolare le regioni del Nord Italia con un budget stimato intorno ai 70 milioni di euro, per finanziare i progetti di cooperazione interregionale relativi a 9 obiettivi, riguardanti le 4 priorità del programma:

  1. Cooperating for a smarter Central Europe, con oltre 20 milioni di euro disponibili per i progetti innovativi delle imprese, incentivando l’utilizzo delle nuove tecnologie
  2. Cooperating for a greener Central Europe, con oltre 30 milioni di euro per interventi che riguarderanno le sfide ambientali, la sostenibilità urbana e l’efficienza energetica
  3. Cooperating for a better connected Central Europe, con i suoi 7 milioni di euro per migliorare le reti di trasporto
  4. Improving governance for cooperation in Central Europe, con ancora altri 7 milioni di euro, per implementare le strategie integrate di sviluppo territoriale, migliorando le performance di governace della pubblica amministrazione

I candidati al bando dovranno essere soggetti legalmente costituiti e con la sede nelle regioni degli Stati che aderiscono al programma, quindi, Austria, Croazia, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Slovenia e per l’Italia, dovranno trovarsi in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma Trento, Valle d’Aosta e Veneto.

Per l’altro programma, Urbact IV, parliamo del prossimo anno, infatti, il lancio sarà all’inizio della prossima estate 2022, si presume verso giugno 2022, ma, nel frattempo, si può iniziare a ragionare sulle delle idee da concretizzare e alla stesura dei possibili progetti da candidare.

I fondi del programma arriveranno dal Fesr, quasi 80 milioni di euro e sarà complementare con l’Iniziativa Urbana Europea (Iue).

Vale la pena attendere Urbact IV? Pare proprio di sì, dato che le sfide che intende affrontare, metteranno al centro la sostenibilità delle città e la gestione urbana nei 27 Stati membri, in Norvegia e in Svizzera.

Dal clima allo sviluppo economico, passando per la lotta alle diseguaglianze e alla transizione digitale, nei prossimi decenni, le città avranno un ruolo strategico per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi che l’Europa si è posta e le amministrazioni pubbliche regionali e nazionali, le università e i centri di ricerca, potranno dare il meglio partecipando al bando.

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