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Criptovalute, bitcoin, energia ed Esg

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I detrattori della criptovalute citano spesso nelle loro tesi il grande consumo di energia elettrica impiegato per le operazioni di mining e l’utilizzo di queste valute per operazioni poco pulite e criminali. Chi si occupa di questi temi mostra invece un’altra faccia della medaglia. Cerchiamo di fare chiarezza

Non si può affrontare un tema importante come quello dell’efficienza energetica e la sostenibilità di un settore ormai importante come quello delle criptovalute, banalizzandolo e citando dati senza conoscere dal di dentro la questione.

Certamente – ci racconta il fisico Fabio Fracas, curatore della sezione Innovazione di Bridges, iniziativa svoltasi a Venezia per spiegare il tema delle criptovalute – le criptovalute hanno bisogno di molta energia.

L’interesse però è capire se è possibile che le criptovalute usino solo fonti rinnovabili o, addirittura, che dall’attività della criptovalute si riesca a produrre energia di redistribuire nel sistema” continua Fracas.

Esistono anche casi di studio italiani che mostrano come per l’alimentazione delle fabbriche di bitcoin siano state create centrali idroelettriche che, quindi alimentano direttamente l’attività estrattiva in modo completamente sostenibile.

Il tema infatti non è tanto il consumo energetico, quanto piuttosto un utilizzo di energia green che abbia pochi o impatti nulli sul Pianeta. Inoltre, anche le valutazioni e le indicazioni di consumo, vanno rapportate nel modo corretto.

Nessuno – ci racconta Marco Amadori, tecnologo, ricercatore e imprenditore nel mondo Bitcoin – nega che le mining farm consumino energia. Anche il fatto che l’attività legata alla criptovalute consumi quanto l’Argentina è vera. Ma non si può comunicare in modo asettico questo valore senza compararlo ai consumi delle attività finanziarie convenzionali – banche, istituti e operatori finanziari – che sono globlmente molto più alti. Inoltre quasi mai si dice che la grande maggioranza delle mining farm utilizza energie rinnovabili“.

consumi di energia criptovalute

Come sottolinea AllianceBernstein, azienda che si occupa di investimenti finanziari, in un suo white paper sul tema Bitcoin ed efficienza energeticamolti produttori di Bitcoin stanno migrando le strutture di mining mobili verso fonti di energia rinnovabile e aree di eccesso di offerta. In effetti, i minatori di Bitcoin sono costantemente alla ricerca del minor costo marginale dell’elettricità, perché il settore è altamente competitivo.

Per alimentare le piattaforme di estrazione del Bitcoin si utilizza per esempio il gas bruciato nel Nord Dakota, contribuendo in tal modo a ridurre le emissioni di metano. In Cina, dove la stagione delle piogge genera una sovrapproduzione di energia idroelettrica, l’energia in eccesso viene convertita in una batteria economica di Bitcoin, che viene reinvestita nell’efficienza della rete.

Inoltre, le strutture mobili di estrazione del Bitcoin possono essere spostate in aree remote di energia intrappolata, creando così opportunità di accesso alle fonti rinnovabili“.

In effetti, trattandosi di startup tecnologiche gestite da giovani imprenditori, il tema ambientale e delle rinnovabili è molto forte e radicato nelle loro convinzioni. Anche perché – altro elemento che emerge da questa due giorni di approfondimento sulle criptovalute – libertà e fiducia sono altri due pilastri chiave della comunità dei bitcoiner.

Come diceva l’esperto di tecnologia Richard Titus, nella blockchain – tecnologia alla base delle criptovalute – c’è il futuro del concetto di fiducia e il software che gestisce le transazioni incapsula anche le relazioni di fiducia tra persone, oggetti e dati.

Bitcoin e trasparenza delle operazioni finanziarie

Oltre al tema energetico, la grande critica al sistema delle criptovalute riguarda il tema della trasparenza delle operazioni finanziarie e il fatto che organizzazioni criminali utilizzino queste valute per condurre i loro affari.

All’obiezione risponde Ernesto Sirolli, psicologo economista e politologo, per il quale il problema è antecedente la transazione finanziaria. Se non si scoraggiano prima le attività criminali non ci si può appigliare al fatto che poi i proventi illeciti vengano investiti in criptovalute.

Il tema della fiducia tra gli operatori delle transazioni e della trasparenza della catena di operazioni poi è insita nel meccanismo della blokchain. Com’è anche forte il desiderio di disintermediare le istituzioni finanziarie che, non è un segreto, ancora oggi sono lontane da una completa trasparenza.

Spiega ancora Amadori, tra i massimi esperti del sistema delle criptovalute, “BlockChain è il libro contabile in cui sono registrati tutti i blocchi di transazioni fatte in bitcoin dall’inizio della sua storia. La catena consiste in una serie di firme digitali che tengono traccia di tutti i blocchi di transazioni avvenute in passato. L’ultimo blocco di pagamento è collegato al penultimo.

Ogni nodo della comunità ha un ruolo nella verifica delle informazioni che vengono trasmesse nella catena di blocchi; ogni blocco che si aggiunge alla catena rafforza la sicurezza dei precedenti, così che le transazioni diventano velocemente certe e irrevocabili. Più i blocchi si accumulano, maggiore è l’immutabilità delle transazioni“.

Semmai il vero problema è che oggi al fianco delle criptovalute “vere” sono nate anche valute digitali speculative, molto vicine a vere e proprie truffe. Chi si avvicina a questo mondo deve perciò informarsi e formarsi molto bene, prima di decidere di investire i propri denari.

Le criptovalute e i valori Esg

Siamo passati sequenzialmente dallo spiegare come efficienza energetica e sostenibilità facciano parte del mondo delle criptovalute più di quanto invece avvenga in molte altre industry; di come la trasparenza e la fiducia siano addirittura insite in monete come Bitcoin e che, quindi, non sono nate per alimentare i traffici illeciti ma semmai per disintermediare il sistema finanziario centrale e far crescere il concetto di fiducia tra gli operatori.

Ora, per completare il tragitto attraverso gli obiettivi Esg, aggiungiamo il fatto che, dal momento che le criptovalute trascendono i confini nazionali, sono fungibili – ovvero in economia sono beni privi di una individualità specifica e quindi sono facilmente sostituibili e scambiabili – e virtuali aprono enormi possibilità a tutte quelle popolazioni che non hanno oggi accesso al mercato del credito o della finanza.

Il fatto che un bitcoin o un token – come quelli che caratterizzano le moderne opere d’arte o Nft (i non fungible token) – non si possano maneggiare e non abbiano una struttura fisica è certamente un vantaggio per chi fugge da contesti nazionali in cui guerre e persecuzioni mettono in pericolo la loro vita.

Ma anche alle popolazioni che non hanno possibilità di accesso ai sistemi bancari – pensiamo alle popolazioni indigene di Africa e Sud America – le criptovalute aprono scenari di libertà e di speranza molto alte.

Basta una chiavetta usb per trasferire immediatamente il proprio patrimonio in qualunque punto del mondo, al riparo da ladri e sfruttatori.

Cambiano tutti i paradigmi legati al mondo finanziario – che non è solo speculazione – ma è anche sostegno al credito e investimenti a impatto – conferma Stiven Muccioli, startupper nel campo Fintech – Oggi infatti nascono e crescono soggetti che offrono modalità di accesso al mondo finanziario che prima erano precluse a vaste fasce della popolazione mondiale“.

Altre risorse e video sul tema Bitcoin e criptovalute

Se siete interessati all’argomento, eccovi altri contributi e video emersi durante la conferenza From Gold to Crypto di Venezia.

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