Home Imprese Sostenibili La produzione di energia dalle biomasse parte attiva del processo ecologico

La produzione di energia dalle biomasse parte attiva del processo ecologico

pubblicato il:
biomasse solide
Foto di Alexander Schimmeck da Unsplash

Il settore delle aziende che producono energia dalle biomasse solide, rappresentate dall’associazione Ebs, si propone come valido complemento della strategia di transizione ecologica. L’attività di queste aziende, infatti, esprime il principio dell’economia circolare, valorizzando i terreni marginali, i residui e i sottoprodotti presenti a livello locale, con benefici ambientali, sociali ma anche economici.

Una transizione energetica pulita si deve basare sulle fonti rinnovabili, le uniche in grado di rispettare l’ambiente e favorire la decarbonizzazione. Il loro handicap, in questo momento, è legato unicamente alla discontinuità della produzione – dovuta ovviamente alle fasi giorno/notte per il solare, per la presenza del vento per l’eolico.

Per questo è necessario affiancare loro un sistema di generazione pulito dell’energia che garantisca continuità e, naturalmente, abbia un basso impatto ambientale.

Cosa che consentono le biomasse legnose, settore che raggruppa 20 operatori e 23 impianti su tutto il territorio nazionale – ci racconta Antonio Di Cosimo, presidente dell’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) – La capacità di produzione elettrica complessivamente installata nel nostro Paese è di oltre 400 MW e le aziende associate a Ebs rappresentano la parte prevalente della produzione elettrica da biomasse solide (60%), la quasi totalità se si considerano gli impianti di taglia superiore a 5 MW“.

Se la transizione energetica, infatti, deve partire da subito – anzi siamo già in ritardo sulle tabelle di marcia – è fondamentale sfruttare anche quella parte di generazione di energia pulita che permette una produzione energetica continua, oltre che a basso impatto.

Oggi l’energia da biomasse pesa sul mix energetico dell’Unione europea per il 10% e nel 2018 – ultimi dati disponibili – ha consentito di ridurre del 7% le emissioni europee totali (gli impianti a biomassa legnosa evitano l’immissione in atmosfera di circa 1,5 milioni di tonnellate di CO2 l’anno rispetto ai combustibili fossili).

Ma è davvero pulita l’energia prodotta bruciando legno? Ci spiega il presidente dell’Associazione Ebs: “La combustione della biomassa, come tutte le combustioni, determina l’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera ma, a differenza delle fonti fossili, la CO2 rilasciata nella combustione di biomassa vegetale è collegata a un ciclo di crescita della vegetazione relativamente breve (dell’ordine dei decenni)“.

In pratica, nei sistemi selvicolturali gestiti con criteri di sostenibilità – come quelli degli associati a Ebs – le emissioni generate nella produzione di energia verranno assorbite dalla crescita di nuova biomassa negli spazi resi disponibili a seguito dei prelievi.

In parole semplici – continua Di Cosimola CO2 rilasciata nella combustione della biomassa è pari a quella assorbita dalle piante durante il loro ciclo di vita“.

Già ma si potrebbe obiettare che per bruciare biomassa legnosa si deve disboscare e, quindi, di diminuisce il parco vegetale per alimentare gli impianti di produzione.

Ma non è così – conferma il presidente dell’Associazione Ebs – perché l’incremento nelle foreste sia in Italia sia in Europa supera sostanzialmente l’abbattimento. Ogni anno cresce più legno di quello raccolto, portando all’accumulo di stock in crescita nelle foreste: dal 1990 l’incremento (costante) è di circa il 25%” (rapporto annuale di Forest Europe 2020 e altri studi indipendenti).

Inoltre, la produzione di energia dalle biomasse legnose permette, in un’ottica di economia circolare, anche di dare valore agli scarti e ai residui della produzione del legno, oltre che permettere alle comunità locali di mantenere puliti i boschi, riducendo i rischi idrogeologici.

Nel nostro Paese la quantità di biomassa solida utilizzata negli ultimi tre anni si assesta stabilmente, con un aumento molto lieve, intorno a 2,98 milioni di tonnellate.

Composte – secondo i dati del 2020 – da residui forestali per circa il 50% (oltre il 90% del totale rientra nell’ambito di accordi quadro per la tutela del patrimonio boschivo nazionale e la valorizzazione energetica delle biomasse da filiera corta), da residui delle attività di lavorazione dei prodotti agroalimentari, zootecnici e forestali per un 20%, da residui di campo delle aziende agricole per il 15% circa e da colture dedicate agricole e forestali per il 5%.

L’Associazione Ebs chiede però alla politica un intervento finanziario con l’erogazione di nuovi incentivi che aiutino le imprese del settore a mantenere una sostenibilità economico-finanziaria degli impiant.

L’estensione temporale dell’incentivo – conclude Di Cosimodeve consentire il mantenimento della potenza installata già in funzione in impianti il cui piano economico finanziario è fortemente influenzato dal costo di acquisto del combustibile, voce non contemplata nelle altre fonti energetiche rinnovabili“.

Per sensibilizzare sull’importanza del contributo delle biomasse solide al processo di transizione energetica, l’Associazione Ebs – insieme a Elettricità Futura, Aiel, Anpeb, Assitol, Assoebios, Assograssi, Confagricoltura, Cib, Distretto produttivo La nuova Energia, Fiper e Itabia – ha presentato un Manifesto delle Bionenergie per promuovere una gestione efficiente del parco bioenergetico italiano e stimolare l’applicazione di soluzioni innovative.

Con il manifesto vogliamo richiamare l’attenzione delle istituzioni sull’importante contributo delle biomasse solide nella transizione energetica. Non solo per la programmabilità e continuità di questa fonte rinnovabile, ma anche per il suo impatto positivo sull’occupazione, sul contenimento dei prezzi dell’energia e per i benefici ambientali generati attraverso il modello dell’economia circolare“.

Condividi: