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Un Manifesto per promuovere lo sviluppo sostenibile delle montagne

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formazione professioni montagna
Foto di rottonara da Pixabay

Mountain education and innovation Manifesto è una nuova strategia – promossa da Unimont – per incentivare e supportare lo sviluppo sostenibile delle montagne.

Redatto il Meim, il Mountain Education and Innovation Manifesto, un documento strategico contenente una serie di azioni per favorire lo sviluppo sostenibile delle aree montane.

Promosso da Unimont, un polo innovativo di ricerca e didattica con sede a Edolo, in Val Camonica, il documento è stato frutto di una consultazione che ha coinvolto più di 100 giovani provenienti da 28 Paesi del mondo ed è stato presentato durante la settimana dedicata a Clima e Biodiversità a Expo 2020 Dubai.

Il Mountain Education and Innovation Manifesto è un documento che guarda al futuro. Al centro è posta la richiesta di circa 140 giovani di avviare dei percorsi di formazione specifici e mirati che si focalizzino sullo sviluppo sostenibile delle aree montane.

A oggi, infatti, la maggior parte dei curricula scolastici mancano di percorsi basati sulle specificità di questi territori. La dichiarazione parte dal presupposto che la montagna è un sistema complesso, che copre più di un quarto della superficie terrestre e ospita fino al 60-80% delle riserve di acqua dolce del Pianeta.

Un sistema incredibilmente ricco e diversificato, ma insieme fragile, i cui equilibri sono oggi sempre più minacciati dai cambiamenti climatici provocati dagli insostenibili modelli di sviluppo praticati dall’uomo.

Per una montagna sostenibile necessarie politiche di formazione delle competenze

L’aumento smodato delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, le frane e i dissesti idrogeologici conseguenti a queste variazioni stanno impattando negativamente sulla vita di oltre un miliardo di persone che globalmente abitano nelle terre alte.

Di fronte allo scenario di un peggioramento della qualità di vita dovuto alle minore disponibilità di risorse idriche, alla perdita delle rese agricole e a un declino del turismo legato alla stagione invernale, è necessario mettere in atto politiche che favoriscano e implementino la resilienza delle comunità e degli ambienti alpini.

Lo strumento chiave per rendere concreto questo obiettivo è da ricercarsi nella formazione di figure di esperti che sappiano operare all’interno dei delicati contesti contrassegnati da verticalità e da scarsa accessibilità, caratteristiche che hanno sempre reso marginali i territori d’alta quota.

Le montagne, che soffrono ancora oggi per la mancanza di infrastrutture adeguate e servizi di base, necessitano di un capitale umano propriamente formato, che sappia mettere a punto delle soluzioni innovative per far fronte alle crescenti sfide poste dal peggioramento delle condizioni climatiche.

Proprio per questo i ragazzi che hanno redatto il Mountain education and innovation Manifesto reclamano l’introduzione all’interno dei curricula scolastici di percorsi più attenti alle peculiarità locali, di indirizzi di studio basati sullo sviluppo sostenibile e di un miglioramento tecnologico effettivo all’interno delle aree montane, che colmi quel gap digitale che ancora oggi le penalizza.

Le soluzioni proposte dal Manifesto

Il documento vuole promuovere la creazione di webinar sull’imprenditoria giovanile, di attività sul campo per comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici, di seminari e corsi che trasmettano conoscenze sugli ecosistemi alpestri, sull’importanza di mantenerli integri e sulla ricchezza di biodiversità che questi ospitano.

Come spiegato dalla professoressa Anna Giorgi, presidente del Corso di Laurea in Valorizzazione e Tutela dell’Ambiente e del Territorio Montano e direttore del Centro di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile delle Montagne – Gesdimont, quello di cui oggi necessitano i territori montani sono congiuntamente un elevato grado innovazione e lo sviluppo di pratiche coerenti con le specificità e dei luoghi.

Le montagne, ricche di risorse naturali, ma anche culturali, sono una piattaforma straordinaria per provare a coniugare la ricchezza passata delle tradizioni con l’innovazione che guarda al futuro.

Questo è possibile solo se le persone che vivono, operano e governano i territori montani ne conoscono le specificità e le unicità, nonché i metodi e gli strumenti di gestione e trasformazione, fondamentali per garantire alle comunità locali servizi e opportunità adeguati.

I principali investimenti per lo sviluppo di questi territori si devono fare, oggi più che mai, sul capitale umano, al fine di ottenere risultati significativi e duraturi, invertendo quell’inesorabile tendenza all’abbandono che nessun intervento di altra natura ha saputo fin qui contenere. Questo chiedono giustamente i giovani che hanno elaborato il manifesto. Questo dobbiamo con decisione provare a garantire per il bene e l’interesse di tutti“.

Oltre ai nuovi percorsi di studio, la volontà dei giovani è quella di promuovere una modalità di ricerca place-based, che li motivi a non abbandonare i loro luoghi di vita e che, grazie alle tecnologie odierne, gli permetta di creare una rete interconnessa a tutti gli spazi di innovazione localizzati tra le alte quote.

Scuole, università, enti locali devono essere coinvolti al fine di diffondere conoscenze e costruire un fitto network di dialogo. Lo scambio di saperi e di buone pratiche, il confronto e la discussione, sono infatti strumenti fondamentali per sviluppare economie innovative e competitive, che sappiano valorizzare al meglio le specificità che ogni località montana porta con sé.

Questi giovani chiedono quindi di essere formati come esperti di montagna, restando in montagna. Vogliono essere ascoltati e coinvolti nelle decisioni politiche riguardanti il cambiamento climatico e le misure di mitigazione e di adattamento necessarie per rendere i loro contesti di vita più resilienti.

I territori montani stessi diventano così materia di studio e di lavoro, rimanendo anche i luoghi del loro futuro.

(articolo redatto da Valeria Pagani)

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