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L’innovazione tecnologica delle serre verticali, per vincere le sfide del settore agricolo

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Foto Enea

Il settore agricolo, a tutti i livelli, è impegnato in una serie di sfide molto difficili. Da un lato deve garantire l’approvvigionamento alimentare a una popolazione in crescita, dall’altro deve ridurre i propri impatti sul clima e gli ecosistemi. Trovando nel contempo nuovi modi per affrontare gli eventi meteo estremi, la riduzione della fertilità dei suoli e le carenze idriche. L’innovazione tecnologica è, e sarà, sempre più determinante

L’idea delle fattorie verticali risale alla fine del XX secolo, quando Dickson Despommier, professore alla Columbia University, chiese ai suoi studenti di calcolare quanta frutta e quanta verdura si sarebbero potute coltivare sui tetti di New York.

Venne fuori che si sarebbero potute nutrire un migliaio di persone: evidentemente troppo poche per Despommier, che propose di costruire edifici alti fino a una trentina di piani in cui far crescere fino a un centinaio di verdure diverse e nelle quantità necessarie ad arricchire la dieta di almeno 50.000 persone.

A oggi, gli orti-grattacielo del professore della Columbia non sono ancora stati costruiti, ma esempi di fattoria verticale si trovano negli Stati Uniti, in Europa, in Asia e in Medio Oriente.

Il principale ostacolo alla diffusione di queste strutture è il costo, ancora molto elevato rispetto alle colture tradizionali. Tuttavia, se si tiene conto della perdita di fertilità dei suoli, dell’inquinamento e degli impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi di produzione alimentare, si potrebbero innescare quelle economie di scala che servono per rendere competitive le colture indoor.

Secondo il Vertical Farming Market, 2021-2028, rapporto preparato da Fortune Business Insights, il mercato delle fattorie verticali supererà i 21 miliardi di dollari entro il 2028, con un tasso annuo di crescita composto del 23,6%.

La crescita sarà trainata dalla diffusione di tecnologie come la sensoristica IoT e l’impiego di big data per l’analisi dei dati, oltre che dalla maggiore richiesta di cibo biologico e a km0 e di prodotti biofarmaceutici.

Secondo il report di Fortune, tra i settori che beneficeranno di più di questa espansione ci saranno quello delle tecnologie aeroponiche (che vaporizzano i nutrienti nella camera di crescita, raggiungendo livelli di efficienza ancora più elevati rispetto alle tradizionali coltivazioni idroponiche) e quello dei dispositivi che gestiscono il microclima, elemento determinante per la crescita delle colture.

Come si vede, quello delle colture indoor è un settore in cui è centrale l’innovazione tecnologica. Proprio sull’impiego di tecnologie avanzate ha puntato Fri-El Green House, società che fa parte del gruppo Fri-El, uno dei principali produttori italiani di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Il gruppo ha di recente annunciato la costruzione di più di 30 ettari di serre che vengono parzialmente riscaldate da un impianto a biogas che si trova nei pressi delle serre stesse. L’approccio è circolare: le centrali a biogas sono infatti alimentate con sottoprodotti di origine agricola che vengono poi trasformati in concimi agricoli.

Le serre sono illuminate con luci Led, necessarie per la produzione nella stagione invernale e vengono gestite da un software che controlla il microclima, l’irrigazione e l’umidità delle serre, abbattendo di oltre il 70% i consumi di acqua e suolo rispetto alle colture convenzionali.

La società è specializzata nella coltivazione di pomodori, che crescono in un substrato di lana di roccia e fibra di cocco. In questo modo si massimizza il numero di piante, che vengono fatte crescere adottando i metodi della lotta integrata, che escludono l’impiego di diserbanti e pesticidi.

Ulteriore dettaglio, tutto il packaging di Fri-El Green House, dal cartone ondulato ai vassoi e confezioni in r-Pet (Pet riciclato), è riciclabile e sostenibile.

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