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La Politica agricola comune tra critiche e greenwashing

nuova pac europea
Foto di Marta Ortigosa da Unsplash

La Pac decisa dall’Unione europea entrerà in vigore nel 2023 per coprire un quadriennio. In piena crisi climatica dovrà attutire l’impronta ecologica del settore agricolo. Ma a quanto pare non ha soddisfatto molto. Il parere di SlowFood e GreenPeace.

Al centro dell’agricoltura dei prossimi anni deve stare la biodiversità. È quanto ha decretato la nuova Pac (Politica agricola comune) che entrerà in vigore dal 2023 con un arco temporale valido fino al 2027.

È questa la strada per attutire l’impatto dell’agricoltura intensiva nei confronti della crisi climatica. Gli agricoltori dovranno conformarsi a pratiche rispettose del clima e dell’ambiente.

A cascata, i paesi membri dovranno garantire che almeno il 35% del bilancio per lo sviluppo rurale e almeno il 25% dei pagamenti diretti siano destinati a misure ambientali e climatiche.

Ma c’è chi dice che sia troppo poco. E questo anche se la nuova Pac prevede che almeno il 10% dei pagamenti diretti sia utilizzato a sostegno delle piccole e medie aziende agricole e che almeno il 3% del bilancio della Pac vada ai giovani agricoltori.

Inoltre, è stata attivata una riserva di crisi con una dotazione annua di 450 milioni di euro (a prezzi correnti) per aiutare gli agricoltori in caso di instabilità dei prezzi o del mercato.

Commenti e critiche alla Pac dell’Ue

È del tutto negativo, per esempio, il commento di SlowFood: “il bilancio di questo fondamentale piano strategico è un vero e proprio disastro e a pagarne il conto sono ancora una volta le piccole aziende agricole, l’ambiente e il clima“.

Secondo Marta Messa, direttrice di SlowFood Europa “questa riforma non riuscirà a realizzare una vera transizione ecologica nel settore agricolo. In questo modo la Pac, da cui dipendono le ambizioni del Green Deal della Commissione europea e della strategia europea Farm to Fork, perde l’opportunità di costruire un sistema alimentare resiliente che sia sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

Mentre i cittadini e i giovani continuano a esprimere la loro disponibilità ad avanzare verso un futuro attento all’ambiente, questa riforma è in ritardo e continuerà a sovvenzionare un modello agricolo industriale, distruttivo e insostenibile“.

Quel riferimento alla biodiversità altro non sarebbe che greenwashing. Secondo le associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, con il Piano Strategico italiano “non siamo più neanche di fronte a un tentativo di greenwashing, ma di un vero e proprio patto per l’agricoltura industriale, che relega a contorno gli impegni per l’ambiente e il lavoro“.

Anche GreenPeace è tranchant: l’Unione europea ha perso l’occasione di varare una riforma della Pac all’altezza delle sfide ambientali e sociali che ci attendono. Ed è praticamente “un assegno in bianco ai governi Ue, all’agricoltura industriale e agli allevamenti intensivi“.

Il testo approvato avvantaggia solo le aziende più grandi e più inquinanti, taglia fuori i piccoli agricoltori e non fa nulla per affrontare il terribile impatto dell’agricoltura industriale sull’ambiente e sulla salute delle persone – commenta Simona Savini, campagna agricoltura di Greenpeace Italia – È tempo che l’Ue affronti il tema dell’alimentazione e dell’agricoltura in modo organico, con una politica alimentare comune che garantisca alimenti sani e accessibili anche alle persone con meno disponibilità economiche, ricavi equi per gli agricoltori e la tutela dell’ambiente da cui tutti dipendiamo“.

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