Home Agricoltura 4.0 Wwoof, volontariato, vacanza e cura dell’ambiente

Wwoof, volontariato, vacanza e cura dell’ambiente

pubblicato il:
wwoof agricoltura bio
Foto di Markus Spiske da Unsplash

Se siete alla ricerca di un’esperienza che coniughi il volontariato, una vacanza e la cura dell’ambiente, la rete delle fattorie biologiche che fanno parte del network di Wwoof potrebbe fare al caso vostro. Presente nei cinque continenti, da oltre mezzo secolo Wwoof è infatti uno dei riferimenti per chi vuole imparare trucchi e segreti dell’agroecologia.

Quasi un miliardo nel mondo, poco più di sei milioni nel nostro paese e, di questi, quattro milioni nell’ambito di organizzazioni strutturate. E anche se l’Italia è al 22° posto nella classifica del volontariato nei 28 Paesi europei, l’impegno dei volontari si è rivelato particolarmente prezioso in occasione della pandemia da Covid.

Oltre ad affiancare il settore pubblico nell’aiuto ai più deboli, agli anziani soli, alle famiglie in difficoltà e ai senzatetto, i volontari hanno infatti contribuito a mantenere e a rafforzare la coesione sociale che l’isolamento e le altre misure di prevenzione stavano erodendo.

Accanto a questi settori più tradizionali, sempre più spesso chi fa volontariato scegliere di mettere il proprio tempo e le proprie capacità a servizio dell’ambiente.

Un’esperienza decisamente interessante è quella di Wwoof Italia, parte del World Wide Opportunities on Organic Farms, una rete internazionale nata nel 1971 e attiva in 132 paesi che collega volontari e realtà rurali che puntano sulla sostenibilità e sulle pratiche biologiche e rigenerative.

La sezione italiana, attiva dal 1999, conta oggi circa 800 realtà (host) pronte a ospitare volontari (i wwoofer), che trascorreranno parte delle loro giornate occupandosi di orticoltura e compostaggio, della cura degli animali, della raccolta della legna, della manutenzione e della riparazione delle infrastrutture agricole, aiutando nei progetti di eco-costruzione, partecipando alla pulizia e ad altre attività quotidiane come membri della comunità e comunque senza mai sostituire il personale dipendente.

I requisiti per diventare wwofer sono pochi ma rigorosi: al primo posto, ovviamente, essere appassionati di agricoltura e stili di vita sostenibili, seguito dalla disponibilità a svolgere i lavori fisici tipici della vita contadina.

È opportuna una conoscenza base della lingua italiana (gli host del nostro paese accolgono infatti volontari dai cinque continenti) e non deve mancare la voglia di conoscere realtà differenti.

Se questi requisiti sono soddisfatti, il wwofer può pensare di contattare un host e verificare assieme a lui quali saranno i compiti che dovrà svolgere, di quale aiuto ci sarà bisogno e quali pratiche di agricoltura biologica potrà imparare.

Fatto non scontato, è meglio anche chiedere se presso l’host c’è una rete cellulare e se è disponibile una connessione internet, anche perché spesso gli host abitano in località remote difficili da raggiungere e non è facile contattarli in caso di problemi: meglio perciò accordarsi bene prima su data e luogo in cui incontrarsi.

Per il materiale da portare la lista è davvero essenziale, vestiti resistenti e a prova di acqua, sacco a pelo, scarpe e guanti per il lavoro in fattoria. Il percorso per diventare host è simile: l’essenziale è condividere le regole e i principi del Wwoof, praticare cioè un’agricoltura naturale ed essere pronti a condividere esperienze basate sullo scambio e la fiducia.

Per avere un’idea del tipo di esperienze che è possibile fare con Wwoof, riportiamo qui un annuncio di un agricoltore siciliano, che cerca collaboratori per gestire il suo casale in Sicilia.

Le formule proposte sono il woofing o il workaway (scambio vacanza al lavoro alla pari) con 20 ore di alla settimana in cambio di vitto e alloggio, oppure il workaway soft, che prevede sette ore di lavoro alla settimana in cambio del solo alloggio.

Il casale di 400 metri quadrati è composto da due appartamenti e tre stanze, con un laboratorio, un magazzino, una sala con degli strumenti musicali, diverse attrezzature sportive, un forno per pane e pizza, due grotte e un altro rudere da ricostruire.

Nel terreno di oltre 2 ettari si trovano un pozzo, un ruscello, un canneto, un prato, un agrumeto e un uliveto a terrazze oltre alla cima della collina da cui si vede tutta la Sicilia sud orientale.

Il casale sorge a Noto (Siracusa), a 10 chilometri dal mare, in una posizione strategica per visitare le mete più importanti della Sicilia sud-orientale: il triangolo barocco di Ragusa, Modica Scicli, i laghetti e le cascate di Cavagrande, il parco archeologico di Pantalica, Siracusa con Ortigia e il teatro greco, la riserva Marina del Plemmirio (ideale per sub e snorkeling) e soprattutto per il fantastico mare.

Tra le attività, orti, animali da cortile o da fattoria, il rudere da ricostruire, casette, roulotte e infine una scuola parentale. Per informazioni, scrivete ad [email protected], con le vostre intenzioni, i vostri sogni e le vostre esperienze passate.

Condividi: