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Il mercato della torba, tra disponibilità, costi e sostenibilità

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Immagine da Pixabay

La torba, il materiale più usato dai giardineri professionali e non, è al centro di un incrocio di fattori che, oltre a farne crescere i prezzi, ne mettono a rischio la disponibilità. Servono studi e ricerche per trovare alternative sostenibili a una risorsa preziosa, che genera indotto e occupazione

La cura del verde è stata un’ancora di salvezza per moltissimi italiani durante il lockdown. Che fossero pomodori, insalatine e basilico sul balcone, o ficus, potus e dracena in casa, tutti i coltivatori hanno però avuto bisogno di un substrato con cui riempire i vasi in cui far crescere le piante.

E, nel 90% dei casi, questo substrato era composto da torba, una miscela di resti vegetali (con una frazione minima di animali) che non si sono decomposti interamente a causa della mancanza di ossigeno negli ambienti in cui sono sprofondati.

La pandemia ha quindi portato, da un lato, a un vero e proprio boom nelle vendite, non solo della torba ma anche delle attrezzature e delle sementi per il giardinaggio.

D’altro canto, però, il mercato della torba è entrato in un collo di bottiglia, a causa dalle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, dalle complicazioni nelle filiere della logistica e dalle variazioni del clima, con temperature anomale e piogge in periodi in cui normalmente le temperature avrebbero dovuto essere vicine allo zero, situazione che ha complicato parecchio la raccolta della torba.

Come se non bastasse, il 15 gennaio del 2021 la principale torbiera irlandese ha annunciato la sospensione delle attività, provocando un immediato calo di 1,5 milioni di metri cubi di materiale.

Su questo scenario si proiettano il Green New Deal e la nuova Pac europei, che chiedono di ridurre sprechi, inquinanti e consumo di suolo e le istanze degli ambientalisti, che puntano il dito sulle emissioni di anidride carbonica e sul fatto che l’estrazione della torba è molto più rapida del tempo che occorre perché il materiale si riformi.

Insomma, un quadro complesso, su cui hanno ragionato i partecipanti a un evento online promosso dall’Associazione Florovivaisti Italiani, che sono partiti dal dato secondo cui quello italiano, con un volume di 4 milioni di metri cubi, è il secondo mercato per la torba in Europa dopo la Germania.

Diventa prioritario tutelare occupazione e professionalità, delle piccole imprese come di quelle più grandi.

I partecipanti si sono detti consapevoli del fatto che la torba non è un materiale inesauribile e che i suoi costi sono in aumento, ma hanno ribadito che quello che serve davvero sono la ricerca e la sperimentazione, con il coinvolgimento di istituzioni, università e imprese produttrici, per trovare applicazioni che possano garantire la sostenibilità economica e ambientale del settore.

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