Bio-orto urbano Fao, il nuovo giardino a struttura modulare mobile progettato dalla startup Ecobubble e installato sulla terrazza della sede Fao a Roma.
E chi l’ha detto che orti e giardini devono per forza nascere a pian terreno? Con il nuovo progetto Bio-orto urbano Fao, il verde raggiunge anche luoghi più insoliti, come per esempio la terrazza della sede Fao a Roma su cui è stato installato.
L’iniziativa affronta i temi della biodiversità delle colture, della sostenibilità e della resilienza urbana.
Promosso dalla Fao – Food and Agricolture Organization – e da Naturasì, il progetto è stato realizzato dalla startup Ecobubble in collaborazione con l’Università di Roma la Sapienza e l’Orto botanico di Roma.
Un sistema modulare mobile, spiegano gli esperti di Ecobubble, “in cui terra e piante vengono coltivati all’interno di contenitori a forma triangolare dotati di rotelle che ne permettono la mobilità e quindi la possibilità di disporli in diverse configurazioni, ottimizzando lo spazio a disposizione“.
“I moduli triangolari sono rivestiti in acciaio cor-ten e sono dotati di meccanismi per il drenaggio e lo stoccaggio dell’acqua, con la duplice finalità di evitare danni arrecati da precipitazioni troppo abbondanti e di conservare e riutilizzare l’acqua in eccesso. Questi meccanismi sono accompagnati da filtri creati con geotessili, senza collanti o leganti chimici, per garantire il minimo impatto ambientale“.
Nato alla facoltà di Fisica dove tre dei quattro fondatori hanno studiato come sia possibile ricostruire a bordo di una base spaziale ecosistemi per produrre cibo, acqua pulita e cattura di CO2, il Bio-orto urbano è il primo esperimento in Italia con tecnologia Ecomotica.
“Si tratta – continuano dalla startup – di un modello del tutto autosufficiente in virtù di un sistema che si basa sull’osservazione informatizzata dello stato di salute della pianta e che attraverso moduli di intelligenza artificiale pilota le irrigazioni e invia messaggi per identificare stress vegetativi (parassiti, climatici, idrici)“.
Per mezzo di questa tecnologia, le piante non vengono più monitorate come prima: sono esse che, tramite la loro luce riflessa, suggeriscono cosa fare per mantenersi e sopravvivere.
A ora, nella prima installazione, sono 37 le tipologie di piante coltivate, tra cui emergono specie trascurate e colture a rischio di estinzione fornite dalla Fondazione Seminare il futuro in collaborazione con Naturasì.
Naturalmente, i cicli di piantumazione sono stagionali e differenziati per ogni periodo. Ecobubble intende dare vita ad aree verdi ottimizzando, tramite le nuove tecnologie, la gestione di orti e giardini e riducendo gli inquinanti locali.
Le ecobolle sfruttano la tecnica phytoremediation, una scienza che utilizza le piante per bonificare l’ambiente e ne migliorano l’efficienza abbinandola ai parametri specifici del luogo.












